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Torbiere del Sebino, Lago d’Iseo. Torba fu…
Da un pannello:
«Alla fine del 1700 le Torbiere erano un pascolo libero, una zona piuttosto arida secondo Cristoforo Pilati, naturalista bresciano che scriveva: ‘Vi cresce un’erba miserabile la quale sia verde che secca serve piuttosto a dimagrare che a ingrassare i bovini’. Fu proprio questo personaggio a capire che sotto quel prato stepposo si nascondeva un tesoro energetico, una terra che poteva bruciare e dare energia. ‘Già nel 1774, il benemerito Pilati la sperimentava quivi per la trattura della seta’. Il suo utilizzo però si diffuse nel secolo successivo, quando anche in altre realtà italiane si comprese l’importanza di questo economico combustibile per le necessità della nascente industria e si cominciò ad estrarlo.
Gli scavi sistematici nelle Torbiere cominciarono nel 1863, quando la società torinese ‘Società Italiana Torbiere’ acquistò la parte centrale del territorio, quella con lo strato torboso più compatto, iniziando così lo sfruttamento di un combustibile che risultava molto conveniente per le industrie locali, filande, ferriere, fornaci che proprio per questa possibilità di trovare una fonte di energia vicina e a basso costo, si ingrandivano e si sviluppavano. Una nuova relazione, molto importante, prendeva vita nell’ambiente, quella fra torba e attività industriali.
La torba veniva venduta anche a Brescia e usata come combustibile per il riscaldamento di locali pubblici e scuole della città.
Partendo dalla zona centrale, quella dove il giacimento di torba era più consistente, gli scavi proseguirono verso i margini, fino ad asportarlo totalmente. Secondo i calcoli fatti, tenendo conto dell’estensione della zona scavata e della profondità delle vasche, si valuta che ne siano stati estratti circa 5 milioni di metri cubi.
Contemporaneamente al lavoro di scavo, si modificava il territorio, le grosse buche si riempivano di acqua, creando la caratteristica conformazione di grandi vasche rettangolari separate da sottili strisce di terra, che servivano al passaggio per le carriole che trasportavano la torba al punto di raccolta.
La Torbiera, senza particolari studi o progettazioni, inaspettatamente si ritrasformava in ‘lama’, l’antico territorio dei palafitticoli, e di conseguenza si modificavano gli ecosistemi, la flora e la fauna, fino a costituire il paesaggio paludoso che vediamo oggi.»


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