Avevo già scritto, in occasione del viaggio di settembre 2022, di quella che è stata la necessità per Laphroaig di automatizzare il processo di estrazione della torba. La pandemia ha portato ad una disponibilità scarsa ed incerta di manodopera, e la torba non aspetta. Nei pochi messi di inizio primavera (adesso), si deve estrarre tutto il fabbisogno di torba per l’anno successivo. Poi, a dirla tutta, è una attività fisica molto pesante e – andati in pensione gli anziani maestri peat-cutter – è rimasta sempre vuota la fila dei lavoratori desiderosi di prendere il loro posto.
Dal blog di Whisky Club Italia
14 settembre 2022 #islay54
Aggiornamento torba di Laphroaig. Proviene sempre dalla Glenmachrie peat bog, la torbiera dell’aeroporto, ma da un po’ di tempo non è più estratta a mano con la tradizionale pala. Intendiamoci, non si usa un trattore veloce e invasivo, che spremendo la torba provoca una perdita parziale dei suoi fluidi puzzolenti. È stato costruito un macchinario che simula il processo di estrazione manuale, la torba viene trattata delicatamente e si risparmiano un po’ di mal di schiena agli addetti. Un piccolo aiuto meccanico per un lavoro duro e difficile che, a dire il vero, non vuole fare più nessuno.
Per Laphroaig, che ha sempre sbandierato agli appassionati il fatto di avere conservato – come unica distilleria di Scozia – l’estrazione manuale della torba, cosa fondamentale per il profilo aromatico del proprio single malt, non si poteva far finta di nulla. Si è optato per un sistema meccanico ausiliario ad una estrazione comunque tradizionale, un aspetto che viene correttamente dichiarato durante il tour.
Ho potuto vedere, per la mia prima volta, questo strumento che viene utilizzato per l’estrazione assistita della torba, ringrazio Davide Caronno e a Andrea Boer per le foto. Montato sul braccio di una ruspa, è in grado – in un solo utilizzo – di prelevare dal terreno 10 “panetti” di torba. Di seguito le foto della torbiera di Laphroaig, versione 2023. Questo strumento consente di simulare l’azione del tradizionale Peat Spade, la vanga che non “spreme” la torba e consente di proteggere il suo ricco contenuto di oli vegetali, quelli che – bruciati – conferiscono il caratteristico “puzzo” al malto di Laphroaig.
Una parte della torbiera di Laphroaig è invece lavorata con un più efficace e moderno mezzo meccanico, ne avevo parlato a febbraio nel Daily Dram. Dalle foto si intuisce quanto l’estrusione cambi il DNA stesso della torba, che diventa una poltiglia, una sorta di bitume. La torba prende una forma cilindrica, anziché squadrata. I difensori di questo sistema di estrazione della torba dichiarano che il loro sistema è più rispettoso dell’ambiente perché la torbiera non viene “scoperchiata“, come accade con l’estrazione manuale. È buona norma rimuovere i primi 30 centimetri di terreno perché contengono la vegetazione viva con il proprio apparato radicale, uno strato che viene conservato e che viene riposizionato più in basso – come un tappo – sulla torbiera, una volta estratto il circa metro di panetti che si desidera prelevare. Con l’estrazione meccanizzata, invece, si penetra nel terreno con una sorta di aratro molto stretto, che sul terreno lascia solo una piccola fessura, una ferita che si richiude velocemente in modo naturale.
Torbiera di Laphroaig, aprile 2023



Estrazione meccanizzata della torba





