E alla fine è arrivato un Open Day bagnato per la distilleria Springbank, temperature sotto i 10°C e tormenta di vento per una giornata che ha visto un discreto numero di presenti, non tutti – a sentir dire – poi intenzionati a proseguire la festa su Islay.
La pioggia ha attenuato la gioia della città e dei presenti e offerto al gruppo di Whisky Club Italia la scusa per assaggiare una quantità importante delle rarità offerte, come l’anno scorso, al costo di £ 5 per 3 dram da 1cl cad. Mio preferito, per distacco, il (40), un Longrow 9 anni affinato in Sherry Palo Cortado e imbottigliato alla gradazione piena del 56.3%; il perfetto equilibrio tra la torba, la masticabilità e le note ossidate dello sherry, un dram di una complessità inaudita.
Springbank Open Day, gli imbottigliamenti
Ma veniamo agli assaggi dei tre imbottigliamenti rilasciati per l’Open Day, dal giovane e sorprendente Hazelburn 8 anni sino al complesso Longrow 16 anni. Più difficile da decifrare lo Springbank 10 anni. Finito il primo set delle tre mezze bottiglie, ecco il verdetto del panel di Whisky Club Italia guidato da Elena Melchiorri.
Hazelburn 8 anni, 52.8%, 35cl
Bourbon & Oloroso casks
2.200 bottiglie
Un ottimo compagno di serata, complesso e bevibile allo stesso tempo.
Al naso nota di smalto, seguita da confettura, zucchero filato, cereale, torrone e agrume. In bocca abbastanza equilibrato, con una percepibile pungenza dell’alcol, olio essenziale di agrumi che vira verso note balsamiche e resinose. Finale di miele, non lunghissimo con nota alcolica persistente.
Ad un secondo assaggio, canditi e piccola nota acetica.
Springbank 10 anni, 57.1%, 35cl
Fijian Rum casks
2.200 bottiglie
Poco elegante, ok è uno Springbank, ma qui la sporcizia è più eterea. Non il migliore dei tre imbottigliamenti.
Al naso molto sintetico, frutta tropicale stramatura, liquore al mirto. Poi floreale, anice, liquirizia, cereale. Rosmarino, pepe. In bocca molto pungente, di alcol e di ammoniaca. Quasi anestetizza il palato.
Finale medio/lungo, torba contenuta.
Abbiamo cercato una chiave di lettura, ma alla fine non la abbiamo trovata.
Longrow 16 anni, 54.7%, 35cl
Ruby Port casks
2.200 bottiglie
Un colore inquietante a cui corrisponde una bevuta tutt’altro che banale.
Il Porto Ruby è un vino ottenuto dalle stesse uve del Tawny ma che non subisce la stessa ossidazione, viene normalmente imbottigliato giovane e mantiene tutte le caratteristiche dei piccoli frutti rossi e il colore rubino intenso.
Mon Chéri su una nota di cuoio e di brodo di carne bianca. Cacao e caffè in polvere, balsamico, dragoncello. Torba tenue, non oleosa ma erbacea, di sottobosco. Un po’ di plastica scaldata, quasi bruciata. Miele di eucalipto, caramello salato.
Più semplice l’ingresso in bocca, sempre Mon Chéri, cannella, marmellate di prugne, carruba, poi arriva una torba balsamica molto persistente. Salvatore dice Papier d’Arménie.
Finale lungo.
Fratelli molto diversi, ma mettiamo questo Longrow a pari merito con l’Hazelburn.







