Il Dipartimento Irlandese dell’Agricoltura, dell’Alimentazione e della Marina ha annunciato una settimana fa l’avvio del processo di revisione delle specifiche per l’Irish Whiskey. La consultazione pubblica si è aperta venerdì 26 giugno alle ore 9:00. Per 10 settimane (sino al 4 settembre), produttori, imprese e consumatori potranno inviare proposte di modifiche o integrazioni al dossier tecnico della identificazione geografica.
La necessità di questa revisione nasce essenzialmente dall’incredibile sviluppo che ha avuto l’industria dell’Irish Whiskey nell’ultimo decennio. Nel 2013, solo quattro distillerie producevano e vendevano whiskey irlandese, mentre ora il settore ne conta più di 40.
L’associazione di categoria Irish Whiskey Association (IWA), fondata nel 2014, aveva già presentato nel 2021 una proposta di modifica del fascicolo tecnico, accogliendo molte delle battaglie portate avanti dai piccoli nuovi distillatori artigianali come l’amico Brendan Carty della Killowen Distillery e dallo storico Fionnán O’Connor.

Una delle modifiche che si da per scontato entreranno in azione sarà la revisione del disciplinare del Pot Still Irish Whiskey, che oggi il limita al mashbill all’uso di un minimo di 30% di orzo maltato, un minimo di 30% di orzo non maltato e un massimo del 5% di altri cereali. È proprio quest’ultima percentuale ad essere messa in discussione. È stato provato l’uso, in passato, di ricette con percentuali più elevate di altri cereali, come avena, frumento o segale. La IWA aveva già proposto di elevare questa percentuale massima sino al 30%.
Inoltre, per la produzione di Grain Whiskey è oggi presente un vincolo sull’utilizzo del malto d’orzo, che è limitato ad un massimo del 30%. Anche qui, la IWA sostiene che storicamente, nella produzione di grain whisky si utilizzasse un contenuto più elevato di orzo maltato, motivo per cui si chiede la rimozione di questo vincolo.
Il whiskey irlandese è il distillato in più rapida crescita al mondo nell’ultimo decennio. Quando l’indicazione geografica (IG) originale fu redatta, era molto restrittiva. L’offrire oggi la possibilità di essere flessibili o di innovare non può che essere un vantaggio per un settore molto più dinamico rispetto, per esempio, a quello dei cugini scozzesi.

