Nella splendida cornice della Piazza Querciola, dominata dalla possente torre del Castello dei Vescovi di Luni di Castelnuovo Magra (La Spezia), ha preso il via sabato 4 luglio la terza edizione della rassegna Spiriti sotto la torre, manifestazione voluta dal Comune e dal Circolo Arci, e orchestrata da Marco Graziano – Le vie del Rum. A questo primo appuntamento dedicato al whisky seguirà, il 18 luglio, un approfondimento sul mondo del rum.
Una serata splendida con un’ottima partecipazione; ringrazio il Circolo Arci e Marco per avere voluto coinvolgere anche quest’anno Whisky Club Italia.
L’America e il suo Whiskey
La data del 4 luglio gridava ad altissima voce l’Independence Day, la festa dell’indipendenza degli Stati Uniti, quest’anno giunta al suo 250° anniversario, un compleanno molto importante.
Conosciamo molto bene la storia, che ha coinvolto tasse, guerre, ribellione, tè e … whiskey.
I coloni nordamericani, in risposta al continuo innalzamento delle tasse imposte dal governo britannico, dettato dal rischio di bancarotta della Compagnia delle Indie, insorgono il 16 dicembre 1773 con un atto di protesta. Durante quello che poi diventerà famoso come Boston Tea Party, un gruppo di coloni indipendentisti, appartenenti al movimento clandestino dei Sons of Liberty, travestiti da nativi Mohawk salì a bordo delle navi inglesi ancorate nel porto di Boston e gettò in mare 342 casse di tè.
Questo fatto fu uno dei principali catalizzatori che condussero alla guerra d’indipendenza americana (1775-1783), che – grazie al supporto dell’esercito francese, vide come vincitori le tredici colonie nordamericane, e che diede successivamente vita agli Stati Uniti d’America. Il 4 luglio 1776, a Filadelfia, fu promulgato lo storico documento d’indipendenza.
Dopo la ratifica della costituzione americana da parte di tutti i tredici stati federali, il collegio elettorale degli Stati Uniti d’America avviò la procedura per la prima elezione del presidente. Il 4 febbraio 1789 George Washington divenne così il primo presidente degli Stati Uniti d’America. Oltre ad essere stato l’abile comandante dell’esercito che vinse la guerra d’indipendenza, Washington si dimostrò essere un abile politico e imprenditore.
Dopo che si fu ritirato dalla politica, una delle attività che svolse per mantenersi, tra le altre, fu quella di produrre whisky nella sua tenuta di Mount Vernon. Nel 1799 la distilleria di George Washington produsse circa 11 000 galloni di whisky (circa 41 600 litri), contro una media di 650 galloni delle altre distillerie; ciò la rese la più grande distilleria di whisky in America a quei tempi.
Durante la sua presidenza, Washington dovette affrontare il problema del forte debito accumulato dalle colonie per finanziare la guerra e consigliare al Segretario al Tesoro Alexander Hamilton l’introduzione di una tassa federale sul whisky. Questa tassa colpì duramente i piccoli agricoltori della Pennsylvania occidentale, di origine scozzese o irlandese, che distillavano il grano in eccesso e ne ottenevano un’importante fonte di sostentamento. Furono loro ad innescare la prima rivolta popolare americana conosciuta poi con il nome di Whiskey Rebellion (1791-1794).
L’esito di questa ribellione fu la presa di consapevolezza della potenza del neonato governo federale, intervenuto per sedare le manifestazioni con un esercito di 13.000 soldati comandato da Washington in persona. Il risultato fu la migrazione di una parte importante di questi contadini distillatori dagli Appalachi verso i meno controllabili confini occidentali della Confederazione, in quel territorio che sarebbe poi diventato lo Stato del Kentucky, che oggi – non a caso – produce ben il 95% del whiskey americano.
Insomma, un continuo intreccio di fatti che hanno plasmato l’industria del whiskey americano così come la conosciamo oggi.
La degustazione
Abbiamo ricostruito questa storia attraverso l’assaggio di 4 differenti espressioni di whiskey americano:
- Woodford Reserve Distiller’s Select 43.2% (86.4 proof)
Kentucky Straight Bourbon Whiskey
Mashbill: 72% mais, 18% segale, 10% malto d’orzo
Un bourbon mainstream da manuale, con una significativa parte distillata in potstill e la maturazione effettuata in magazzini a temperatura controllata. Dolce, balsamico, maledettamente bevibile.
. - Remus Bourbon 6 anni Highest Rye, 54.5% (109 proof)
Straight Bourbon Whiskey (Lawrenceburg, Indiana)
Mashbill: 51% mais, 39% segale, 10% malto d’orzo
Lo abbiamo assaggiato più volte e ci rimettiamo volentieri il naso sopra. La elevata componente di segale e il grado elevato, lo rendono una perfetta bevuta da dopo cena. Complesso, bocca piena e finale lungo.
. - Rossville Rye 5 anni, 47% (94 proof)
Straight Rye Whiskey (Lawrenceburg, Indiana)
Mashbill #1: 95% segale, 5% malto d’orzo
Mashbill #2: 51% segale, 45% mais, 4% malto d’orzo
Non riusciamo mai a dire di no ai Rye con una segale tanto marcante quanto quella di questo Rossville. Tanta caramella mou al peperoncino, bello secco nell’evoluzione al palato, da sorseggiare in piccoli dram.
. - Jack Daniel’s Bonded, 50% (100 proof)
Tennessee Whiskey Bottled in Bond
Mashbill: 80% mais, 8% segale, 12% malto d’orzo
Jack Daniel’s non è solo No.7, quando si esce dall’espressione base si trova comunque la parte dolce e morbida del distillato del Tennessee ad alto contributo di mais, ma anche una bevibilità più gratificante. Cola non consigliata.







