“Sono già le sei
Ero proprio nel bel mezzo di un sogno
Stavo baciando Valentino
Su un torrente italiano blu cristallino…
E’ solo un altro frenetico Lunedì
Vorrei fosse Domenica…
E’ solo un altro frenetico Lunedì
Vorrei fosse Domenica“
The Bangles
“Per volere di Dio”, alle 16,30 del 17 ottobre del 1814 di un lunedì a Londra avvenne un terribile evento.
Il Morning Post parlò di “una scena di desolazione terribile e impressionante, paragonabile solo a quelle provocate da un incendio o un terremoto”.
Ma cosa successe?
Cari amici spiritosi, ad inizio dell’Ottocento in Inghilterra la fermentazione delle birre accadeva in un modo singolare ed affascinante. Essa veniva attuata attraverso botti di legno di altezza, a volte, superiore anche a sei metri, straordinariamente legate da grandi anelli di metallo.
Si trattava della mitica birra Porter, molto spesso.
Tanta gente spesso accorreva nei birrifici per vedere lo spettacolo delle botti giganti piene di birra.
Alle 16,30 di quell’incredibile lunedì, tra Tottenham Court Road e New Oxford Street, nel centro di Londra, vicino a quella meraviglia del British Museum, che oggi visitiamo con grande curiosità, uno degli anelli che cingevano una delle botti, che conteneva una ottima Porter del birrificio Horse Shoe Brewery, cedette. Probabilmente per l’usura del tempo, che ahimè colpisce anche gli oggetti, non solo gli Uomini.
Questo birrificio, che apparteneva alla Meux and Company, era uno dei piu’ importanti e famosi in città ed era considerato uno dei templi cittadini della Porter.
Questa birra probabilmente era stata proposta circa cento anni prima dal birraio Ralph Harwood, che aveva cominciato a sistematizzare quella ricetta di mix tra birre diverse, che tanto veniva apprezzato dalla working class londinese, soprattutto alla fine dei massacranti turni lavorativi, e che risultava abbastanza economico per poter essere alla portata anche delle tasche più povere.
La ricetta prevedeva una mescolanza di una birra poco fermentata, una più lavorata ed una più affinata. Egli mise la sua creazione nello spillatore e da allora la Porter, che nella letterale traduzione si riferisce al termine “facchino”, divenne un successo, a tal punto che quella lucida mente di Arthur Guinness nel 1776 decise di produrla industrialmente. Oggi ovviamente la Porter ha una sua autonomia di stile e produzione ed è una birra ad alta fermentazione, caratterizzata da un significativo uso di malti tostati e dalla caratteristica colorazione scura che, anche dal colore, riecheggia i sentori brassicoli di malto, di tostato, di cioccolato.
Ma torniamo alle 16,30 di quel 17 ottobre.
Improvvisamente, cedette dunque l’anello della botte.
Il povero George Crick, operaio del birrificio, cui era stato insegnato a non preoccuparsi eccessivamente in casi di questo genere, ma di prenderne adeguata nota, affinché successivamente si potesse procedere ad appropriata riparazione, non si preoccupò più di tanto.
Avrebbe dichiarato alle Autorità ed alla Stampa che era normale che queste cose accadessero.
Purtroppo George aveva sottovalutato quanto stava accadendo sotto i suoi occhi.
Un’ora dopo la rottura dell’anello, 1,2 milioni di interessante birra Porter eruppero in una fragorosa esplosione che dilaniò la botte e distrusse non solo una parete del prezioso monumento della storia brassicola londinese ma anche altre botti limitrofe.
Un’onda di birra, mai vista prima, si rovesciò per strada, travolgendo persone, case e cantine del quartiere limitrofo di St. Giles, all’epoca dimora della fascia più misera della cittadinanza metropolitana, soprattutto, ironia della sorte, rappresentata da Irlandesi, che di Porter ahi loro se ne intendevano anche.
Lo scrittore e noto esperto di birre Mark Cornell riporta la testimonianza di uno sventurato statunitense trovatosi in zona al momento del fattaccio. Egli disse di essersi “trovato spinto in avanti a grande velocità da un torrente, che si era scagliato contro di me, così improvvisamente, da togliermi quasi il respiro”.
Un’onda brassicola sorprendente ed imponente, alta almeno un metro e mezzo, sottrasse la vita ad un bambino e sette donne, di cui quattro irlandesi, peraltro, macabro destino, situate in un sotterraneo per un’opportuna veglia funebre.
Molte persone si salvarono perché riuscirono ad aggrapparsi ai detriti e a ciò che trovarono come appiglio per strada, nessuno dei lavoranti brassicoli peri, risparmiati con ogni probabilità dalla Dea sumera della birra, l’affascinante Ninkasi, che la leggenda vuole essere nata da una fresca acqua frizzante, per dare soddisfazione al desiderio e per appagare il cuore.
La stessa Ninkasi di cui il grande Charlie Papazian nel suo celebre Home Brewer’s Companion descrive la ricetta di birra che i Sumeri le dedicavano, a base di pane di orzo cotto due volte e di malto.
Birra per la cronaca troppo dolce, perché ancora storicamente priva di luppolo, introdotto nella birrificazione solo dopo l’anno 1100 d.C, a seguito degli studi dell’ottima santa tedesca Ildegarda Von Binden, dalle mille virtù, non a caso resa poi dottore della chiesa universale dal Papa Benedetto XVI, Ildegarda che ne descrisse nel “Libro delle Creature” le proprietà conservanti e migliorative per la sanificazione della birra.
Ma di Ildegarda, fra l’altro tra le prime a descrivere il funzionamento dell’orgasmo femminile e di Ninkasi, la dea, poco importò ai londinesi che si trovarono, in quel frenetico lunedi del 1814, ad essere investiti dall’imponente mare brassicolo.
Come andò a finire?
Il povero operaio del birrificio, il solito Crick annotò scrupolosamente che, secondo lui, erano andati persi tra gli ottomila e i novemila barili di Porter.
Poliziotti in un discreto numero si fecero pagare qualche moneta per guidare i turisti curiosi ad ammirare i legni del birrificio immersi nella birra e dispersi in ogni dove.
L’odore meraviglioso e terribile della Porter impregnò l’area del centro di Londra per diverse decadi.
Alcuni malevoli, nei giorni successivi al fattaccio, raccontarono che bande dei soliti irlandesi andassero in giro, mentre la birra era ancora per terra, a raccogliere il prezioso nettare di malto alcolico e a berla indegnamente.
Il birrificio contò circa 23.000 sterline di danni, l’equivalente di circa 1,8 milioni dei nostri euro attuali.
Due parrocchie fecero una raccolta fondi per i residenti danneggiati di St Giles.
Scotland Yard aprì un’indagine, poi archiviata perché l’evento fu classificato come inevitabile, o meglio avvenuto “per volere di Dio”.
Nel 1919 avvenne anche a Boston un fenomeno simile: l’inondazione di melassa fuoruscita da un serbatoio alto 15 metri e dal contenuto di 8700 metri di liquido.
Cosa avvenne? Beh questa è un prossimo racconto…
Cosa disse il Filosofo:
“È stato un uomo saggio colui che ha inventato la birra”
Platone, 428 a.C-347 a.C.


