Ho conosciuto Valentino Zagatti nell’ottobre del 2019, in occasione del Whisky Revolution Festival di Castelfranco Veneto. Gli ho stretto la mano, l’ho sentito parlare, ho apprezzato la sua umanità e da quel momento ho desiderato poter ammirare la sua collezione, che come sappiamo è stata venduta nel 2015 alla società olandese di investimento Scotch Whisky International.
Si tratta di un’imponente collezione di circa 3000 bottiglie, alcune risalenti addirittura al XIX secolo, con alle spalle storie emozionanti di guerre, naufragi, aste avventurose, con un unico filo conduttore intessuto della grande passione di Valentino Zagatti, Mr. Malto.
Valentino Zagatti (1934-2021)
Valentino, classe 1934, perde la vista a soli 11 anni, per l’esplosione di una mina. Forse il tragico evento lo porta ad affinare e a potenziare gli altri sensi come gusto e olfatto, contribuendo così a sviluppare la sua passione per i distillati. O forse la molla è stata la rinuncia al fumo, che lo porta a investire in bottiglie di liquore i soldi risparmiati dall’acquisto delle sigarette, come lui spesso raccontava. Fatto sta che anno dopo anno la sua abitazione di Lugo di Romagna si riempie sempre più di bottiglie pregiate e con la collezione cresce anche la fama e la stima del mondo nei suoi confronti, che lo porteranno al cavalierato nel 2003, un successo che tuttavia non modificherà in alcun modo la semplicità, la simpatia e la gentilezza di questo grande italiano.
Valentino ci ha lasciati nel 2021, pochi anni dopo la dipartita della sua amata Jole, che tanta parte ha avuto nell’accompagnare e incoraggiare la sua passione, e pochi anni dopo aver messo al sicuro la collezione vendendola a Scotch Whisky International con l’impegno dell’acquirente a mantenerla intatta per almeno 10 anni e a realizzare un museo per la sua esposizione al pubblico.
Molti appassionati italiani hanno sofferto a vedere questo tesoro prendere il volo verso un paese straniero, ma tant’è: nessun ente, nessuna impresa nazionale si sono fatti avanti per mantenere nel nostro Paese questa eccezionale collezione. La storia però non è ancora finita e forse, come vedremo tra poco, c’è ancora spazio per un romantico finale.
La collezione Zagatti
La collezione Zagatti è attualmente esposta in un bellissimo museo appositamente progettato per accoglierla, nella sede della società olandese a Sassenheim, Paesi Bassi, e quest’anno, complice un viaggio con mia moglie da quelle parti, ho deciso che l’occasione era troppo ghiotta per lasciarmela sfuggire.
Bisogna evidenziare che attualmente il museo non è aperto al pubblico, l’intenzione della società è riaprirlo una volta trasferito nella nuova sede, come vedremo più avanti.
Sassenheim è un piccolo paese racchiuso nel florido triangolo i cui vertici sono le città di Amsterdam, Rotterdam e L’Aia, a due passi dalla bellissima cittadina medievale di Leida, sede della più antica università olandese (1575). Tutto attorno mulini a vento, coltivazioni di fiori e tulipani, fiumi e canali con case galleggianti rendono il paesaggio davvero incantevole.
La sede di Scotch Whisky International sorge in una zona artigianale linda e ordinata che confina con una zona residenziale di case basse e villette, anch’essa impeccabile. Su un display nella parte alta dell’edificio scorrono le quotazioni delle varie distillerie, ricordandoci che il malto, oltre a essere una grande passione, è anche un bene su cui investire e guadagnare.
Al nostro arrivo siamo ricevuti da Sandor Beckers responsabile della selezione dei prodotti per l’azienda, che ci dà un caldo benvenuto, ci presenta la sede aziendale e ci guida al piano superiore, mentre un addetto viene ad aprire la porta blindata che conduce alla collezione.
The unseen Valentino Zagatti collection
L’allestimento è veramente molto bello: mensole in cristallo su più livelli rette da una struttura metallica molto leggera e circondate da una cornice in legno di ciliegio, sullo sfondo una parete di pietra grezza. Un sistema di illuminazione incassato nella cornice di legno getta una cascata di luce verso il basso, sulle mensole, mettendo in risalto le preziose bottiglie che sembrano quasi galleggiare nell’aria. Leggerezza, essenzialità, eleganza, complimenti all’architetto.
L’esposizione è pensata per cerchi o meglio quadrati concentrici: al centro della sala la perla della collezione, una bottiglia del 1843 donata da un padre alla figlia nel giorno del suo matrimonio, un oggetto unico, probabilmente la più antica bottiglia chiusa di whisky esistente. Protetta da una teca di cristallo, poggia su una base sulla quale è appesa una foto incorniciata di Valentino e Jole, romanticamente a braccetto.
L’etichetta, scritta a mano e quasi illeggibile, reca una dedica del papà alla figlia. Curioso l’uso della parola whiskey, con la ‘e’, nonostante si tratti di uno Scotch.
Attorno a questo centro di gravità, ruotano una prima serie di vetrine che contengono le bottiglie più antiche e rappresentative, risalenti a prima degli anni ‘70 o con più di vent’anni di maturazione. Allontanandosi ulteriormente dal centro, addossate alle pareti della sala, quattro ulteriori grandi vetrine contengono tutte le altre bottiglie.
Sul retro di ciascuna è presente un’elegante etichetta ellittica che ricorda l’appartenenza alla collezione del Cav. Valentino Zagatti.
Impossibile descrivere tutte le meraviglie che scintillano dietro le invisibili pareti di cristallo, la cosa migliore è passeggiare seguendo traiettorie concentriche gettando lo sguardo qui e là, lasciando che l’attenzione sia catturata di volta in volta da un’etichetta sbiadita o dalla forma più insolita di qualche bottiglia, come quella di questo “Original Kiltie”.
O da un whisky dall’eccezionale maturazione, come questo Glenfiddich distillato a cavallo delle due guerre mondiali che ha riposato in botte per 64 lunghi anni.
E cosa dire di questi Black Bowmore, distillati quasi 60 anni fa?
O di un Glen Grant distillato nel 1877 e imbottigliato 23 anni dopo con il cambio di secolo?
In questa vetrina, tre mostruosi Parkmore, uno dei quali del 1895, riescono a eclissare niente popò di meno che dei rari Mortlach di Gordon & MacPhail.
E poi bottiglie che portano con sé pezzi di storia della nostra vecchia Europa, come quella appartenente a una partita di whisky che Erwin Rommel, la volpe del deserto, strappò agli inglesi durante la guerra d’Africa, trasferita quindi dai tedeschi in Italia quando la penisola era ancora sotto il controllo dell’Asse e conquistata infine dagli americani dopo lo sbarco ad Anzio, che ne decretarono l’imbottigliamento.
O come questo blended malt di Gordon & MacPhail, imbottigliato nel 1997 per il 50° anniversario di nozze della regina Elisabetta con il principe Edoardo.
E ancora, un’incredibile collezione di Macallan…
…di Ardbeg…
…di Bowmore…
…e Glen Grant come se piovesse…
Mentre ci aggiriamo a bocca aperta nella sala, il nostro ospite ci intrattiene con aneddoti e curiosità, rispondendo alle nostre domande con simpatia e disponibilità. Conversiamo amabilmente sulle differenze di stile tra le varie distillerie, sull’influenza delle botti, su come il modo di fare whisky sia cambiato negli anni, sul ruolo degli italiani nell’affermazione del single malt, dei vecchi e nuovi imbottigliatori indipendenti.
Alla sua richiesta se desideriamo assaggiare qualcosa chiedo con fare innocente di stappare quella bottiglia del 1843 al centro dell’esposizione e lui, con una bella risata, mi risponde “Of course!”. Degustiamo invece un Ardmore 18yo di Gordon & MacPhail della fine degli anni ’90, che si rivela un ottimo dram da assaporare, in una location eccezionale con un’ottima compagnia!
Ringraziamo Sandor e Scotch Whisky International per la disponibilità e per la fantastica accoglienza.
Dimenticavo… avevo accennato all’inizio di questo articolo a un possibile finale romantico. Ebbene, abbiamo appreso l’anno scorso la notizia del possibile spostamento in Scozia di questa eccezionale collezione in una nuova location nel paesino di Falkland, contea di Fife, poco a nord di Edimburgo, dove il museo sarà riaperto al pubblico. Ecco, mi piace pensare che il whisky, distillato e maturato in Scozia, dopo aver vagato per il pianeta passando di mano in mano da un proprietario all’altro e infine raccolto da Valentino, grazie a questi imprenditori olandesi lungimiranti ritorni alla madre che lo ha generato, per continuare a essere ammirato negli anni a venire nella sua terra. Il cerchio si chiude, whisky is coming home. Non so voi, ma io questa idea la trovo incredibilmente romantica…
Slainte.
































Grazie Andrea.
🙂