Un bel finale in Emilia

Un bel finale in Emilia

L’Italia, si sa, è un paese di piccole e medie imprese, spesso originate da un geniale fondatore, cui talvolta non succedono eredi altrettanto geniali e ciò provoca il solito evento, ossia la vendita dell’azienda alla solita multinazionale o azienda di dimensioni maggiori, che poi spesso, purtroppo, annacqua e assorbe il prodotto geniale dell’inventore nel suo fatturato più grande, inglobando e nel tempo facendo venire meno quel plus che l’idea originale di prodotto aveva apportato sul mercato.

Eppure qualche volta, accade qualcosa che ti riesce a farti intravvedere qualche raggio di speranza nel nostro complesso futuro del sistema produttivo delle PMI italiane.

Di questo racconterò ora, per contribuire a supportare, sia pure idealmente, la tenace ricerca di qualche imprenditore giovane a portare avanti le idee del padre e a resistere nel proprio tentativo imprenditoriale di offrire al Mercato la propria idea, ossia come dice la derivazione etimologia greca di tale termine, la propria visione da comunicare e vendere alla clientela, rinunciando al facile profitto dell’alienazione dell’impresa, ma anzi ricomprandola ed investendo sul terroir di origine.

Siamo in quel lembo di terra fertile di idee e prodotti vari che è l’Emilia.

1814, Napoleone Bonaparte ha appena abdicato in Francia, quando Giuseppe Casoni dà avvio alla sua grande impresa: cominciare a distillare e produrre liquori in un piccolo stabilimento e precisamente e soprattutto l’Anicione e altri liquori, allora spesso accompagnamento pomeridiano e serale del caffè. Liquori autoprodotti e venduti in una piccola bottega familiare a Finale Emilia.

 

 

Gli ingredienti vengono cercati nel territorio circostante, tra i quali fondamentale l’anice verde. L’anice verde è distillato in alcol e così l’anice stellato, il blend finale regala note aromatiche che  sono intense e fascinosamente erbacee, ideali per abbinarsi ad un fine pasto, cui regala pulizia di bocca e felice aromatizzazione.

L’azienda cresce, i distillati ed i liquori hanno successo, in tutta l’Emilia si parla di questa distilleria, passa il tempo, gli Emiliani ed il resto del mondo degustano amabilmente gli spiriti Casoni. Poi purtroppo, ad un certo punto, quando Giuseppe è ormai solo un felice ricordo che si tramanda nella memoria della famiglia, e siamo già nel 2005, Mario Casoni, già Cavaliere del Lavoro, cede l’impresa.

In quel momento Casoni aveva nel proprio portfolio prodotti brand come il popolare “Braulio” e “Il Limoncello di Sorrento”. Subentrò Averna, che poi, a sua volta, l’alienò al Gruppo Campari.

Tutto bene? No.

Si cominciò a parlare, improvvisamente, di chiusura degli stabilimenti produttivi emiliani e dunque delle distillerie. Al solito. I manager decidono, gli operai subiscono, i Marchi tramontano.

Tutto male? No.

Paolo Molinari, nipote del venditore Mario Casoni, ed il suo amico Pier Giorgio Pola, mentre bevono del tè in Inghilterra, durante una vacanza, hanno una felice intuizione, di quelle geniali ma complicatissime.

Acquistare l’azienda ed i relativi brand da Campari e ricominciare da una apposita startup.

Campari resiste e chiede, tratta lungamente, poi cede.

Cede tra il 2014 e il 2016.

Oggi, 2024, l’Azienda Casoni conta 80 addetti ed una filiale in Inghilterra, dove l’idea di acquisto nacque.

E il fallout sul territorio?

A Finale trova sede l’Associazione di Promozione Sociale Rulli Frulli che sostiene progetti legati all’inclusione delle persone disabili, che con il progetto Astronave Lab consente  a questi giovani di entrare nel mondo lavorativo. Casoni offre loro delle Borse di Studio, forte della volontà di perseguire il principio etico della responsabilità sociale d’impresa.

Ora l’Azienda, come riconosce al Corriere della Sera Paolo Molinari “è una delle cento imprese più sostenibili in Italia sotto i 250 milioni di euro di fatturato. Produce il 100% di energia da fonti rinnovabili, il 40% autoprodotta anche con i pannelli solari. E le stesse bottiglie, tra cui quella del gin e di altri distillati, sono realizzate con materiali riciclati e riciclabili”.

 

 

Ora il bouquet di prodotti aziendali è diventato ampio e variegato, si va  dai distillati, in particolare il gin declinato in varie composizioni e ricette, ai liquori dallo storico Anicione, ai grandi classici della tradizione liquoristica italiana, al Vermouth, sempre nel rispetto del Passato ma con uno sguardo moderno volto a coniugare storia e modernità, consentendo per esempio a committenti privati di creare il proprio spirito alcolico, personalizzandolo in base ai propri desiderata.

Ampia è anche la sperimentazione di nuovi cocktail che l’Azienda propone al mondo della mixology come combinazione possibile tra i propri prodotti ed i classici della storia dei cocktail tradizionali come l’Americano Casoni o l’interessante Modena City Bramble con Gin e Bitter della Casa.

Ma le radici non si dimenticano e si riconosce in Casoni, che l’asse portante del successo dell’azienda è ancora nell’antica ricetta dello spirito d’anice, che il fondatore Giuseppe inventò più di duecentodieci anni fa. Un liquore secco e puro che ha consentito all’azienda di affermarsi in numerosi contest a livello nazionale ed internazionale e da cui è partita l’espansione del brand verso altri liquori e distillati da produrre, senza dimenticare la necessità di collegarsi sempre al territorio emiliano, da promuovere e valorizzare, anche con l’attenzione verso i più deboli.

 

 

Dunque, welcome back Casoni, esempio di azienda familiare che, dopo una breve interruzione di titolarità, è tornata saldamente nelle mani dei parenti del fondatore, consapevoli che si può fare business di successo anche conservando metodi produttivi, ricette e passioni del passato ma guardando sempre al futuro e alle tecnologie ecosostenibili.

Piace raccontare piccole grandi storie di successo di imprese artigianali, che nel tempo non solo si sono rafforzate e hanno avuto successo, ma che hanno saputo connettere i concetti di familiarità e managerialità, dimostrando ancora che, come sosteniamo da tempo, a volte la creazione di business negli spirits può significare per un territorio, per l’indotto, e per la stessa realtà italiana della piccola, media e grande impresa, un grande valore, che non deve essere disperso, ma salvaguardato e rafforzato, nell’interesse dell’intero Paese.

D’altra parte la nostra tradizione liquoristica italiana si basa sul terroir, e sulla sua valorizzazione, perciò è bello degustarne dei sorsi in giro per le eccellenze italiane, raccontandone le peculiarità, magari quando fa freddo e a dormire non si ha ancora voglia di andare, con il camino acceso.

 

ALTRI ARTICOLI

Comments

Leave a comment