VIP e Tequila, perché investire?

VIP e Tequila, perché investire?

Quando guardo Claudio Riva dopo avergli chiesto perché non molla il whisky e investe anche lui come tanti VIP americani nei mexican spirits mi risponde sornione “chissà…”.

Perché signori la storia è proprio questa e di questa vi voglio parlare oggi. Cosa lega tanti VIP, soprattutto yanquis, americani, tra loro, appartenenti a vari settori di attività?

Risposta semplice: I mexican spirits ed in particolare il Tequila.

 

 

 

Beh in effetti Lenny Kravitz si è distinto un po’ abbracciando Pernod Ricard e creando con essa Nocheluna specializzata in Sotol. Ad oggi è l’unico uomo a vincere quattro Grammy Awards consecutivi nella medesima categoria. Lenny non disdegna, appena possibile, un buon calice di un superalcolico.

E dunque quando come attore era impegnato sul set di Shotgun Wedding, aveva incontrato una bottiglia di Sotol, regalatagli da un amico, l’amore tra l’uomo e questo superalcolico era sbocciato improvvisamente.

A quel tempo parlare di Sotol e dunque di uno spirito messicano dello Stato di Chihuahua sembrava buffo e alquanto alieno negli States. Da qui alla condivisione con Alexandre Ricard, amministratore delegato di Pernod Ricard e suo buon amico, di un calice del fantastico alcolico derivato dalla Spugna del deserto, trascorse poco tempo.

 

 

L’impresa ambita era quella di condividere la loro passione sotoliana con il resto del mondo. Perciò chiamarono un maestro sotolero di quarta generazione, Don “Lalo” Eduardo Arrieta. I tre tra musica e Sotol, in una deliziosa notte caraibica, alle Bahamas, in una notte di luna piena sopra la testa, avrebbero deciso di creare un Sotol, ispirato alla loro amicizia.

Nacque per un prezzo al consumatore americano di circa 80 dollari, una bottiglia di delizioso spirito messicano di circa 86 gradi, connotato di sentori lievemente dolci, con un sorprendente e spiccato accento di lavanda, non troppo vegetale. Sul perché sentisse di dover investire in Sotol, Lenny dichiara a Forbes nel maggio del 2023 che ha avvertito una vibrazione bevendo lo spirito messicano, poi ha conosciuto contadini, distillerie, maestros sotoleros e ne è rimasto incantato. E peraltro Lenny consiglia di gustarlo liscio oppure in un cocktail creato dalla sua manager il Fly Away, con Sotol, liquore al peperoncino, lime e succo di ananas.

 

 

Tuttavia l’amore per i mexican spirits si fa risalire tradizionalmente al buon vecchio George Clooney, che nel 2013 creò il suo marchio di Tequila, Casamigos, poi venduta con grande successo a Diageo per oltre un miliardo di dollari dopo solo quattro anni.

 

 

Da allora altri VIP si sono lanciati nel mercato del Tequila, come l’attrice Eva Longoria, il cantante Sammy Hagar, l’attore Matthew McConaughey, ma devo dire che anche in Italia qualcuno si è affacciato nel business, come non pensare al rapper Cosimo Fini, in arte Guè, con un suo proprio marchio e dello stesso Milan, che, probabilmente, anche per consolare i suoi supporters non sempre felici dei risultati sportivi, ha introdotto un Tequila in sinergia con Cincoro, il brand di Tequila di cui è titolare il mitico Michael Jordan.

 

 

Ora negli States c’è un simpatico movimento di opinione e anche imprenditoriale, che vuole invece creare brand di Tequila che, dichiaratamente, affermano di non essere legati ad alcun VIP, come il “Not a Celebrity Tequila” realizzato da Andrew Bushby, che ha fatto concludere alla reporter del Washington Post Carrie Allan come “il fatto che un nuovo Tequila debba promuoversi a partire da ciò che non è, dovrebbe darci un’idea di dove siamo arrivati”.

Ma perché Claudio Riva dovrebbe smettere di bere Laphroaig ed investire in Tequila?

Innanzitutto, il costo del lavoro in Messico è decisamente inferiore agli standard occidentali.

Inoltre, per la tipologia del processo di produzione del Tequila, basta appaltare la produzione ad un esperto imprenditore e non hanno necessità di aprire in proprio una distilleria ed occuparsi, magari, della laboriosa coltivazione delle agavi, dunque di interessarsi di agavecoltura, scelta terroir, alambicchi, etc.

Poi c’è da aggiungere che non bisogna attendere molti anni, dopo la fine del processo produttivo, per mettere in commercio il Tequila, il blanco, una delle tipologie più vendute nel mondo, spesso non affina affatto. O anche quelle affinate come l’anejo hanno tempi medi di invecchiamento, non affinano mica come distillati tipo il whisky o il rum. Investire in Tequila è molto meno costoso che investire in whisky o in rum. Poi vogliamo mettere che se tu investi in Tequila ti aggiungi a personalità del calibro di Clooney, Jordan?

Secondo molti esperti di comunicazione poi, per il Tequila, il fatto che molti VIP si siano lanciati nella sua produzione o commercializzazione, è stato estremamente efficace nel diffondere il distillato di Jalisco anche tra chi non aveva mai bevuto uno spirito alcolico, fidandosi del fatto che queste famose personalità si confortavano con il succo alcolico distillato dell’Agave Azul.

Infine, in tutto il mondo, ma soprattutto negli States, il Tequila impera tra i bartender e in mixology, in quanto costituisce l’elemento base di molti cocktail celeberrimi e connessi ad un’idea di spassionata felicità come il Margarita, il Tequila Sunrise, l’Agua de Vida, il Paloma.

Ora dunque, perché mai i VIP non dovrebbero investire in Tequila e non legare la propria immagine, magari abbellita da un’idea, spesso genuina, di sostenibilità ambientale e di miglioramento delle condizioni lavorative e reddituali di meritori lavoratori specializzati messicani?

Certo, forse siamo un po’ lontani dalle motivazioni circa la riscoperta delle tradizioni messicane precolombiane che Rivera e Frida Khalo avevano affermato, nell’ambito dello sganciamento della loro patria, da ideali, simboli e politiche create dalle potenze coloniali europee e magari anche americana, e nel tentativo di rafforzare un’identità sociale e politica legata alla valorizzazione delle peculiarità messicane antiche, alla base della cultura popolare di questo immenso e contraddittorio Paese. Però ci sono sicuramente degli aspetti positivi in questi capitali provenienti dall’estero, come il fatto che molti, come ricordato, abbiano potuto accedere alla storia del Tequila, del sotol e del mezcal, proprio attraverso l’esempio delle personalità del mondo dello spettacolo appartenenti a nazioni con cultura e storia così differenti. Che si stia avverando il principio già noto alla civiltà romana, quando la stessa soggiogò quella greca, che i colonizzati conquistino con il loro charme culturale le nazioni conquistatrici?

 

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