Parigi è la capitale del whisky giapponese, lo sappiamo. La Maison du Whisky introdusse già nel 2001 le prime selezioni Nikka, per poi diventarne il distributore ufficiale europeo nel 2007. Questa mossa ha spalancato le porte inizialmente alla conoscenza del whisky giapponese, poi ad imbottigliamenti mitici provenienti da distillerie “leggendarie” come Karuizawa e Hanyu, ed infine ha sostenuto il lancio di realtà artigianali pluripremiate, tra cui la celebre distilleria Chichibu di Ichiro Akuto.

Durante il Whisky Live Paris si è tenuta una illuminante masterclass guidata da Dave Broom, uno dei primi scrittori europei a viaggiare regolarmente in Giappone per studiarne la produzione locale, quando questa era ancora un’assoluta nicchia per l’Occidente. Il suo approccio non si limita alle note di degustazione, ma esplora la via del whisky intesa come filosofia, artigianato e legame con la cultura tradizionale giapponese.
Dave ha coinvolto in questa masterclass il gotha della produzione nipponica, riuscendo a riunire attorno ad un tavolo di discussione il gruppo di persone più importanti, a rappresentanza di oltre 100 anni di storia. Una occasione unica per comprendere il futuro del whisky giapponese.
È stato molto piacevole il clima informale, abbiamo ormai imparato come ad una sostanziale omertà in Patria, i manager giapponesi contrappongano una totale apertura all’estero. Ci sono persino stati momenti simpatici, con scambi di battute tra i presenti. Insomma, una occasione irrepetibile che, da sola, è valsa il viaggio a Parigi e le 28 ore continuative di non sonno.
Dave ha chiesto ad ogni attore due domande: quale è la loro interpretazione di tradizione e quale potrà essere il futuro del whisky giapponese. Raccolgo qui di seguito un riassunto dei loro contributi.
Shinji Fukuyo, House of Suntory
Quinto Chief Blender di House of Suntory
Shinji-san ha ricordato come i giapponesi abbiano imparato – oltre un secolo fa – a produrre whisky dagli scozzesi. Trasportata la tecnica in Patria, si sono dovuti confrontare con un clima differente, con estati calde ed umide, intervallate ad inverni secchi e freddi. E poi c’è l’eccellente acqua locale. La combinazione di queste peculiarità ha spontaneamente portato alla creazione di uno stile differente.
Horomi Ozaki, Nikka
Settimo Chief Blender di Nikka
Horomi-san ha invece messo il fuoco sulla maturazione. La necessità di produrre molteplici varietà di whisky, li ha costretti ad imparare ad utilizzare tanti legni. Il clima e l’apporto di legni unici come il Mizunara, sono i principali strumenti che hanno contribuito alla creazione di un nuovo stile. Poi c’è la gente, il senso di rispetto, di armonia e la volontà di cooperazione.
Jota Tanaka, Fuji Gotemba
Master Blender di Kirin Whisky
Jota-san ha lavorato attivamente con le associazioni di categoria per definire rigidi standard di etichettatura del whisky giapponese, proteggendo il mercato da prodotti non conformi o ingannevoli. Il risultato dei loro sforzi è stata la presentazione dell’Application per la GI del whisky giapponese, un incredibile traguardo, ma l’approvazione (che dipende dal governo) avrà tempi lunghi. Per lui è un passo fondamentale per il futuro del whisky giapponese, che porterà in ogni angolo del pianeta ad una maggiore fiducia verso i brand nipponici.
Una Protezione Geografica non significa introdurre un numero maggiore di regole, ma aiutare i consumatori a identificare il whisky giapponese autentico. Ha ricordato come nel 2021 sia stato definito lo Standard della JSLMA, una iniziativa che si è parzialmente arenata perché la protezione legale che può offrire a livello internazionale è limitata, e non porterebbe a dipanare tutti i dubbi sulla autenticità del whisky giapponese. Il logo può aiutare, ed è attualmente registrato in Giappone e in Europa, con sempre più mercati coinvolti. È un percorso che richiede molto tempo.
Yumi Yoshikawa, Chichibu
Global Brand Ambassador di Chichibu Distillery
La sempre simpatica Yumi-san si è chiesta cosa potesse davvero essere la tradizione da rispettare. Non può essere solo il processo produttivo, ma deve essere la sintesi di una cultura che è sicuramente differente.
Yoshitsugu Komsasa, Kanosuke
Fondatore, CEO e Master Blender di Kanosuke Distillery
Kanosuke è tra le distillerie giapponesi più a sud del paese. Yoshitsugu-san ci ha ricordato di come la famiglia proprietaria sia produttore storico di Shōchū da oltre 140 anni. Hanno da tanto tempo già fatto esperimenti di maturazione, introducendo un convincente Cask Aged Shōchū. Il whisky, che hanno introdotto 9 anni fa, era la loro naturale evoluzione. Hanno applicato la loro secolare esperienza di distillatori sul whisky, usando anche botti che hanno contenuto Shōchū. Ne hanno in abbondanza, quindi l’influsso di questa maturazione non è più solo sperimentale, ma è parte stessa del carattere del loro whisky.
Tatsuro Kusano, Mars
Chief Distilling Manager e Blender di Mars Tsunuki Distillery
Da studente era un whisky geek, ora lavora nell’industria del whisky. Tatsuro-san ha evidenziato come nessuno, 20 anni fa, avrebbe immaginato un così importante mercato internazionale per il whisky giapponese.
La degustazione
Il tavolo di discussione si è concluso con la degustazione di sei imbottigliamenti proposti dai sei esponenti. Purtroppo non sono state fornite informazioni tecniche su questi sei dram, mi limito a condividere qualche nota.
1. Mars
Abbiamo assaggiato in anteprima un whisky che verrà rilasciato a novembre, in occasione del loro 10° anniversario. A Tsunuki stanno distillando dal 2019 dei piccoli lotti di Local Barley, che sfrutta un orzo locale. È un orzo distico coltivato localmente nella città di Minami-Satsuma, normalmente utilizzato per la produzione di miso. A differenza della maggior parte dei whisky giapponesi che impiegano orzo importato (spesso dalla Scozia o dal Regno Unito), queste release celebrative puntano fortemente sul concetto di terroir locale.
La maturazione in Bourbon barrel contribuisce ad evidenziare l’aroma crudo del cereale e la sua texture densa, il tutto condito dal tradizionale apporto del rovere americano.
2. Kanosuke
Un assaggio davvero emozionante. L’utilizzo di botti ex shochu conferisce un aroma simile agli affinamenti di Scotch in Tequila o Mezcal. Il profilo è molto verde e zuccherino e, dopo una lunga maturazione di 8 anni, viene arricchito da una piacevole cannella. Chiude su note di cappuccino, tipo coppa del nonno.
Dave, anche la differenza di clima tra nord e sud, sono ingredienti meravigliosi da utilizzare. Posizione geografica.
3. Fuji Gotemba
Il primo Kirin Single Grain whisky di 12 anni (48% Vol), che verrà presentato nei prossimi giorni al Whisky Show di Londra. È il loro primo whisky con un age statement, una maturazione molto lunga per quelle che sono le loro caratteristiche, imbottigliato non tanto per cercare l’età, ma perché solo adesso ha raggiunto il suo picco di maturazione.
Prodotto grazie all’unione di 3 differenti grain whisky prodotti presso la distilleria Fuji Gotemba, ispirati a tecniche di produzione provenienti da Scozia, Canada e Stati Uniti, a testimonianza dell’esperienza internazionale che ne ha guidato la fondazione. È un whisky raffinato, con una eccellente texture, ottenuta anche grazie all’assenza di filtraggio a freddo. Tanta frutta matura, unita a dolcezza e note di caffè.
4. Nikka
Il Nikka Taketsuru Pure Malt Essential 2026 è l’esclusiva e attesissima novità rilasciata dalla celebre casa di distillazione giapponese Nikka Whisky. Rappresenta il primo capitolo di una serie limitata di cinque edizioni annuali (dal 2026 al 2030) create per celebrare il trentesimo anniversario del marchio Taketsuru Pure Malt, che cadrà proprio nel 2030.
Questo blend nasce per esplorare in profondità l’essenza del Taketsuru, e questa prima edizione si concentra specificamente su un tema fondamentale: la distillazione a fuoco diretto di carbone preservata nella storica distilleria di Yoichi. Un dram che propone un corpo ricco, rotondo e profondo, caratterizzato da note torbate decisamente pronunciate, bilanciate da una dolcezza maltata e un finale leggermente amarognolo. Al naso emergono sentori di cereali tostati, biscotto appena sfornato, confettura di albicocche e acquavite di pera.
5. Suntory
Uno Yamazaki che ha raggiunto quasi 10 anni di esclusiva maturazione in Sherry Butt. Imbottigliato alla gradazione del 48%, il colore mogano anticipa le note molto intense di Oloroso dry, caffè espresso, frutta secca, estremamente ricco al palato, anche se un poco monocorde.
6. Chichibu
Il dram di Chichibu è stato lasciato, a ragione, per ultimo. L’intesa nota di carne affumicata, rivela l’utilizzo di un malto torbato e la maturazione di cinque anni in una botte PX Sherry Puncheon riempita nel 2020. Dopo la sua fondazione nel 2008, la distilleria Chichibu è stata presa d’assalto dagli appassionati. È del 2019 l’annuncio dell’inaugurazione di un nuovo impianto, la Chichibu II, che ha dato vita a questo affascinante assaggio.
Fondata a circa 600 metri dal sito originale, questa seconda distilleria è stata progettata per aumentare e diversificare la produzione del gruppo (ha circa 5 volte la capacità della prima sede). A differenza della prima distilleria (riscaldata a vapore), Chichibu II utilizza esclusivi alambicchi in rame Forsyths riscaldati a fuoco diretto a gas, capaci di donare al distillato maggior corpo, ricchezza e spessore.
Questo è il futuro che stanno scrivendo.
Cosa aspettarci nel breve termine dal Giappone? Dave ci ha ricordato come, negli ultimi 10 anni, il paese del Sol Levante abbia registrato la nascita di circa 150 nuove distillerie di whisky. Quindi sempre più craft e sempre più sperimentazione. Una innovazione che può passare anche dall’utilizzo di vecchie pratiche locali, anche dimenticate, che possano dare una identità sempre più locale al whisky.
Dave evidenzia come all’importanza della collaborazione tra i produttori debba corrispondere anche una maggiore collaborazione e trasparenza nei confronti dei consumatori.
Un ultimo aspetto chiave, a suo parere, è anche la posizione geografica. Il Giappone, a differenza di tutti gli altri grandi territori di produzione del whisky, ha una estensione molto importante tra il clima rigido del Nord (Hokkaidō) e quello subtropicale / tropicale del Sud (Kyūshū e Okinawa). Questa biodiversità offrirà, come sta facendo Mars, sempre più meravigliosi “ingredienti” da utilizzare.
Con l’aggiunta anche di Ichiro Akuto-san, la conversazione è proseguita in tarda serata presso il bar del Golden Promise. Una giornata in cui ho percepito una apertura e una trasparenza mai notate in passato.











