Weekly Dram 26.15
A tutti piace essere arrivare per primi, e nel mondo del whisky questo vale anche di più.
La prima distilleria del Paese, la prima ad aver usato il tetto a pagoda, la distilleria più antica del mondo… tutti primati che giocano a favore di una narrazione che trova nella tradizione uno dei più grandi punti di forza.
Penso a Scapa, eterna seconda delle Orcadi, che con uno scarto di poco meno di un secolo da Highland Park è un po’ la Cenerentola dell’isola, sebbene in tempi recenti si sia impegnata in un interessante rilancio del proprio portafoglio e nella nuova, spettacolare veste della tasting room.
Penso a Roe & Co., la distilleria del colosso Diageo fondata nel 2019 a Dublino, che ha mancato di una manciata di anni il primato di nuova distilleria nella capitale irlandese dopo oltre un secolo, lasciato ai figli di John Teeling con la loro Teeling del 2015.

Oppure Torabhaig, che con un progetto nato ancora nel 1976, ha visto la distillazione iniziare solo nel 2017, diventando la seconda distilleria dell’isola di Skye dopo la famosissima Talisker.
Il lancio del loro primo imbottigliamento è avvenuto in piena pandemia, godendo quindi di un periodo in cui tutti si era (molto) propensi a bere, mentre oggi l’interesse attorno ai loro prodotti sembra un po’ appannato, forse anche a causa di alcune edizioni limitate non proprio memorabili.
Ma pur con alti e bassi, Torabhaig ha sempre incontrato almeno il mio di gusto, con quella torbatura costiera non troppo accentuata, e con il loro primo imbottigliamento fisso ha raggiunto, secondo me, il giusto equilibrio.
TORABHAIG TAIGH
Single Malt Scotch Whisky
46%abv, botti ex bourbon first fill e refill ed ex madeira
Prezzo intorno ai 70 euro
Costiero fin dal primo approccio al naso, con iodio e sale che segnano note fruttate e di pasticceria tra pesca, mela, albicocca secca, amaretto, crema pasticcera, uvetta e strudel di mele. In secondo piano, note terrose e vegetali di sottobosco umido, con spezie (cannella, noce moscata) e un sottofondo acidulo e lattico, di yogurt all’albicocca. La torba fa da filo conduttore, di legna ed erba bruciata, incisiva ma non predominante. Pieno e di gran piacevolezza.

Al palato si presenta con una oleosa leggerezza, puntellato da spezie vivaci (zenzero, pepe nero, cannella, anice) che risaltano il profilo dell’olfatto, dove la parte marittima appare alquanto ridotta in favore di frutta e pasticceria, incarnati da zuppa inglese, pesca, ribes, crema cotta, zest di limone e amaretti, il punto focale di questo whisky. Torba più accesa ma sempre non debordante, mantenendo l’animo vegetale, con la salinità iodata che emerge in lunghezza, a stuzzicare labbra e lingua.
L’anima isolana caratterizza il finale, avvolgendo con le braci spente frutta, pasticceria, ancora amaretti e tocchi speziati.
Conclusioni: Un whisky armonico e gentile, dalla bevuta facile ma non banale che rende davvero merito allo spirito di Torabaigh come altri NAS usciti in precedenza non hanno saputo fare. Pulito, con personalità senza sbruffonaggini. Insomma, buono.
Link a tutti gli articoli su Torabhaig: https://whiskyart.blog/category/scozia/skye-whisky/torabhaig/
Il profilo della distilleria Torabhaig: https://whiskyclub.it/distilleria/torabhaig/


