Rockley still, il mito

Rockley still, il mito

Tante le cose che mi affascinano delle distillerie Caraibiche, e che si distaccano da quanto accade normalmente in Scozia.

Parlando di alambicchi mi soffermo su tre aspetti. Tre aspetti – il caso vuole – tutti ben rappresentati a Barbados.

  1. Le licenze vengono assegnate non solo alla singola distilleria ma ad ogni alambicco operativo. Esiste un registro nazionale in cui sono elencati tutti gli alambicchi autorizzati, identificati da un numerazione progressiva. Una determinata distilleria potrà così avere installati gli alambicchi #62, #73, #77, #79. Un’altra distilleria gli alambicchi #75 e #80. Una terza, l’ultima arrivata, l’alambicco #94. I numeri degli alambicchi dismessi non verranno più utilizzati. Il prossimo alambicco installato in quel territorio potrà prendere il numero #95.
  2. La chiusura di determinate distillerie e l’acquisizione dei suoi brand da parte di terzi può provocare una migrazione dei vecchi alambicchi verso il nuovo proprietario. Cosa assai rara in Scozia, perché? Dove i brand acquisiti erano i Blended Scotch Whisky, il loro stile era tranquillamente replicabile con “ingredienti” simili ai malti impronta, neanche Mortlach è così indispensabile. L’acquisizione di un brand di single malt corrispondeva con l’acquisizione della distilleria, che semplicemente non poteva essere spostata, pena l’impossibilità di usarne il nome. Dovesse Laphroaig acquistare Ardbeg, non potrebbe prendere i 4 alambicchi di quest’ultima e spostarli insieme ai suoi 7. O, meglio, lo potrebbe fare ma in questo caso gli alambicchi di Ardbeg sarebbero costretti a produrre del single malt Laphroaig. Il nome del single malt in Scozia è legato alla posizione dei suoi alambicchi e non alla loro forma o funzionalità.
  3. Alcuni alambicchi sono così “strani”, da marcare in modo univoco e difficilmente replicabile lo stile del loro rum. Nasce così un vero e proprio feticismo verso alcuni alambicchi storici che hanno raccolto interesse da parte dei consumatori appassionati e che vengono mantenuti in attività forzata, decennio dopo decennio, anche se –  guardandoli – sembra abbiano già dato tutto.

La quarta distilleria di Barbados, la West Indies Rum Distillery ha sicuramente la più ampia varietà di alambicchi, ne scriverò. Ma c’è un alambicco che è nei sogni di tanti appassionati di rum e che, sembra, potrà rientrare in attività presso la W.I.R.D. a metà 2023. Sto parlando del Rockley Still.

Lo raccontava molto bene Francesco Mattonetti su Lo Spirito dei Tempi (giugno 2015). Un alambicco, o uno “stile di rum”, che era saltato all’attenzione degli appassionati quando Cadenhead’s, che ne possedeva un ampio stock, aveva rilasciato degli imbottigliamenti con vintage 1986 e 2000. Rum dichiarati di Barbados e distillati in Pot Still presso la distilleria Blackrock. Come scriveva Francesco “il Rockley Still è l’anello di congiunzione tra i Rum della Giamaica con quelli di Barbados”, uno stile tanto affascinante, quanto introvabile – visto che di quell’alambicco si era persa traccia e si dava per scontato il suo avvenuto pensionamento. Aggiungeva “Rockley Still questo sconosciuto, eppure uno dei rum più buoni che ci sia mai capitato di assaggiare, soprattutto nella sua versione 1986”. Un rum che ha attirato l’attenzione, oltre che di Cadenheads, anche di Samaroli, High Spirits, Velier, Berry Bross, Moon Import e Bristol Spirits anche se i più “vecchi Cadenhead’s a gradazione piena sono probabilmente la quintessenza qualitativa di questo rum”. Insomma, tutti gli ingredienti necessari per la creazione di un nuovo affascinante mito.

Tutto questo è andato chiaramente perso in qualche angolo buio della mia memoria, finché capito a Barbados e mi trovo a dormire pochi chilometri a sud di Bridgetown, di fianco al resort del campo di golf, in una località chiamata proprio Rockley. La lampadina che si è accesa nel mio cervello ha subito scovato queste informazioni e mi ha portato a pensare che non fosse una coincidenza. La ricostruzione a questo punto era necessaria.

Il Rockley Still è un vecchio alambicco che era operativo presso la distilleria di Rockley, o meglio all’interno della sugar factory della Piantagione di Rockley che possedeva – come molte altre – la sua piccola distilleria. Uno degli zuccherifici che è andato in difficoltà già nel 1800 e che ha dovuto cedere il passo alla modernità ad inizio 1900. Modernità che ha un nome preciso: la vendita dei terreni ad un imprenditore che lì voleva realizzare un campo di golf, con tanto di club e di resort. Molti materiali e attrezzature delle tante distillerie dismesse sull’isola sono stati ritirati da una azienda (la Charles Batson) che – caso vuole – non ha trasformato il Rockley Still in una pentola di rame; la sua piccola dimensione e l’espressione simpatica lo hanno probabilmente salvato. Tutto è bene quello che finisce bene: qualcuno della W.I.R.D. ha acquistato l’alambicco nel lontano 1936, per rimetterlo in funzione. La distilleria che da parecchio tempo ha preso una dimensione industriale, è oggi di proprietà della Maison Ferrand (Cognac), e si trova nella località di Black Rock. Ha sempre effettuato esclusivamente distillazioni per terzi, e questi due ultimi aspetti spiegano sia l’utilizzo del nome BlackRock in etichetta che la disponibilità presso gli imbottigliatori indipendenti.

Cosa sia successo poi non è chiaro, fatto è che la W.I.R.D. – come molte altre distillerie dei Caraibi – ha attraversato decenni di difficoltà finanziarie, sino ad approdare – nel 2017 – all’interno della Maison francese. Proprietà che ha iniziato a fare una abile ricostruzione storica della distilleria, uno storytelling necessario per la rinascita di un brand, anzi per la nascita di un brand visto che la W.I.R.D. ha solo recentemente imbottigliato i suoi primi rum. Uno storytelling possibile solo grazie alla ampia disponibilità di documentazione negli archivi della distilleria ed alla ricostruzione storica che – dopo tanta confusione –  ha potuto attribuire al Rockley Still una data di realizzazione anteriore al 1891 (costruito dal coppersmith britannico James Shears and Sons, attivo dal 1785 al 1891, la tecnica di costruzione con quei grossi rivetti era tipica di fine 1700, ma ragioniamo pure per difetto che è già tanta roba) e l’arruolamento nella W.I.R.D. nel già citato 1936 (quando si chiamava W.I.R.R, refinery e non distillery, come era allora d’uso), distilleria che lo ha sicuramente utilizzato dal 1936 sino agli anni ’60. Il che non rende il Rockley Still il papà dei Rockley Stills di Cadenhead’s & C., che genericamente sono da interpretare come “stile Rockley”.

L’alambicco è stato poi abbandonato nel giardino della distilleria, insieme ad un suo simile, il The Batson’s Bitch, anche lui acquistato nel 1936 e riparato negli anni ’40; il suo nome denota un suo carattere lunatico e incontrollabile, un vero e proprio incubo per il distillatore. Durante la mia visita di settimana scorsa, al Batson era ancora assegnato il ruolo ornamentale in giardino, i suoi citati lavori di riparazione sono stati tanto maldestri da non rendere possibile una sua ripresa di utilizzo. Il Rockley Still, invece risultava assente, essendo stato spedito nel 2021 in Francia, e attualmente si trova nelle mani di un abile artigiano del rame che lo sta ristrutturando con lo scopo di rimetterlo in funzione. I lavori sulla caldaia sono ultimati, l’alambicco è tornato orgoglioso e lucente, si sta ricostruendo il collo di cigno, dettaglio di primaria importanza per la distillazione e per cui non si hanno informazioni, vedremo. I lavori dovrebbero terminare per metà 2023, solo allora sapremo se questo alambicco potrà tornare a produrre il rum ad alto contenuto di esteri che porta il suo nome. Quello che è sicuro è che il Rockley Still sarà uno degli alambicchi di rum più antichi in funzione.

Le informazioni che ho qui raccolto provengono da una lunga chiacchierata di tre ore con Don Benn, distillery manager della W.I.R.D, persona preziosa che ringrazio per la cortese accoglienza e per il tanto tempo che mi ha voluto dedicare. Ne scriverò.

 

Il Rockley Still quando era nei giardini della W.I.R.D. (Fonte pagina instagram W.I.R.D)

 

Il Rockley Still in ristrutturazione in Francia (Fonte pagina instagram W.I.R.D) – Don Benn e la prima persona sulla sinistra

 

Dettaglio del Rockley Still in ristrutturazione in Francia (Fonte pagina instagram W.I.R.D)

 

Casa a Barbados. Rockley.
 

ALTRI ARTICOLI

Comments

  1. Riporto i commenti preziosi di Richard Seale

    The releases from cadenhead for 86 and 2000 were NOT made from the above kettle.

    They were distilled in the same stllls that operate at WIRD today. License 62 and 73.

    There is no such thing as a ‘rockley still’ – Ben Cross who worked for Main Rum confused ‘black rock’ – the address of WIRD – with ‘rockley’ another location in Barbados. It was Ben who sourced the rum and sold to the IBs.

    No one in Barbados ever heard of a ‘rockley still’ – until the name was used by an IB. It’s just a made up name – an accident.

    The fantasy that there was a famous Rockley still – making rum in 86 but discontinued and that the rockley still is one in the picture is just that; a fantasy, now to be used for marketing. Total BS story.

    There is not even a still in the picture- just a kettle. No one alive has any experience of this vessel.

    Yes it would have come from a previous owner to WIRR – but there was no Rockley distillery , no rockley plantation and no rum from this ever went to any IB in Scotland. When the rum for cadenhead was distilled, this was already scrap in the yard.

    Whisky Club Italia you will now also know from our seminar that the rectification heads were quite complex and so without the head this kettle is not a pot still.

    But most people will associate it with a simple scotch whisky still and assume it just had a lyn arm / so the fantasy story of resurrection will be effective

Leave a comment