Un dram di whisky: il dubbio, l’equilibrio – 1

Un dram di whisky: il dubbio, l’equilibrio – 1

Un articolo diviso in sei parti, sullo spunto della degustazione di un dram di whisky, che approfondisce il tema del significato dell’assunzione di alcol dal punto di vista medico.

Il linguaggio è privo di termini strettamente ‘corporativi’, vuole solo fornire informazioni accurate e precise nel descrivere il percorso dell’alcol nel corpo umano, con le sensazioni, le emozioni e i processi chimici e fisici che provoca.

Con la simpatia di un piacere condiviso e la consapevolezza di conoscere però bene l’alcolico amico.

In sintesi, un viaggio che coinvolge corpo e mente, non per arrivare a una conclusione, ma per presentare il paesaggio che lo accompagna. Senza giudizi.

Giulio Pezzo, specialista in medicina interna, ha una grande passione per il whisky, che si è esaltata nella visita delle distillerie di Islay.

 

Un dram di whisky: il dubbio, l’equilibrio:

 


Un dram di whisky: il dubbio, l’equilibrio – Parte prima

  1. Strano molto strano…
  2. Il consumo di alcol
  3. Posso contenere il rischio?
  4. Bevande alcoliche: la loro composizione e i limiti di assunzione
  5. I parametri italiani

 

Strano, molto strano…

Oggi, finalmente, è il giorno.

Non un giorno qualsiasi, dopo lunghe ed estenuanti ricerche, mi hanno consegnato qui a casa, una bottiglia di whisky: è stata un’impresa epica. Quella bottiglia che faticosamente ho ricercato da molto, troppo tempo in negozi fisici e virtuali. Quel whisky assaggiato e gustato in quella distilleria in Scozia, in quello splendido viaggio, prelevato direttamente dalla botte in quella specifica e famosa warehouse. Quel whisky così difficile da trovare, giunto finalmente oggi qui a me, dopo molti, troppi, tentativi andati a vuoto, quel whisky così tanto agognato e ricercato… ma quello che importa è che oggi, oggi è qui, qui con me. Take your time (prendi il tuo tempo), come dicono gli anglosassoni. Eccitato, ricco di ricordi, di immagini, di sensazioni, di emozioni, di aspettative. Metto un po’ di musica adeguata, modifico le luci, cerco di creare una corretta, tranquilla e rilassante atmosfera. Mi siedo sul divano, guardo, ammiro la bottiglia, leggo attentamente l’etichetta davanti e dietro, stappo finalmente con cura la bottiglia, verso nel giusto quantitativo, attentamente e delicatamente, l’amato e prezioso liquido per un assaggio nel mio fido glencairn, lo appoggio sul tavolino, gli getto un’occhiata furtiva pregustando quello che mi aspetta, e, senza rendermi conto, distrattamente, comincio a leggere qualcosa sul mio iPad.

 

 

Sto leggendo un interessante blog sul whisky, apro un articolo che attira la mia attenzione e mi parlano dell’alcol definendolo una droga…

E leggo: L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dato della droga la definizione: “Ogni sostanza, naturale o artificiale, che modifica la psicologia o l’attività mentale degli esseri umani“. Una droga. In effetti, in questa definizione rientra anche l’alcol e, quindi, anche il mio dram1 di whisky.

Mi sembra strano, molto strano, non lo avevo mai considerato sotto questo aspetto, mi pare quasi una contraddizione da come e dove, pochi minuti prima, sono partito. Qualcosa non mi è chiaro, cominciano a formarsi nella mia mente una serie di dubbi: forse ho sbagliato articolo, devo chiarirmi, avere delle risposte… E allora controllo, mi informo, vado a leggere, cerco di documentarmi e trovo che la situazione è abbastanza complicata, di non facile interpretazione.

Da una parte ci sono le posizioni dei medici e degli scienziati che si scontrano con le strategie di mercato che esaltano il valore culturale e sociale del bere, mentre la posizione delle istituzioni si mantiene ambigua, promuovendo campagne di sensibilizzazione sui rischi dell’abuso di alcol mentre intanto consentono la commercializzazione di una sostanza con tutte le caratteristiche di una droga (come definita dall’OMS).

Vado avanti e vedo che l’alcol, probabilmente, ha origine in età preistorica e ha accompagnato l’essere umano in tutto il suo tempo; approfondisco e trovo che l’alcol è una sostanza molto tossica per la cellula del fegato (più di molte droghe illegali) e, come tutte le droghe, ha effetti euforizzanti e disinibitori e causa dipendenza (la sua sindrome da astinenza può essere più problematica rispetto alle altre droghe più conosciute). Tuttavia, oggi, l’alcol viene da tutti considerato giuridicamente legale.

 

Il consumo di alcol

Bere alcolici a livelli ritenuti sicuri è in realtà una falsa credenza: quello che si osserva è che chi lo fa ha una minore aspettativa di vita e una possibile comparsa di diversi effetti negativi. L’alcol è una delle principali cause di morte nel mondo: gli possono essere attribuite malattie cardiovascolari2, tumori3 nonché cirrosi epatica, epilessia, diabete mellito, pancreatite, infezioni respiratorie e tubercolosi.

Esiste un nesso tra l’uso di alcool e l’aumento del rischio di vari tipi di tumore in diversi organi come il cavo orale, la faringe, le prime vie aeree, lo stomaco, il fegato e il colon retto. I rischi sono in genere più alti per il genere femminile, si pensa che l’alcol moduli la risposta degli estrogeni, aumentando il rischio di cancro al seno. Senza contare le lesioni e gli atti di violenza che si possono compiere o subire per via dell’alcol e l’elevato numero di incidenti stradali provocati dalla guida in stato di ebbrezza.

Una volta nel nostro corpo, l’alcol può essere trasformato in altre sostanze responsabili – come già detto – di tumori, può interagire con altri fattori di rischio (es. il fumo) può potenziare e indurre un aumento della produzione di alcuni ormoni che accrescono la probabilità di ammalarsi.

Dati scientifici di questi anni collegano in modo irreversibile il consumo di alcol con la crescita di innumerevoli patologie che possono manifestarsi subito dopo l’assunzione o nell’immediato futuro oppure, con maggiori probabilità, a distanza nel tempo.

 

 

Nessuna bevanda alcolica è sicura: vale anche per il vino, che assunto in piccole quantità ha dimostrato di avere una funzione protettiva per il sistema cardiovascolare, ma quando si superano le dosi consigliate aumenta il rischio oncologico. Nel vino, di più in quello rosso, è contenuto il resveratrolo, antiossidante con un’azione di antinvecchiamento (e ne beneficia soprattutto il sistema cardiovascolare).

Il fattore decisivo è la quantità di alcol contenuta nella bevanda. In altre parole, la mia bevanda alcolica può contenere anche sostanze potenzialmente utili per me però, per raggiungere un beneficio, dovrei bere una quantità di alcol eccessiva e questo condiziona il processo in modo negativo: più bevo alcol e più aumenta il rischio di ammalarmi.

Esiste anche una forte relazione fra quantità di alcol consumato e morte in giovane età: grandi bevitori muoiono prima per una quantità di malattie correlate (quasi 200 diverse patologie). Nell’osservare la popolazione, ci accorgiamo che non siamo tutti uguali: non tutti beviamo in qualità, quantità e frequenza allo stesso modo e non tutti rispondiamo allo stesso modo a una identica quantità di alcol. Il rischio è quindi determinato dall’età, dal sesso, dalla struttura genetica, ma soprattutto da ciò che beviamo, dalla sua quantità e frequenza.

 

 

Negli ultimi anni si è diffuso, in particolare tra i giovani nel nostro Paese, un modello di consumo di alcol completamente diverso da quello tradizionale, cioè dell’assunzione ai pasti e in quantità moderate (di solito sotto controllo della famiglia o della collettività). Questa nuova abitudine si caratterizza per un consumo rischioso e dannoso, episodico e ricorrente di quantità consumate a digiuno, che vanno oltre le sei unità in 2-3 ore. È il modello di consumo importato dal nord-Europa, il binge drinking ossia il ‘bere fino a ubriacarsi’. In altre parole, lo scopo è bere alcol, non godersi ciò che si beve ma raggiungere il più presto possibile uno stato di ebbrezza, di non coscienza, spesso accompagnato dall’uso di altre droghe non dichiarate, che fanno raggiungere lo scopo il più velocemente possibile.

Tutto ciò porta a quadri clinici di difficile interpretazione per i medici di Pronto Soccorso che si trovano con pazienti non coscienti. È un fenomeno pericoloso sia per la propria salute, sia per i comportamenti che ne derivano a causa dell’abbassamento della percezione del rischio (già a partire da 1-2 bicchieri) e che, progressivamente, porta all’intossicazione alcolica fino al coma etilico.

 

Posso contenere il rischio?

 Tralasciando gli atteggiamenti estremi, ciò che possiamo fare è stabilire una quantità di alcol che ci dia il massimo piacere a prezzo di un ragionevole rischio. Per fare questo dobbiamo conoscere cosa stiamo per bere, godere di tutti gli elementi aromatici, di tutte le sensazioni che nascono, di tutti i ricordi che una bevuta evoca, bilanciandolo con il rischio per la nostra salute. L’OMS conferma che l’assenza di tossicità dal consumo di alcol è solo quella del consumo zero, ma minimizzare i rischi per la salute è possibile.

Ma fa così male bere un ‘amato’ e ‘desiderato’ dram di whisky? Esiste dopotutto una quantità di alcol accettabile? E se non posso eliminare i rischi, posso in qualche modo ridurli significativamente?

La risposta non è così semplice, personalmente non mi è così chiara e definita, la sto ancora faticosamente cercando. Così, mi trovo a combattere con la mia voglia di assaporare un dram di uno splendido whisky con tutta la sua storia, la sua poesia, la sua complessità, contrapposta alla razionalità di essere un medico formato in un ambiente scientifico. Il mio scopo in queste righe è di cercare di esporvi i fatti, ben lontano dal sentenziare giudizi o inutili consigli.

Ciò che scrivo è ciò che raccolgo navigando, analizzando, studiando scritti e articoli, confrontandomi con la letteratura scientifica e le riviste di settore. Sono alla ricerca di concetti base – vagliati attraverso ciò che ho approfondito e raccolti come medico sul campo della mia professione – che reputo possano interessarvi, senza creare allarmismi inutili. Rimane sempre un dubbio di fondo e non mi prefiggo risposte definitive: solo spunti di riflessione dove ognuno si può confrontare.

 

Bevande alcoliche: cosa sono e come assumerle

Le bevande alcoliche sono costituite per la maggior parte da acqua, e per il resto da alcol etilico (o etanolo); una quota minima è rappresentata da altre sostanze: composti aromatici, coloranti, antiossidanti, vitamine ecc.  Acqua a parte, il costituente fondamentale e caratteristico di ogni bevanda alcolica è l’etanolo, sostanza estranea all’organismo e non essenziale, e per molti versi tossica.

 

 

L’etanolo viene assorbito e metabolizzato dal corpo umano, con effetti variabili secondo la quantità ingerita e altri fattori individuali. Si misura con l’alcolemia (grammi per litro, g/l), test che può essere effettuato con il respiro, il sangue o le urine.

Il corpo umano è per lo più in grado di sopportare minime quantità di una sostanza alcolica senza evidenti danni, a patto che si rimanga entro i limiti.

Quali limiti? Tutti i sistemi sanitari sono alla ricerca di una risposta e di una standardizzazione. Si è creato il concetto di unità alcolica e, come si legge in Wikipedia: “L’unità alcolica è un’unità di misura utilizzata in molti paesi, ma non definita in modo uniforme, che consente di indicare la quantità di alcol assunta nel consumo di una bevanda alcolica, indipendentemente dal volume e dal titolo alcolometrico del liquido assorbito. Viene solitamente utilizzata nel campo della sanità pubblica, ad esempio per le linee guida sul consumo di alcol”4.

 

I parametri italiani

Nelle Linee Guida italiane per una sana alimentazione non si usano più termini come ‘consumo moderato’, ‘consumo consapevole’ o simili, che potrebbero indurre a una minore attenzione.

Pur partendo dal concetto, ormai condiviso da tutta la comunità scientifica, che si riassume con “less is better” (meno è meglio), è utile definire alcuni parametri per una veloce valutazione del rischio.  Le nuove indicazioni italiane definiscono a basso rischio un consumo di:

  • 2 unità alcoliche al giorno per gli uomini
  • 1 unità alcolica al giorno per le donne
  • 1 unità alcolica al giorno per le persone con più di 65 anni
  • zero unità di alcool sotto i 18 anni

1 unità alcolica corrisponde a 12 grammi di alcol puro ed equivale a:

  • un bicchiere di vino (125 ml a 12°)
  • una lattina di birra (330 ml a 4,5°)
  • un aperitivo (80 ml a 38°)
  • un bicchierino di superalcolico (40 ml a 40°).

 

Fonte drinkiq.com

 

Ogni unità alcolica apporta mediamente 70 kcal, prive di contenuto nutritivo se non il potere calorico 5. L’alcol può ridurre l’assorbimento di alcuni nutrienti e favorire l’accumulo di grasso a livello viscerale, perché apporta calorie non immediatamente utilizzabili per creare energia, ma prontissime a depositarsi come grasso. Le carenze nutrizionali che ne derivano amplificano la tossicità dell’etanolo sui vari sistemi e rappresentano un serio rischio di malnutrizione. Inoltre, è importante considerare ‘come’ si assumono le bevande alcoliche.

Contribuisce a innalzare i rischi per la salute e i rischi sociali:

  • bere lontano dai pasti o bere quantità di alcol eccessive in una singola occasione
  • consumarlo in occasioni o contesti che possono esporre a particolari rischi, quali la guida o il lavoro
  • la capacità di smaltire l’alcol rispetto al genere e all’età della persona

Il consumo di whisky è quindi poco raccomandabile nei soggetti sani e particolarmente sconsigliato in fase di accrescimento, in gravidanza e in allattamento. Tutto questo non delinea risposte assolute, ma traccia un percorso dove ognuno di noi può trovare una personale linea di comportamento, che rispetti la propria identità al grido del: ‘meno è meglio’. Ma dove quel ‘meno’ sia da ciascuno completamente ‘accettato e motivato’ e rappresenti tutto quello che si vuole ottenere, soddisfacente per i desideri, rispettoso dei limiti per non creare danni alla propria salute e agli altri.

 

Un dram di whisky.

Rimane il dubbio…. la ricerca di un equilibrio…

 

1 un dram di whisky è una piccola dose generalmente compresa tra 25 e 35 ml.

2 tra cui ictus, ipertensione o fibrillazione atriale di cui bisogna tenere conto, anche in vista del crescente incontrollato aumento di crescita del nostro peso corporeo (sovrappeso-obesità).

3 tumori: seno, colon-retto, fegato, esofago, laringe, naso e labbra.

4 l’unità alcolica varia a seconda dei paesi: in Italia, Germania e Svizzera corrisponde a circa 10-12 grammi di etanolo, in Gran Bretagna a 8 grammi.  L’unità alcolica serve per stabilire i limiti di consumo moderato di alcol, diversi per uomini, donne e anziani. Così i britannici hanno definito in 14 unità di alcol alla settimana il limite, sia per uomo sia per donna, calcolando che il rischio di morte per malattia correlata all’assunzione di alcol così è sotto l’1%. Corrisponde allo stesso rischio a cui ci si espone quando si guida un’auto: un rischio dell’uno per cento viene ritenuto dai più accettabile.

5 potere calorico di cui bisogna tenere conto, anche in vista del crescente incontrollato aumento di crescita del nostro peso corporeo. (sovrappeso-obesità).

 

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