Two James Spirits Detroit

Two James Spirits Detroit

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Whisky Club Italia negli USA – Day 14

Approfitto della visita a Detroit per un paio di osservazioni. Lo stupore di avere trovato così tanti ettari di vigne appoggiate al lago Ontario è stato superato dalla sterminata successione di campi coltivati a mais, segale e patate (queste ultime non usate per i nostri scopi 😀). Praticamente tutto il versante settentrionale del lago Erie (Canada) e tutto il Michigan (USA) costituiscono un’unica redditizia zona agricola il cui successo è dovuto al connubio del terreno fertile con il clima mitigato dai grandi laghi e l’abbondanza di acqua (che prima dell’arrivo dell’industria era di qualità top, poi i laghi si sono progressivamente inquinati).

Tutto questo ha fatto del Michigan una delle regioni più importanti per la produzione di whiskey americano, una delle regioni che vinceva per qualità. Poi è arrivato il Proibizionismo, che ha minato questo primato al punto che molte distillerie hanno colto l’occasione per trasferirsi nel vicinissimo Canada (Detroit è diviso dal Canada solo da un fiume e da un ponte). Il 10 Aprile 1933 il Michigan è stato il primo stato ad abrogare il 18° emendamento, ma questo non è bastato per far ritornare i distillatori su suolo statunitense.

Abbiamo visitato la distilleria Two James Spirits, la prima distilleria di Detroit aperta dopo il Proibizionismo (esattamente 80 anni dopo, nel 2013), dotata di una accogliente tasting room con ottimi cocktail, molto affollata durante i weekend (hanno contribuito a trasformare il quartiere di Corktown – uno dei più difficili in una città che è stata tra le più violente degli USA – in un luogo vivace e sicuro). Ottimo il Catcher’s Rye Whiskey e interessante il catalogo con tanti prodotti “alternativi”.

Questo Rye Whiskey è un 100% rye non maltato e qui hanno iniziato a fischiarmi nelle orecchie un po’ di domande. Solitamente in un mash si mette anche solo una piccola percentuale di malto d’orzo, si sfruttano i suoi abbondanti enzimi per scindere la catena di zuccheri complessi della segale non maltata, per ottenere quelli più semplici che sono digeribili per i lieviti. Una delle domande che mi state mandando in MP è “ma hai assaggiato qualche 100% rye?”. Ne ho assaggiati parecchi, con stili molto diversi, ma tutti avevano almeno un 10% di segale maltata, cosa che erroneamente credevo fosse sufficiente per sostituire il malto d’orzo. Non lo è. Alla mia domanda “ma come fate ad estrarre il mosto zuccherino da un 100% segale non maltata?” la risposta è stata drammatica “Usiamo la chimica”. Emanuele Longo correggimi se ho interpretato male le tue parole, con la segale bisogna arrivare ad almeno il 40% di parte maltata per ottenere sufficienti enzimi, cosa che non viene fatta perché questo ridurrebbe l’effetto cereaoloso-speziato che si cerca nel Rye. Quindi si sta bassi sino ad arrivare allo zero, e questa famosa chimica non è altro che una buona dose di enzimi iniettati nel mash. Nulla di drammatico, ma sappiatelo 😉

La seconda osservazione nasce in modo naturale nel momento in cui mi viene messo tra le mani il loro Johnny Smoking Gun, un imbottigliamento che hanno fatto per un locale ristorante giapponese. Un whiskey appositamente pensato per l’abbinamento con l’umami dei brodi orientali, ottenuto da un blend di mais (70%), segale (30%) e … tè! Infatti i cereali sono stati messi in infusione con un mix di tre tè asiatici incluso il Lapsang Souchong che conferisce al mix un finale affumicato. E sapete il bello? In etichetta può ancora essere chiamato “Whiskey” (d’altronde l’ “infusione” con fumo di torba in Scozia non è cosa molto differente). Diciamo che fuori da Bourbon, Rye e Wheat (dove esiste il disciplinare) c’è spazio per molta fantasia e il risultato di questo whiskey con il “Sole Nascente” in etichetta è davvero molto intrigante.

Il Kentucky si avvicina e con tutte le esperienze che stiamo vivendo la chiave di lettura dovrà necessariamente essere diversa.






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