Whisky Bar in Cina

Whisky Bar in Cina

Amici, in Cina 10 giorni depurativi di li ho fatti, posso già ritenere concluso il mio dry January, adesso concedetemi qualche gioia.

Non di solo baijiu vive l’uomo cinese, quale è la situazione del consumo di whisky nel paese con 1,4 miliardi di abitanti?

Dopo 4 settimane mi sono fatto la mia idea. Che condivido. E che confronto con quanto accade nel vicino (culturalmente e geograficamente) Giappone.

 

Ad Astra (Shanghai) ha sicuramente la migliore offerta di whisky in Cina

 

I whisky bar

La situazione è complicata. Whisky Base lista una decina di whisky bar in tutta la Cina, e la metà non ha superato la pandemia e oggi sono scomparsi, uno è diventato un gommista… Diciamo che da solo ne ho visitati una dozzina e che faccio più statistica di tutti gli altri appassionati mondiali di whisky messi insieme, ahahah.

Non ho fatto tappa (volutamente) ad Hong Kong, che rappresenta una Cina diversa, più occidentale, quindi parlo della sola “vera” mainland cinese.

La principale concentrazione di whisky bar è ovviamente a Shanghai, di luoghi di somministrazione di whisky (anche abbozzati) nelle province più remote non se ne trovano proprio. Il consumo di distillato rimane concentrato sul Baijiu, e non in “spirit bar“, ma domestico o al ristorante durante cerimonie o meeting di business.

Al di fuori dei pochi whisky bar e dei non molti cocktail bar, nei bar e nei ristoranti si trovano poche (se non zero) referenze di single malt whisky in bottigliera.

Stimo che in tutta la Cina i whisky bar veri siano non più di una quindicina, quanti se ne trovano in un solo quartiere di Tokyo.

Giappone 10 – Cina 0.

 

 

Le whisky list

Quei pochi whisky bar specializzati che si trovano hanno un’ottima offerta, alla pari dei whisky bar giapponesi (sia per quantità, che per qualità delle referenze).

La whisky list è spesso raccontata a voce (cioè puntando il dito verso le bottiglie), ho visitato un solo whisky bar con la lista proposta sul tablet (e aveva pure Laphroaig scritto giusto!)

 

 

Il dram

Le dosi di servizio sono normalmente più generose rispetto ai nostri standard europei. Un dram oscilla normalmente tra i 3 e i 4 cl. Per i whisky più impegnativi viene offerta la possibilità di ordinare il mezzo dram, che – con quasi 2 cl – offre una ottima opportunità di assaggio.

Dose più elevata e costo più basso. I single malt sono normalmente prezzati la metà rispetto a quanto si trova a Londra o a Parigi.

 

Kilchoman Whisky Bar Union China, un PX finish molto chiaro selezionato per i principali whisky bar cinesi

 

Il servizio

Siamo onesti, il servizio in Cina è sempre molto approssimativo, da lancio del piatto in tavola.

I whisky bar veri si sanno differenziare, l’igiene è elevatissima e l’attenzione verso il cliente è sempre super, su standard (perdonatemi) occidentali.

Chiaramente il linguaggio è un problema, ancor più che in Giappone. Anche nelle grandi metropoli è molto difficile trovare chi sappia parlare e capire l’inglese.

Quando ho ordinato un dram, sempre mi è stato chiesto se lo volevo neat o on the rocks, e sempre mi è stato proposto un bicchiere a tulipano, perfetto per la degustazione.

Insomma, pochi ma buoni.

 

 

I cocktail

Non esiste una diffusa cultura di consumo di cocktail, tanto per intenderci non sono neppure riuscito ad individuare affermati marchi cinesi di Gin.

I whisky bar hanno, invece, sempre una ottima offerta di miscelazione, classica e ben interpretata sui gusti e sulle ricette locali. Dove ho trovato un cocktail che unisse il whisky al tè, lo ho subito richiesto, e sono sempre rimasto più che soddisfatto.

 

 

L’Highball

Se in Giappone l’Highball spopola e rappresenta una proposta di qualità top, in Cina lo ho trovato più nei barettini di paese (sempre rigorosamente scritto in modo sbagliato), che non nella cocktail list dei whisky bar più famosi.

Insomma, lo ho sempre dovuto chiedere io, e – alla fine – me lo hanno preparato con la stessa elevata cura dei giapponesi.

 

L’ottimo Highball “cinese” proposto da Whisky More di Xi’An

 

The Macallan

È vero che Macallan ha investito tanto nel mercato cinese?

Facile rispondere. Lo si trova ovunque, anche in improbabili ristoranti a gestione familiare dispersi nel nulla, quelli con standard sanitari discutibili e dove si mangia sino alla nausea, con una spesa massima di 3 o 4 Euro.

E, di 1000 bottiglie di Macallan che ho visto, neanche una era un NAS. L’offerta standard era 12, 15, 25 anni, con il 15 presente praticamente ovunque.

 

Una vetrina, incrociata per caso lungo una via, può raccontare tante cose

 

I collector’s dram

Sono rari. A parte l’Ad Astra di Shanghai (dove ho bevuto davvero bene imbottigliamente storici italiani), ho normalmente trovato sempre una ottima disponibilità di imbottigliamenti originali (con un paio di bar che hanno superato le 200 referenze “reali” disponibili in lista) e qualche imbottigliamento indipendente.

I costi dei dram speciali sono allineati agli standard occidentali, è facile spendere anche più di 100€.

 

 

I giovani cinesi

È difficile cogliere la reale età degli asiatici, ma – statene sicuri – ovunque mi sia fermato ero l’unica persona con i capelli bianchi. Diversamente dal Giappone, la totalità degli avventori nei whisky bar cinesi non superava i 35 anni, con i giovanissimi che erano interessati più ai dram lisci che non ai drink.

 

 

Le donne cinesi

Qui è l’imprinting a fare la differenza.

Prima serata a Shanghai. Mentre, camminando, ero alla disperata ricerca di un referenziato whisky bar, mi sono trovato a passare davanti ad un nuovo attraente locale chiamato Deep Whiskey Club. Cosa faccio, non mi fermo?

Un locale trendy, fighetto e moderno, musica a palla, con una decina di tavoli ancora non occupati, ma già “apparecchiati” con degli attraenti whisky flight. Tutto pronto per un addio al celibato?

E invece no. Sorpresa, dopo una mezz’ora sono entrate una trentina di ragazze poco più che diciottenni che parevano appena uscite da una sfilata di Gucci. Non esiste modo più elegante per descriverlo, delle fighe spaziali in minigonna che avevano deciso di passare la serata bevendo single malt.

Insomma, ottima scelta l’essermi fermato, volevo fare una sosta di dieci minuti e ci sono rimasto due ore. Da quella sera, ogni whisky bar che ho frequentato ha confermato una presenza femminile almeno pari a quella maschile.

 

 

Il fumo

Qui le regole funzionano al contrario. In Cina si può fumare ovunque, al ristorante, nei bar, sul taxi e nelle camere degli hotel. L’anomalia è la sala smoke free; se non dichiarata siate pronti a vivere la vostra esperienza con un vicino di tavolo che fuma, se vi va bene, una sigarettina al melone.

Nei whisky bar la situazione diventa anche più difficile, visto che normalmente si passa dalla sigaretta al sigaro, che – peraltro – può essere venduto direttamente dagli esercenti. Risultato? Quando il locale si riempie si formano sul soffitto dei minacciosi cirrocumuli di fumo nero, che compromettono la degustazione del tuo dram preferito.

 

 

Quindi?

La Cina ci si avvicina velocemente alle 100 distillerie attive di whisky, e questo perché quella bevanda piace sempre di più ai giovani! Ho sempre trovato un elevato livello di competenza negli amici di bevuta al banco, curiosi di assaggiare nuovi dram, non sottomessi al potere dei soli brand.

 

 

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