Il whisky del crotto

Il whisky del crotto

La Casa Vinicola Misani è una piccola azienda a conduzione familiare. La sede principale, con le cantine per l’invecchiamento e l’affinamento, la distilleria e il laboratorio per l’imbottigliamento, si trova a Brusio, in Valposchiavo, nei Grigioni Svizzeri di lingua italiana.

Il palazzo Misani giace nelle immediate vicinanze del viadotto elicoidale della Ferrovia Retica, patrimonio UNESCO dell’umanità, percorso durante i weekend dell’affascinante trenino rosso del Bernina. I vigneti di proprietà – fra cui il Crap dal Düc e il Piantolè – si trovano nella vicinissima Valtellina, sul territorio del comune di Tirano, in provincia di Sondrio.

La Casa Vinicola ospita una storica distilleria, datata 1888, in cui l’attuale proprietario Pietro Misani produce acquaviti della tradizione e alcune chicche sperimentali che ho potuto assaggiare sabato scorso: una grappa affinata sul fondo di un lago alpino e un whisky maturato in crotto.

Si, avete letto bene, anche un whisky, che è pronto per essere imbottigliato nei prossimi giorni. Era obbligatorio tornare a trovare Pietro!

 

Pietro Misani e i suoi primi whisky

 

La Casa Vinicola Misani

La casa vinicola Misani è stata fondata da Johann Theodosius de Mysani quando, nel 1840, acquistò la ditta di tabacchi Marchitoli & Pozzy.

Nei primi decenni l’attività principale è stata contraddistinta dalla lavorazione e dalla commercializzazione del tabacco, coltivato e prodotto anche nel comune di Brusio. I numerosi riconoscimenti conseguiti in occasione di esposizioni in Europa e oltre Oceano testimoniano l’ottima qualità del tabacco.

In quel primo periodo il vino rivestì un’importanza marginale per l’azienda. L’inversione di tendenza avvenne con l’arrivo dei primi turisti nella vicina Engadina a fine Ottocento. Da lì in poi il Vino e la Grappa di Valtellina assunsero sempre più importanza, fino a sostituire completamente l’attività legata al tabacco, che, a fronte dell’ottima qualità, presentava dei costi di produzione troppo elevati per rimanere economicamente interessante. La lavorazione del tabacco nella fabbrica di Brusio terminò alla fine degli anni Ottanta. Sono oggi a buon punto i lavori per la realizzazione del Museo del Tabacco.

Nel 2014 la storica Eredi Ermanno Misani è diventata la Casa Vinicola di Misani Pietro, figlio di Giovanni, esponente della sesta generazione.

 

 

Distilleria storica 1888

Nell’antica distilleria, costruita nel 1888 e acquisita dalla famiglia Misani negli anni ’30, vengono lavorate le vinacce prodotte nei vigneti della vicina Valtellina. L’accurata scelta delle materie prime è la base per un prodotto di alta qualità.

L’alambicco storico, alimentato a fiamma diretta, è composto da due elementi. Nella caldaia principale – la GR 3 A – immerse nell’acqua, le vinacce vengono distillate una prima volta per ottenere la flemma. Questo primo distillato, con un contenuto alcolico di ca. 22-25% Vol, viene travasato nella seconda e più piccola caldaia, la GR 3 B.

Il secondo passaggio, tecnicamente chiamato ‘rettificazione’, serve a concentrare e a ingentilire ulteriormente l’alcool e gli aromi. Il prodotto ottenuto raggiunge i 55-65% Vol. L’abbondante separazione dei prodotti di testa e quelli di coda durante la rettificazione garantisce al distillato finale la finezza, l’aroma, l’armonia e il carattere, tipici dei distillati Misani.

 

L’alambicco a bagnomaria Holstein

 

Le acquaviti, così come il whisky, sono invece distillati in un non recentissimo alambicco a bagnomaria di fabbricazione tedesca (Eduard Holstein). Singolo passaggio, grazie alla piccola colonna, per un new make attorno all’85% abv.

Abbiamo già parlato della scena distillatoria in Svizzera, delle quasi 50 distillerie attive, una piccola parte ha sede nella Svizzera di lingua italiana, 2 in Val Poschiavo e le altre in Ticino.

 

La Grappa di Sforzato “Riserva del Lagh dal Mat”

La Grappa “Riserva del Lagh dal Mat” è stata invecchiata per 24 mesi in una barrique di rovere, precedentemente usata per l’affinamento del pregiato vino Sforzato. La barrique è stata elitrasportata in quota ed immersa nel Lagh dal Mat a 2523 m. slm.

 

La Grappa torna a trovarci il suo lago

 

Lunedì 12 luglio 2021, un elicottero della Swiss Helicopter ha trasportato da Pescia Alta al Lagh dal Mat una barrique di 225 litri, per immergerla a 7.5 metri di profondità. Vi è rimasta per 2 anni, il tempo necessario per affinare il suo contenuto.

La struttura di ferro realizzata per l’elitrasporto è servita anche da zavorra per tenere il barile sul fondo del lago, avendo la Grappa un peso specifico inferiore all’acqua. Una piccola boa, invece, ha segnalato la posizione della barrique per favorirne il recupero ad affinamento terminato (e in conformità con quanto richiesto dall’Ufficio Caccia e Pesca).

 

La botte di grappa viene fatta calare nelle profondità del lago

 

Sul fondo di questo bellissimo lago alpino situato nell’alta Val dal Saient, la Grappa ha riposato per due anni ad una profondità di ca. 8 metri. Dopo l’affinamento in quota, che si è aggiunto ad un anno iniziale nel magazzino della sede (tempo necessario per ottenere tutte le autorizzazioni e per attendere il… disgelo del lago), la grappa è stata riportata a Brusio e sottoposto ad una morbida filtrazione per proteggere i delicati aromi sviluppati durante l’invecchiamento.

 

 

Far invecchiare una grappa immersa nella tranquillità di un lago di alta montagna – sostiene Pietro Misani – in assenza di rumori, vibrazioni e altri influssi presenti nelle tradizionali cantine, ha contribuito a renderla ancora più fine e delicata.

Com’è possibile che una barrique di legno immersa costantemente in acqua non si sia rovinata, andando di fatto ad annacquare la grappa? Il legno si è gonfiato, la botte ha sigillato ogni possibile via di uscita, e l’applicazione di una fascia di sicurezza attorno al tappo ha salvato l’intero progetto. Quando infatti la botte è stata aperta in magazzino, a fine maturazione, tolta la fascia il tappo è letteralmente esploso per la forte pressione che si era sviluppata internamente, costringendo Pietro ad una piacevole doccia profumata di grappa.

 

 

Il primo rilascio della Grappa di Sforzato, è stato immerso a una gradazione del 51% abv, ed è stato imbottigliato alla gradazione di botte del 44.2%, a dimostrazione che un po’ di colloquio tra la botte e il lago si è comunque verificato. Una nuova botte ha preso il posto della precedente; è attualmente in lenta maturazione sotto la superficie ghiacciata del lago.

 

 

Il Whisky Saiento

Ma veniamo al whisky. Dopo 3 anni in montagna, nel silenzio e nella tranquillità, il primo Single Malt di Pietro Misani ha lasciato il crotto poche settimane fa, ed è tornato in valle.

 

 

Filtraggio già effettuato, tempo di definire gli ultimi dettagli delle etichette, a breve il Whisky Saiento verrà imbottigliato e presentato ufficialmente agli amici Svizzeri.

Non un whisky ma bensì quattro, tutti Vintage 2020. Sono infatti quattro le botti di Pietro che hanno superato i tre anni di affinamento, una ex bourbon, una sherry, una rum e l’ultima porto. Botti da 110 litri, delle Quarter Cask first fill che hanno cesellato con forme diverse il malto base torbato.

 

 

Li ho assaggiati. Dolce il Bourbon (44.7%), con le note di torba relegate agli ultimi secondi dell’assaggio. Torba invece vivacizzata già al naso dal passaggio in Sherry (45.0%), tanta spezia e profondità. Enigmatico il whisky in Rum (44.7%), rum di origine non precisata che ha sviluppato note di ananas bruciacchiato, ricoperto da una piccola spolverata di cannella. Da manuale il passaggio in Porto (45.0%), un trionfo di pepe nero aromatico, su una base di marmellata di frutti rossi e cacao.

Quattro single malt solidi, senza quelle note primarie un poco “grappose” che contraddistinguono molti whisky giovani dell’arco alpino. Il migliore biglietto da visita per una distilleria che ci ha creduto.

 

I crotti di Brusio dove viene affinata la grappa

 

Ma il tipo di legno non è la caratteristica più importante dell’affinamento del whisky di Misani, bensì la location prescelta, i crotti della Val Saiento.

Nei crotti, piccoli magazzini scavati nella roccia, la temperatura rimane costante tutto l’anno, così come l’elevata umidità. Questo, come accade nei dunnage scozzesi, favorisce l’invecchiamento ottimale del distillato. La loro origine si perde nella storia della valle, erano sicuramente presenti già ad inizio 1800, e sono stati tutti recuperati e ristrutturati negli ultimi 20/30 anni.

Crotti che spiegano anche la ragione dell’uso delle botti da 110 litri, le classiche barrique da 200/220 litri sono troppo grandi e, per pochi centimetri, non passano attraverso la porta d’ingresso! Così ha scelto il territorio.

 

 

Alcuni dati tecnici sul whisky.

Materia prima 100% malto d’orzo, torbato a 35 ppm, di provenienza tedesca. Arriva in distilleria in grani e viene macinato, al bisogno, da un vicino microbirrificio. L’ammostamento viene effettuato nella pentola dell’alambicco Holstein, che viene usato come un cooker. Il mosto, che viene estratto dallo scarico del pot still e dalla pressatura delle trebbie ancora cariche di zuccheri, è chiaramente torbido.

Viene quindi utilizzato un “lievito per whisky” di produzione tedesca. La fermentazione, che viene effettuata in grossi bidoni alimentari di plastica, è in realtà molto lenta e riesce ad attenuare la gran parte degli zuccheri solo dopo tre o quattro settimane di attività.

 

 

Il wash viene poi distillato in un solo passaggio nell’alambicco a bagno maria. Il new make, attorno all’85/87% abv, viene ridotto al 51% prima di essere messo in botte.

Imbottigliamento sempre single barrel, a gradazione piena, colore naturale e senza filtraggio invasivo (niente freddo, niente filtri di cartone).

Prelevate le prime 4 botti, altre 19 stanno proseguendo indisturbate nel loro lento affinamento. E settimana prossima arriva nuovo malto da distillare.

 

Gli infiniti piaceri della vita
 

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