Whisky giapponese, ci siamo davvero?

Whisky giapponese, ci siamo davvero?

Eccoci prossimi alla fatidica data del 1 aprile 2024. Da lunedì prossimo, ogni imbottigliamento di whisky rilasciato dai produttori giapponesi che aderiscono alla Japan Spirits & Liqueurs Makers Association, dovrà rispettare le disposizioni del regolamento interno entrato in vigore 3 anni fa.

Sono stati tre anni in cui mi sarei aspettato una crescita di interesse verso il whisky 100% giapponese, una maggiore consapevolezza di una situazione diventata troppo ingarbugliata, e in cui il consumatore urlasse a voce sempre più alta il bisogno di trasparenza. Sinceramente nulla di tutto ciò è accaduto, il velo di mistero e di omertà che ha coperto i segreti del whisky giapponese non è stato spazzato via; mi piacerebbe conoscere il pensiero di Coggi-san e Mannino-san.

Ci si sono messi anche i festeggiamenti del centenario del whisky giapponese, una ulteriore occasione per ricucire la fiducia tra l’appassionato internazionale e i produttori giapponesi, una opportunità invece sfruttata solo per fare cassetta, con il rilascio di imbottigliamenti proposti a prezzi vergognosi.

Tutto facile per le nuove distillerie che sono nate, i rilasci dei loro new make e dei loro primi giovani single malt sono normalmente conformi con i criteri della JSLMA. Nuovi marchi sono comparsi, talvolta pensati per singoli mercati regionali, che invece non hanno voluto chiarire la provenienza del loro liquido. Ho visto nuove distillerie giapponesi criticate per avere rilasciato i primi imbottigliamenti con liquido non distillato di loro, seppur di produzione certificata giapponese, una pratica che è comune per il Bourbon, per l’Irish e per la totalità degli altri distillati, grappa inclusa (solo il single malt scotch whisky è in grado di certificare il legame tra il prodotto e la distilleria di provenienza). Diciamo che se un whisky giapponese è dichiarato come single malt è praticamente certa l’origine 100% giapponese, magari non la distilleria di provenienza.

È cresciuta a dismisura la categoria dei World Blended Whisky, dichiarati come marrying di stili diversi di whisky (Giapponese, Bourbon, Scotch, Canadese, ecc) e come tali non certificabili come Giapponesi.

Nikka ha giocato a carte scoperte, dichiarando per ogni imbottigliamento la conformità o meno con le regole della JSLMA, arrivando a specificare un NO per il Coffey Malt, visto che una parte dei vecchi lotti della ricetta è stata realizzata con distillati importati dalla Ben Nevis e poi ridistillati nei loro alambicchi Coffey. Oltre al Coffey Malt, sono stati confermati i sospetti sul From the Barrel, sul Nikka Super e sul Tailored.

Anche Suntory ha certificato, a dire il vero con minore enfasi, l’origine 100% giapponese dei propri whisky single malt, single grain e pure del blended Hibiki, lasciando come non certificati il Tory’s, il Kakubin e l’Ao (dichiarato come World Blended).

Come abbiamo visto nei nostri #whiskytasting, Mars ha preso la via di dichiarare per ogni single malt la distilleria di produzione e il luogo esatto di maturazione, spazzando via ogni dubbio. I blended con whisky non giapponese sono stati dichiarati come World Blended.

Non sono a conoscenza di concrete azioni di trasparenza implementate dal gruppo Kirin.

Insomma, quelli che erano gli elenchi comparsi nel 2021 con il visto verde sui whisky che erano presumibilmente conformi alle richieste della JSLMA, non hanno avuto aggiornamento in questi tre anni. Si era parlato anche di un sigillo che sarebbe stato applicato sulle etichette dei whisky 100% giapponesi, di un procedimento di certificazione che – seppure non regolamentato da enti governativi – avrebbe garantito le “autocertificazioni” dei singoli produttori. Di tutto questo nulla è pervenuto, cosa dobbiamo realmente aspettarci a partire dal 1 aprile 2024?

Invito a leggere l’articolo scritto l’anno scorso, da cui riprendo gli standard per l’etichettatura definiti dalla Japan Spirits & Liqueurs Makers Association. Ho navigato tra i più grandi webshop di whisky giapponese e ho deciso di rappresentare graficamente gli imbottigliamenti che sono (sarebbero) conformi a queste richieste, e quelli per cui è molto probabile (praticamente certo per i World Blended) la presenza di liquidi non giapponesi.

 

 

Il «non disciplinare» del whisky giapponese

Il 12 febbraio 2021, la Japan Spirits & Liqueurs Makers Association ha annunciato gli standard per l’etichettatura del whisky giapponese. Gli standard di etichettatura sono stati istituiti dagli stessi membri dell’associazione, inclusi Nikka e Suntory, come regolamento interno per definire il “whisky giapponese”, in vigore dal 1 aprile 2021.

In sintesi:

  • Materie prime: solo cereali, con una parte obbligatoriamente maltata
  • Acqua obbligatoriamente giapponese
  • Ammostamento, fermentazione e distillazione obbligatoriamente svolti in una distilleria in Giappone
  • Gradazione alcolica del New Make all’uscita dell’alambicco obbligatoriamente inferiore al 95% abv
  • Maturazione obbligatoria in botte di legno di massimo 700 litri, per un periodo minimo di 3 anni, obbligatoriamente in Giappone
  • Imbottigliamento svolto obbligatoriamente in Giappone e ad una gradazione alcolica minima del 40% abv
  • Può essere utilizzato caramello neutro
  • L’accordo entra in vigore il 1 aprile 2021
  • Sino al 31 marzo 2024 potrà essere smaltito il vecchio stock non sottoposto a queste regole
  • Dal 1 aprile 2024 ogni whisky rilasciato dalle distillerie che hanno aderito alla JSLMA dovrà rispettare il nuovo regolamento.

Un regolamento che rispetta i vincoli adottati anche negli altri territori che non hanno lunghe tradizioni di produzione di whisky, e che lascia aperte diverse interpretazioni su distillazione e maturazione (qualsiasi legno è autorizzato).

Il vero valore aggiunto è l’obbligatorietà di ogni lavorazione su suolo giapponese, cosa che mette al sicuro il consumatore sulla reale origine del distillato.

Riportiamo di seguito quelli che, a giudizio degli esperti, sono i whisky non certificabili come giapponesi, seguiti da quelli che invece rispettano il regolamento della JSLMA. Vista la grande assenza di informazioni ufficiali, non siamo responsabili di eventuali interpretazioni errate; chi avesse informazioni precise e aggiornate può scrivere a dram@whiskyclub.it.

 

❌ WORLD BLENDED WHISKY, DICHIARATI O PRESUNTI

 

 

✅ WHISKY CERTIFICATI COME 100% GIAPPONESI

 

✅ WHISKY 100% GIAPPONESI DI RISO

 

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Comments

  1. Grazie Claudio per l’ottima panoramica sul mercato giapponese. Questo articolo è una bussola per i consumatori che si avvicinano al whisky del sol levante ma che spesso faticano a distinguere un whisky realmente made in Japan da un altro “sourced” dalla Scozia o peggio dal Canada e camuffati dietro etichette piene di kanji.
    Una domanda: non vedo citata Kurayoshi nè nella cartina delle distillerie nè nella lista dei prodotti, eppure i suoi whisky sono ampiamente distribuiti anche in Italia. Inoltre mi risulta che la linea Matsui sia 100% giapponese. Dimenticanza o scelta ponderata?

    • Andrea, come ho scritto l’elenco non è completo, per alcuni brand non ho info certe. La mappa era stata aggiornata durante la nostra Master of Japan, mancano le ultime novità. Abbiamo in bozza un terzo articolo sul whisky giapponese, sto aspettando comunicazioni ufficiali da parte di Suntory e Nikka, ma al momento tutto sempre tacere. Mi fa piacere che abbiano rispettato la data del 1/4/2024, ma al momento come può il consumatore sapere se la bottiglia che sta comprando è 100% jap oppure no? Andando a leggere un sito web in giapponese? Di tempo ne hanno avuto a sufficienza, dire.

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