Weekly Dram 23.48
Uno dei dibattiti più nerd nel mondo del whisky è quello sul terroir: si possono attribuire al distillato di cereali le stesse influenze del terreno in cui crescono le materie prime come si fa in enologia?
Nel complesso e articolato processo di produzione del whisky sono molteplici le variabili su cui il distillatore può intervenire, dal maltaggio alla lavorazione del mash alla fermentazione fino alla distillazione e maturazione in botte, al punto che l’influenza su aromi e sapori del cereale risulta decisamente ridotta, aggirandosi (a seconda delle scuole di pensiero) tra il 10 e il 20 percento.
È comunque una parte non indifferente di quanto troviamo nel bicchiere, se quindi possiamo affermare che la materia prima abbia un impatto sulle caratteristiche finali del whisky, possiamo dire altrettanto del territorio in cui viene coltivata e raccolta?
Molti lo escludono, dato che per loro natura i cereali hanno un ciclo vitale nel campo talmente breve da non avere il tempo materiale per assorbirne in modo sensibile le caratteristiche ambientali, per lo meno tanto da percepirle nel prodotto finito.
Altri, invece, ne sono fermamente convinti, al punto da averne fatto la propria bandiera, come la distilleria Waterford in Irlanda.
Da convinti assertori del terroir (o meglio, del téiroir in gaelico), i loro imbottigliamenti sono suddivisi per singole fattorie con maturazioni pressoché simili, nell’intenzione di dimostrare proprio come il terreno e l’ambiente in cui l’orzo viene coltivato sia determinante nel creare sapori e aromi del tutto differenti, arrivando a creare anche un imbottigliamento, Luna, a partire da coltivazioni biodinamiche.
Totale trasparenza in etichetta, con ogni singolo dettaglio della lavorazione reperibile tramite un codice in bottiglia, e una stretta collaborazione con gli agricoltori locali fanno di Waterford una realtà rara (ma non unica, vedasi Rozelieures in Francia) nel settore, al di là di quanto si concordi o meno con la loro visione sul terroir.
E il loro whiskey? Be’, è buono, come quello che assaggiamo oggi.
WATERFORD SHEESTOWN 1.1
Single Malt Irish Whisky
50% abv, ex bourbon first fill, vergini, ex vino, ex sherry
Prezzo intorno ai 70 euro
Legno appena tagliato e fieno accarezzano il naso, accompagnati da un delicato profumo di tiglio. Molto fruttato con pesca, albicocca e mela rossa che si esprimono intensi su un morbido letto di crema alla vaniglia e miele, zuppa inglese e succo d’arancia. Gli aromi punteggiano l’olfatto con sicura morbidezza.
Cremoso al palato, con frutta cotta (mela, pera), cereali, pesca sciroppata, vaniglia, cannella, una bella spolverata di pepe e zenzero, arancia. Liquirizia e un’impressione di cioccolato fondente.
Finale mediamente lungo e speziato di cereali, anice, cioccolato, arancia.
Piacevolissima bevuta, morbida e ricca, con una cremosità e compattezza non comuni per un whiskey irlandese. Davvero un ottimo risultato per un distillato così giovane.
Link a tutti gli assaggi di Waterford: https://whiskyart.blog/it/category/irlanda/waterford-irlanda/





Sempre interessantissimo leggere le recensioni di chi sa raccontare cosa si trova nel bicchiere.
In una serata di degustazione ho avuto occasione di assaggiare gli imbottigliamenti lakefield 1.1 (single farm = serie tappo giallo),
Argot, organic, Heritage e il peated Fenniscourt (single farm ma tappo nero per i torbati)
Il primo e l’ultimo li ho davvero apprezzati.
Uno bio, uno biodinamico che mi hanno lasciato con delle perplessità.
E l’heritage ottenuto con un grano antico per riproporre i whisky vintage dei tempi che furono che sentendo la storia non mi è sembrato riuscito, dimenticandosela per un attimo si dimostrava il dram più complesso e articolato dalla bevuta appagante.
Messi a confronto le differenze ci sono ed alcune anche molto evidenti. Gli imbottigliamenti raccontati da Velier, che organizzó la serata, sembravano davvero essere dovute a terroir e grano selezionato.
Senza esperienza o conoscenza a sostegno del mio parere, le differenze riscontrate sono tali da far pensare dietro ci sia molto di più. Ritengo si tratti di una sapiente conoscenza e controllo della materia prima e dei processi in tutte le fasi tali da portare queste differenze negli imbottigliamenti.
Durante la serata non sono riuscito ad avere una risposta chiara ad un quesito. Attuando la doppia distillazione lo chiamano whisky senza la “e”, come se fosse scotch, ma è ugualmente consentito procedere con orzo maltato e non maltato?