Speyburn, ieri e oggi

Speyburn, ieri e oggi

Ero riuscito a visitare la distilleria Speyburn una sola volta, circa 15 anni fa. Per i turisti del whisky, la conoscenza della distilleria Speyburn si ferma solitamente alla vista della pagoda dalla rotonda di Rothes. Davide Terziotti mi aveva anticipato l’apertura del nuovo Visitor Centre e del fantastico tour che permetteva di fare un salto indietro nel tempo di oltre un secolo.

Tutto confermato. Lo stupore nel vedere intatte le attrezzature di 100 anni fa è stato arricchito dalla competente ed emozionata conduzione della guida Melinda.

 

 

Speyburn ieri

La bellezza di Speyburn è ben evidente già dal parcheggio. Gli edifici, più alti rispetto a quelli tipici delle altre distillerie scozzesi, ne svelano la costruzione di fine 1800. Speyburn (1897) è una delle tante distillerie progettate dall’architetto Charles Doig, e ha subito due importanti upgrade nel XX secolo. L’arrivo dell’elettricità, negli anni ’20, ha portato alla introduzione di uno dei primi maltaggi automatizzati in drum. La modernità di fine anni ’60, ha portato alla chiusura delle storiche procedure, e al passaggio all’acciaio, alle forniture esterne e alla progressiva automazione.

La visita inizia dal piazzale. L’edificio sulla destra era completamente dedicato al maltaggio, che in passato era a pavimento e che – negli anni ’20, con l’arrivo della elettricità – è stato sostituito da una serie di drum.

Nulla è stato toccato, al punto che le apparecchiature potrebbero – in teoria – riprendere a funzionare.

Al terzo piano si trova il vecchio mulino e una serie di carrelli automatizzati per il trasporto dell’orzo e del malto. Al secondo piano sono posizionati tre steep tank di ghisa per l’infusione dell’orzo. Al posto dei pavimenti, al piano terreno sono presenti quattro drum, quattro cilindri alti un paio di metri e lunghi cinque, che – ruotando lentamente – tenevano mosso il malto durante la settimana di crescita del germoglio. Il malto verde veniva poi spostato sotto la pagoda, e lì essiccato.

 

 

Speyburn oggi

Esci da un edificio, entri in quello di fianco, e il passaggio dal vecchio al nuovo è brutale. La distilleria, recentemente aggiornata, è completamente supervisionata da una sala di controllo.

Il semi lauter produce un mosto limpido che viene trasferito verso i washback, in piccola parte fatti di legno. La prima distillazione del wash avviene in un grandissimo wash still con condensazione shell & tube. I low wines vengono suddivisi in due piccoli spirit still, dotati di wormtub.

La maturazione del loro single malt (una frazione piccola dell’intera produzione) avviene nei magazzini locali. Abbiamo esplorato il secondo piano di un classico dunnage warehouse, potendone apprezzare l’atmosfera comunque umida, anche se caratterizzata da qualche grado in più di temperatura.

 

 

La degustazione

Il core range della distilleria, con il Rum Cask e il 10 anni imbottigliati al 40%, non è chiaramente pensato per i super appassionati si single malt dello Speyside. Con il 15 e il 18 anni cresce la gradazione (46% Vol.) e la proporzione di botti ex sherry, anche se il corpo light della distilleria non consente sbalorditive evoluzioni. Se nel 15 anni rimane presente una nostra verde e fresca, con il 18 inizia ad affacciarsi l’animo natalizio dello sherry.

Una bevuta facile, immediata, sempre pulita. La sensazione è che si sia appena acceso il riflettore su Speyburn e che la sua progressiva esplorazione potrà offrire nuove emozioni agli appassionati.

 

 

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