Williamine del Vallese

Williamine del Vallese

Quando fu al terzo bicchiere di Williamine, il distillato di pere, lì nel Canton Vallese in Svizzera, Giulio smise di parlare delle Distillerie di Whiskey del North Dakota e ne chiese un quarto, cominciando a parlare della necessità di studiare gli Spiriti di frutti, ipotizzando un viaggio dalla Svizzera al Trentino Alto Adige fino alla Francia del Nord.

 

La pera Williams

Eppure la pera Williams nasce nella seconda metà del diciottesimo secolo nei sobborghi di Londra, ad Aldermaston, da un saggio maestro elementare, il buon Maestro Wheeler, che invece di dedicarsi solo alla matematica, isolò per primo questa tipologia di pere. Tuttavia il nome Williams si deve ad un vivaista di Turnham Green, che deve la sua immortalità al fatto che egli presentò per primo alla Royal Horticultural Society il frutto e lo diffuse evangelicamente in tutto il regno di Sua Maesta britannica.

 

 

Epperò la pera Williams non la trovate con questo nome se la cercate negli States o in Canada, perché qui è nota come pera Bartlett o Red Bartlett, dal nome di Enoch Bartlett che la introdusse colà o ancora dalla variante di colore rosso che la nostra pera ha spesso nelle Americhe, secondo la tradizione francese il nome corretto sarebbe poi pera “Bon Chretien”, attribuendone la paternità a Francesco di Paola, un calabrese pervenuto alla corte di Luigi XI in Francia con l’aura di santo uomo e guaritore, e per il quale re Luigi iniziò la coltivazione della cultivar.

La sua forma a fiaschetto è così sexy da non sfuggire al vostro occhio, con il suo colore verde cangiante verso il giallo quando in maturazione, stesso colore che presenta con la sua polpa dolce e succosa e morbida, con un buon contributo vitaminico oltre che di fibre e sali minerali per sole 40 calorie ogni 100 grammi di prodotto.

La sua resistenza a parassiti e patologie la rende coltivabile in molte aree del mondo ed adattabili a diverse zone climatiche, essa giunge a saporosa maturazione a metà anno e viene raccolta dalla seconda decade di agosto in poi, dunque ama essere degustata in Estate, soprattutto in Europa.

 

 

Tra le aree di produzione spicca il Trentino Alto Adige, con il suo clima che propende per escursioni termiche che completano favorevolmente il profilo organolettico delle pere, oltre alla Svizzera che come l’azienda Psenner in Alto Adige, con Morand la propone iconicamente in bottiglie che contengono il distillato ma anche la pera stessa che matura all’interno del vetro.

Le principali aziende produttrici le troviamo in Francia e spiccatamente nelle Ardenne ed in Borgogna.

Succhi di frutta, macedonie, dolci, frutta sciroppata, come si fa non goderne in tante preparazioni?

Però Giulio la ricorda ancora nel Williamine. Ne avrebbe bevuto l’intera bottiglia, ben sapendo che per produrre 70 cl di questo straordinario spirito occorrono tra gli 8 ed i 12 kg di pere Williams. Ma il suo sorso dolce, eppur in equlibrio sottile e affascinante tra dolcezza e fruttuosità fine con una persistente freschezza finale,vale bene il sacrificio di tante ottime pere. “E chissà” pensò Claudio “se anche le forme degli alambicchi delle mie distillerie non fossero create in onore di questo splendido frutto…”, prima di deglutire voracemente il suo Laphroaig, in attesa dell’aperitivo serale.

 

Come di produce?

La purea la si fa fermentare in vasche di acciaio con l’aiuto di ottimi lieviti capaci di attenuarne efficacemente lo zucchero in circa 8/10 giorni, dopo un buon alambicco discontinuo farà il suo senza esagerare con le temperature di distillazione per non far venire meno sentori e sapori delle Williams.

Lo spirito riposererà per un anno poi in contenitori di acciaio, al termine avrà una gradazione alcolica tra i 30 e i 40 gradi, dagli originari 50-55 successivi alla distillazione.

 

 

 

Come di beve

Tanti gli usi in mixology: il Blind Monkey per esempio prevede 3 cl di Vodka, 1 cl di liquore amaretto, 0,5 cl di Williamine, 1 cucchiaino di miele di lavanda, 1 grammo di cardamomo, 1 grammo di cannella, 1 grammo di chiodi di garofano, 1 grammo di anice, 1 cl di succo di limone, 1 pera. Le spezie bilanciano la dolcezza della pera, il trio costituito da liquore amaretto, vodka, williamine si esalta con la pera. Per sole 211 calorie godrete di un ottimo aperitivo o come accompagnamento a pesce fresco e finger food a base di frutti di mare.

 

 

Oppure se volete potrete provare il Sunrise inventato in California negli anni settanta dello scorso secolo e reinventato nel Williamine Sunrise:

  • 2 cl Williamine
  • 1 cl Granatina
  • Succo di arancia fresco
  • Cubetti di ghiaccio
  • Fetta di arancia a decorare

Per un Highball colmo di ghiaccio e che iniziamo a colmare con il Williamine che cade lussuriosamente sui cubetti di ghiaccio prima di essere sovrastato dal succo di arancia che arriva fino all’orlo del bicchiere. La Granatina farà poi cambiare colore al cocktail, che arricchiremo artisticamente con una fetta di arancia, delicatamente staccata dal frutto con un pelapatate.

Ma ovviamente ciascuno potrà godere in svariati cocktail della versatilità del Williamine, magari con vermouth, gin o brandy.

Da solo soprattutto in Francia viene servito piuttosto freddo intorno ai 6-8 gradi come digestivo, ma il suo uso può tranquillamente andare ad accompagnarsi a formaggi anche stagionati oltre a numerose preparazioni alimentari, non soltanto nell’ambito dolciario.

Sperimentiamolo con stagionati formaggi e non solo come rinfrescante dessert estivo.

Ancora una volta questo spirito conferma la possibilità di utilizzare i distillati come componenti fantastici per un pranzo o una cena, lusingando i palati dei più attenti buongustai con sentori e sapori che si arricchiranno di sfumature particolari quando abbinati con correttezza ed attenzione.

Insomma fatene l’uso che volete, ma non mancate di degustare questo spirito che per molte terre dell’Europa centro-settentrionale rappresenta uno dei fiori all’occhiello della produzione alcolica coniugando la qualità dell’agricoltura, che piace per la sua ecosostenibilità ed attenzione verso il contesto territoriale, con un’antica e sapiente arte della distillazione, che quando è davvero artigianale, sa regalare emozioni impareggiabili, pur partendo semplicemente da un frutto umile ma straordinario.

L’autore confessa il suo amore spasmodico per le Williams ed il Williamine ed i loro terroirs di origine.

 

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