Un improbabile viaggio in Transnistria

Un improbabile viaggio in Transnistria

Questo articolo non verrà mai pubblicato.

Eravamo io, Claudio Riva, Davide Terziotti e Mauro Bonutti, ancora in preda ad una ubriacatura di sakè giapponese.

All’improvviso, in Moldavia, Claudio decise di affittare un’improbabile Opel Kadett di scuola tedesca, ritrovata, non si sa perché, in Moldavia.

Decidemmo di superare il confine di questo improbabile Stato, metà russo, metà moldavo, la Transnistria.

Uno Stato che ufficialmente non esiste, che batte una moneta simile a quella del Monopoli, che però al suo interno vanta un importante distillato, un brandy, chiamato Divin.

 

 

Normalmente i soldati dalle russe uniformi, non sono molto cordiali.

Al confine, infatti, Claudio Riva fu fermato e costretto a spogliarsi completamente per dimostrare di non avere alcun articolo pericolo addosso.

Il tutto avveniva mentre noialtri, completamente brilli, ridevamo per le sorti del povero Claudio.

Dopo un po’ anche il soldato russo si mise a ridere, lui che solitamente non era incline all’ilarità.

Ci concessero un visto di 10 ore, in stretto cirillico, che nemmeno Mauro, in preda al sakè, riuscì a decifrare.

Dieci ore erano poche ma in effetti noi non riuscivamo a comprendere cosa avremmo potuto vedere in più di dieci ore a parte quella famigerata distilleria di Divin, nella zona appartenente alla sedicente capitale, Tiraspol.

Eravamo solo noi, appena passati la frontiera, in una pallida giornata del dicembre del 2023 in un angolo del globo dimenticato da Dio, dai seguaci di Lenin, e dal resto dell’Umanità.

Ora la Transnistria lesse Mauro sakèdipendente era un lembo di terra tra Moldova ed Ucraina, tremilacinquecento kilometri quadrati, con oltre cinquecentomila abitanti, parlanti ucraino, con alfabeto cirillico e con questa anzidetta moneta, il rublo transnistriano, con monete plastiche.

Presto giungemmo nel centro della città, ci fermammo, certi di un sicuro arresto, davanti al palazzo del Governo, dove una foto insieme alla austera statua di Lenin non poté mancare, mentre l’arredo urbano consisteva in simpatiche bandiere falce e martello, con vecchi carri armati della seconda guerra mondiale, glorioso ricordo di momenti aurei trascorsi.

 

 

Davide con una mappa comprata per pochi rubli, in Moldavia, ci guidò verso Kvint, sede dello stabilimento produttivo del Divin.

Entrati, vari cortili si pararono davanti agli intrepidi avventurieri dall’italico piglio.

La guida dello stabilimento, un po’ in cirillico, un po’ in falso inglese, avvertì gli ospiti, che dopo l’ingresso in distilleria, vi si poteva sostare solo per un massimo di quaranta minuti, prima di soggiacere ad una sicura ubriacatura, senza nemmeno aver degustato un calice di spirito.

 

Come nasce il Divin, ci raccontò

Una doppia distillazione di vini ottenuti da bianchi locali, il Riton, il Rkatiteli, il Feteasca Alba, oltre agli internazionali, Sauvignon, lo Chardonnay, il Pinot Bianco…, con un affinamento minimo di tre annualità in rovere. All’esito emerge uno spirito tra l’oro chiaro e l’ambra deciso, con un corredo floreale e fruttato al naso ed un palato dominato da sentori spiccati di vaniglia, di cioccolato, di cocco, di legno e caffè.

Pretendemmo di provare solo l’XO, cioè bottiglie di almeno sei anni di invecchiamento, ma tra essi spiccava un otto anni, che la nostra guida affermò essere il preferito dalle compagne degustatrici donne transnistre.

 

 

Non mancò poi un Surprise, brandy di dieci anni, in cui signoreggiava, oltre al cioccolato, la florealità, ma anche la liquirizia.

Mauro pretese poi il Tiraspol Special edition, un brandy aged quindici anni con un rovere emergente al naso e creativo di un color caramello luminoso, un palato di vaniglia e caffè, un grado alcolico più elevato dei consueti quaranta.

Scoprimmo che lo stabilimento aveva prodotto vodka prima di cominciare circa quaranta anni fa il brandy, ma in realtà nella zona si produce un brandy almeno dalla fine del secolo XIX°.

Tornati in Moldavia, dopo un incredibile viaggio sulla citata kadett scassata e sempre assetata di super, scoprimmo che in tutta la Moldavia si produceva brandy, attraverso un consueto uso di vini locali, distillati in alambicchi di rame, con affinamenti variabili in legno di rovere locale e non, con il possibile arrotondamento con piccole quantità di caramello, che consentivano anche un imbiondimento ambrato più sexy rispetto ovviamente al colore dello spirito appena uscito dall’alambicco.

Mangiammo con questo brandy dell’ottima carne, cucinata con spezie natalizie, ma non chiedemmo di quale animale fosse e come fosse cotta, ci accontentammo della sua bontà e poi non mangiavamo un pasto caldo da giorni, quando giungemmo ad un villaggio dotato di un ristorante apparentemente simil occidentale.

Non potendo ottenere né whisky torbato né sakè o rum, ci deliziarono con del brandy moldavo, come detto, ed il tutto ci parve meraviglioso.

Pochi giorni erano passati da quel viaggio assurdamente fantastico in cui ci sentimmo ai confini del mondo, quando ci rivedemmo in Friuli da Mauro a bere quel divin distillato, il Divin appunto, trafugato con fortuna in alcune bottiglie fino all’italica patria. Bevemmo felici alla salute nostra e della Transnistria, un luogo ufficialmente mai esistito e mai riconosciuto se non dalla celebre Russia.

 

Come andò a finire?

Nessuno di noi fece parola di questo viaggio.

Davide tornò a presiedere varie giurie internazionali in molteplici contest di spirits, Claudio tornò a celebrare raduni di whisky e formaggi di varie forme, Mauro continuò ad interessarsi a tutto, praticamente tutto ciò che di alcolico veniva prodotto nell’universo mondo e io tornai a scrivere e a studiare la storia di molteplici spirits mondiali, così per una sano divertimento.

La Kadett fu rottamata anche dai pazienti moldavi, in quanto la sua guida brianzola l’aveva ridotta ad un ferrovecchio, ci rimasero delle monete di plastica, che cercammo di scambiare in Moldavia, rischiando di venire ammanettati per oltraggio allo Stato locale ed alcune bottiglie poi bevute tra Friuli e Brianza, con alcuni commilitoni alcolici.

Nulla rimase di certo sull’effettiva esperienza di viaggio dei quattro eroi alcolici di WhiskyClub Italia, se non forse qualche video dei doganieri transnistri circa la perquisizione di Riva, che il medesimo cercò di rintracciare per fare poi scomparire dal pubblico accesso.

Fu davvero un improbabile viaggio alla ricerca di un mitico distillato di cui sempre si sentiva parlare, in effetti proprio nell’ambito di quell’improbabile viaggio in Transnistria, di cui abbiamo riportato la cronaca e alcuni appunti degustativi del Divin, semmai vogliate ripetere la nostra avventura.

 

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