Uist e Benbecula

Uist e Benbecula

Uist e Benbecula, tra spiagge caraibiche, torbiere fangose e nuove distillerie

Terza tappa del diario di viaggio alle Ebridi Esterne, qui trovate la prima puntata (Oban) e qui la seconda (Isle of Barra).

Dopo aver salutato la bellissima ma un po’ nuvolosa Barra, ci lanciamo nel cuore delle Ebridi Esterne, pronti a scoprire il fascino di South Uist, Benbecula e North Uist, tre isole collegate tra loro da ponti. Ora, perché mai l’isola compresa tra South Uist e North Uist si chiami Benbecula e non Middle Uist per me resterà sempre un mistero. Ho provato persino a chiederlo all’intelligenza artificiale, la quale mi ha risposto che Benbecula ha un’identità a sé stante rispetto alle due Uist. Ma allora, io dico, South e North Uist non hanno forse anche loro una propria identità? Mah… e comunque i misteri ebridiani non finiscono qui, ne parleremo quando vi racconterò di Harris e Lewis. Per ora andiamo avanti.

Arriviamo a Eriskay con l’ultimo traghetto da Barra la sera di giovedì 10 luglio e ci dirigiamo verso il nostro alloggio, l’Hebridean Stay, che si trova sull’isola di Benbecula e che abbiamo scelto anche per la posizione strategica che ci consentirà di spostarci agevolmente sia verso nord che verso sud per i prossimi due giorni.

La prima sensazione è quella di essere piombati in un’altra dimensione. Le nuvole basse avvolgono il paesaggio ondulato con un manto di nebbiolina spettrale, inoltre la nostra casa è completamente deserta, i proprietari ci hanno lasciato un biglietto di benvenuto all’ingresso invitandoci a “fare come se fossimo a casa nostra”. Inutile dire che la porta d’ingresso è aperta, come nella miglior tradizione dei paesi nordici dove la fiducia nel prossimo è infinita. Nei paraggi non si vede anima viva, le stanze vuote e il fischio del vento ci inducono una sensazione a metà strada tra l’entusiasmo e una certa, vaga, apprensione. Ma non ci perdiamo d’animo: abbiamo una cucina super attrezzata e così via di rigatoni al pomodoro, vino bianco cileno, shortbread con il 100% di grassi saturi e la serata è salva! La vera sorpresa, però, arriva quando andiamo a letto: il sole, che nel frattempo è uscito allo scoperto, non ne vuol sapere di tramontare e, testardo, resta sospeso galleggiando all’orizzonte. Anche questa è magia ebridiana.

Il giorno successivo, dopo una colazione regale (grazie, ospiti ignoti!), si parte, pronti per l’escursione alla Loch Druidibeg National Nature Reserve (qui il tracciato) a South Uist. L’itinerario, descritto da Walking Highlands come “segnalato ma accidentato”, si è rivelato in realtà una vera e propria palude! Immaginate 4,5 chilometri percorsi in un’ora e mezza facendo costantemente attenzione a dove mettere i piedi per non sprofondare fino alla caviglia. Un vero e proprio survival game, ma con panorami che toglievano il fiato sulla brughiera infinita punteggiata di laghi blu, sotto un cielo azzurro intenso e un sole che ci ha fatto persino sudare. La riserva è il paradiso degli uccelli: piovanelli, pettegole, corrieri grossi, oche selvatiche e, sembra, anche il famosissimo re di quaglie, quasi impossibile da vedere, ma il cui verso caratteristico talvolta riecheggia in questi luoghi. Un paradiso anche per noi, nonostante il fango!

 

 

Dopo questo bagno di natura, è tempo di cultura e… whisky! Torniamo a Benbecula per visitare l’omonima distilleria e qui la musica cambia decisamente rispetto alla piccola (per ora) realtà di Barra. Un bell’edificio in stile contemporaneo, con una propaggine in vetro che ricorda un faro e mette in mostra gli alambicchi. All’interno, un visitor centre curatissimo, con artigianato locale, ritrovamenti archeologici che parlano della storia dell’isola e persino alcune bottiglie (vuote, ahimè!) appartenenti al carico del famoso Politician, la nave naufragata di fronte a Eriskay nel 1941 con le sue 264.000 bottiglie di whisky che ha ispirato il romanzo (e il successivo film) Whisky galore!

 

 

La Benbecula Distillery ha iniziato a distillare solo l’anno scorso e mentre il suo spirito sta maturando in attesa di poter essere chiamato whisky noi assaggiamo il new make, molto aromatico e ben fruttato. La distilleria occupa quello che un tempo era stato un fabbricato dedicato all’industria ittica e in particolare alla lavorazione del salmone. Durante il tour ci spiegano che l’orzo proviene dall’isola ma anche dalla eastern coast scozzese ed è di varietà bere (ma non solo). Il mashing dura 3,5 ore, la fermentazione da 3 a 5 giorni, la distillazione veloce produce spirito a 70 gradi.

 

 

La giornata prosegue con un’escursione a North Uist, verso la camera funeraria di Bharpa Langais e al cerchio di pietre di Pobull Fhinn, un percorso di 3,25 km panoramico e completamente deserto, se si esclude un’aquila che volteggia sulle nostre teste, il secondo avvistamento in soli tre giorni! Il tempo si mantiene splendido fino a sera e così resterà per tutto il resto del viaggio, a parte una breve parentesi umida a Harris, di cui parleremo nel prossimo post.

 

 

Il giorno successivo, dopo una colazione corroborante, facciamo un salto alla North Uist Distillery, dove acquistiamo qualche souvenir (Dario, la maglietta del Downpour Gin ti aspetta!). Fondata nel 2019, la North Uist Distillery è un esempio di come un’impresa moderna possa radicarsi profondamente nella storia e nella comunità locale, guardando al contempo a un futuro sostenibile. Johnny e Kate sono una coppia originaria del luogo che ha deciso di tornare con l’obiettivo di creare una distilleria che non solo valorizzi gli ingredienti naturali di Uist, ma che fornisca anche opportunità di impiego alla gente del posto. La loro visione punta a onorare la ricca tradizione dell’isola, da sempre legata alla terra e al mare per il sostentamento.

La distilleria ha trovato la sua casa permanente a Nunton Steadings, non un edificio qualsiasi, ma un luogo con una lunga storia: originariamente sede di un convento nel XIV secolo, divenne poi una masseria agli inizi del ‘700. La tradizione vuole che sia stato proprio a Nunton che Bonnie Prince Charlie abbia pianificato la sua fuga dopo la sconfitta di Culloden nel 1746. Acquisito nel 2020, l’edificio è stato trasformato in una struttura all’avanguardia ma a impatto zero, preservando il suo fascino storico e abbracciando pratiche di sostenibilità moderne.

L’obiettivo a lungo termine è la produzione di whisky completamente grain-to-glass, con ogni fase, dalla coltivazione alla distillazione all’invecchiamento e imbottigliamento, direttamente a Nunton Steadings. Stanno già utilizzando l’orzo bere, acquistandolo da agricoltori locali che utilizzano pratiche agricole tradizionali e sostenibili, come la fertilizzazione con alghe marine. La produzione di whisky è iniziata a maggio 2024, con l’intenzione di produrre una singola botte al giorno per mantenere la qualità.

Parlando con le ragazze del visitor centre si percepisce l’energia, la voglia di crescere e di conquistare l’attenzione degli appassionati e del mondo del whisky. Mi piace tantissimo questa atmosfera, mi sa proprio che dovremo tornare per assaggiare il loro primo malto.

 

 

La tappa successiva è la Balranald RSPB, una riserva naturale meta degli appassionati di birdwatching. La spiaggia è stupenda, un lungo arco di sabbia color perla circondato da un fronte di dune ricoperte di erba verdissima. È sabato, c’è uno splendido sole, l’aria è tiepida e arrivano molte famiglie. Mentre i bambini giocano con la sabbia, le mamme organizzano una festa, apparecchiando tavolate e fabbricando aquiloni di carta.

 

 

Ma il vero colpo di fulmine arriva quando intraprendiamo l’escursione circolare di 9 km, forse la più bella di tutto il viaggio, che percorre tutta la penisola a nord di Grenitote. Descriverla è quasi impossibile: spiagge bianchissime lunghe chilometri che con la bassa marea si trasformano in pianure sterminate, luccicanti e completamente deserte. Una tavolozza di colori degna di un grande artista, con sfumature che vanno dal bianco al perla, al verde smeraldo, al celeste, al blu cobalto del mare più profondo. Alghe verdissime e color ruggine risaltano sulla sabbia d’avorio, bagnata da un mare di smeraldo. Tutto questo sotto un cielo turchese inondato da un sole accecante e spazzato da un vento implacabile, mentre gabbiani e sterne volteggiano minacciosi sulle nostre teste, rei di aver disturbato la loro quiete. Siamo elementi di disturbo nella sinfonia di madre natura, due puntini insignificanti, due microscopiche macchie di colore su una tela infinita che raffigura la perfezione del creato, uno spettacolo che ti entra dentro e non ti lascia più.

 

 

Con gli occhi ancora pieni di questa bellezza, ci dirigiamo verso Berneray, dove prendiamo l’ultimo traghetto per Harris. Salutiamo Uist e Benbecula, ci hanno regalato un’esperienza autentica, selvaggia e sorprendentemente ricca. Le consigliamo a chiunque voglia staccare la spina e riconnettersi con qualcosa di veramente grande.

Prossimo articolo: Isle of Harris, stay tuned.

 

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