Rhum Marie Louise, Guadalupa

Rhum Marie Louise, Guadalupa

Rhum Marie Louise – La Guadeloupe qui bouge… Again !

 

Da qualche anno la scena del rhum agricole in Guadalupa sta guadagnando spazi e notorietà fuori dal comune, come avevo già avuto modo di scrivere in alcuni miei articoli: nuove distillerie, nuovi marchi, nuovi prodotti, nuove competenze e, è il caso di dirlo, una grande volontà di rivoluzionare un mondo che, al contrario di ciò che avviene in Martinica, non è fatto di grandi gruppi, ma di grandi famiglie che per più di un secolo qui hanno scritto la storia del rhum, e riescono più lentamente a “modernizzarsi”.

 

Una novita per Guadalupa: Domaine De Bel’Air

Il rhum di cui vi parlo oggi parte anch’esso dalla storia di una famiglia di Guadalupa, ma ha potuto varcare la soglia dell’interesse degli appassionati e del mercato per ora locale solo grazie alla passione di uno dei membri di questa famiglia, Rodolphe Payen: nel 2020, questo ragazzo di quarant’anni, sinora alla guida, insieme ai fratelli, di uno dei maggiori produttori e commercianti di acqua in bottiglia della Guadalupa, oltre che titolare di una Cave à Vin e à Rhum, decide di valorizzare una tenuta familiare unica, situata a nord di Grande-Terre, su un terreno magnifico e completamente vergine, dove per tre generazioni, a partire dalla nonna di Rodolphe, che vi abitava e che ne fu la prima proprietaria, la famiglia Payen usava trascorrere momenti di vacanza e di ritrovo: è il Domaine De Bel’Air, a qualche minuto di strada dalle magnifiche falesie a picco sull’oceano di Anse Bertrand. E’ il ricordo di Marie-Louise, questa nonna benevola e generosa, che spinge Rodolphe a voler valorizzare questi luoghi e farne qualcosa per la quale siano sempre ricordati: decide di piantare un ettaro di canna da zucchero, di una sola varietà, che lui apprezza per il carattere aromatico e la sua ricchezza, la B69.566, detta “Canne Bleue”, un “super-ibrido”, che quasi non fa fiori, dallo stelo lunghissimo, ceroso e ricco di flora batterica, capace di caricarsi di zucchero come pochi altri. Si occupa in prima persona, insieme ad alcuni planteur ed agricoltori che lavorano le sue terre, della parte agronomica: è raro vedere Canne Bleue su Grande Terre, dove il suolo è un misto di argilla e calcare, l’acqua è poca e la siccità diviene pericolosa per canne da zucchero dal lungo stelo, perciò Rodolphe, decidendo di abbracciare a pieno una filosofia che imponga il minor impatto possibile su quei terreni tanto cari, decide di intervenire spesso manualmente per la pulizia dagli infestanti, di defogliare gli steli uno ad uno, ed adottare un sistema di micro-irrigazione che permetta uno sviluppo completo di questo varietale.

 

 

La Canne Bleue su Grande Terre

La canna da zucchero cresce sana, su quel terreno inusuale, e la sua sanità ha molto a che fare con la costante presenza “sul campo” di Rodolphe e dei suoi planteur, ma anche con gli alisei marini che soffiano tra gli steli, che asciugano ed allontanano i parassiti, oltre a donare, come vedremo, al rhum blanc un innegabile accento “iodato”. Non solo, il suolo iper-minerale e il giusto apporto idrico, associato al clima molto più “secco”, collaborano ad un corredo aromatico e ad una ricchezza zuccherina formidabili. Attorno a quell’ettaro ci sono alberi da frutto centenari, palme, vegetazione spontanea e, ai tempi della nonna di Rodolphe, c’era bestiame: una tipica casa di famiglia domina la proprietà e la rende inequivocabilmente parte della storia umana di questa magnifica zolla poggiata sul blu e ricca di tradizioni che è Guadalupa.

 

L’incontro con Rodolphe

Quando incontro Rodolphe per la primissima volta siamo in una gita in barca, nelle acque davanti a Baie-Mahault, lui con la sua barca e la famiglia al seguito, io su una barca con amici: durante un bagno nelle acque calde e basse scambiamo brevemente qualche parola sulla canna da zucchero a Grande Terre. Io in quel momento lavoro ancora in sordina per vari clienti, e sono solo una faccia nuova da queste parti. La seconda volta parliamo di più: siamo al Whisky Live dello scorso Settembre, a Parigi, io al lavoro dietro al banco di presentazione dei distillati di frutta del grande Gianni Capovilla, insieme a Michele Lunardon, mentre lui, tutto orgoglioso del suo rhum blanc appena nato, arriva al banco per farlo assaggiare al “Capo”: alla fine, tra la folla che si accalca e la distrazione, nessuno si concentra davvero sulla sua “creatura”.

Qualche minuto dopo mi allontano, perché ho capito quanto ci tenga e voglio dargli l’attenzione che merita, così lo raggiungo e gli chiedo di poter assaggiare il suo rhum “neat”: ha qualche difetto correggibile ma tanta, tantissima stoffa. Glielo dico, gli faccio qualche domanda e gli lascio il mio biglietto. Mi richiama nemmeno un mese dopo: dallo studio sugli aromi e sulla gradazione più espressiva, alla riduzione in grado lentissima e al brassage su quel rhum assaggiato al volo inizia la mia collaborazione a questo progetto, del quale mi sento fiera e che oggi mi ha permesso di poter gestire in autonomia una seconda produzione di bianco che vedrà la luce tra un’annetto.

 

 

Una delle prime cose fatte con Rodolphe è stata la visita alla sua piantagione, una tra le più belle mai viste: la canna perfetta, il sole ed il vento marino mi hanno descritto in un momento quanta passione, quanto rispetto e quanta volontà di far bene le cose lo animino.

Per quanto riguarda il marchio, esso è pensato sin da subito come una dedica alla nonna, e sarà infatti Rhum Marie-Louise il suo nome: anche la scelta del packaging, della grafica e dei dettagli, curatissimi, del primo imbottigliamento, presentato due settimane fa, sono parte di quest’omaggio. Il profilo della nonna si staglia infatti sull’etichetta, sul tappo, e persino sul sigillo che chiude il cordino fermatappo: la cura per il particolare vi fornisce la chiave di lettura per comprendere anche la filosofia che anima il lavoro che viene svolto sul prodotto e sulla sua maturazione. Il totale rispetto per il suolo che lo ha visto crescere e per il prodotto stesso sono infine valsi al rhum di Rodolphe l’appelation “Bio”, che qui trova davvero un senso compiuto, perché si alimenta eticamente una intera filiera, dal campo alla produzione del rhum.

 

La produzione a Montebello

Per quanto riguarda le operazioni produttive, esse sono svolte oggi presso la distilleria Montebello, che gentilmente ci ospita e che per una intera settimana dedica a Rhum Marie Louise la sua operatività, a partire dalla pulizia approfondita della cour à cannes, dei mulini, dei tini di fermentazione e della colonna, per corrispondere alle attese del protocollo Bio e della grande qualità della materia prima.

 

 

La canna da zucchero viene rigorosamente tagliata a mano, defogliata e trasportata in rimorchi alla distilleria, dove seguono le operazioni di estrazione del succo e messa in fermentazione. Quest’ultima, effettuata l’anno passato a mezzo di un lievito tecnico Lallemand, in un unico batch, ha avuto quest’anno una netta progressione verso una pratica più in linea con la natura stessa del varietale Canne Bleue, la sua grande ricchezza, ed il terroir dal quale proviene: da una canna da zucchero con un brix perfetto ho potuto sviluppare tre batch diversi, in un tempo tra le 48 e le 55 ore, uno dei quali si avvicina particolarmente a quella che penso sia la vera natura della parcella Domaine De Bel’Air.

La distillazione è avvenuta separando i tre batch, nella colonne créole SOFAC di Montebello, a gradazioni comprese tra il 76% ABV e il 79% ABV. La nuova produzione riposa in acciaio, dove sosterà non meno di un anno prima di essere imbottigliata, mentre la produzione 2022, gradualmente portata a 54% abv, è stata imbottigliata un mese fa, e presentata al pubblico il 30 Giugno scorso, presso la Cave by PHP, di proprietà della famiglia Payen, a Jarry: si tratta di una edizione limitata a 966 esemplari, imbottigliati, etichettati e punzonati a mano uno per uno. Il prezzo di uscita per il flacone da 0,50 è di 58€ su Guadalupa, dove è in vendita presso la Cave by PHP, e presso le caves “Terre de Vins” di Antillopoles e Jabrun, oltre che a Saint Barth, presso la Cave “La Case”. La bottiglia può essere spedita e verranno ovviamente applicati i frais d’expedition corrispondenti al paese di destinazione.

 

 

Non è escluso che in un futuro prossimo, l’intera filiera di produzione del rhum Marie Louise si sposti su Nord Grand Terre, arricchendo l’ala destra di Guadalupa della sua seconda distilleria. A quel punto, la definizione di terroir sarebbe davvero rispettata in tutti i suoi contorni: una singola varietà, una singola parcella di un singolo plot, acqua della falda acquifera di Nord Grand Terre (una delle zone per nulla invase dalla produzione massiva di banane e ananas), distillazione discontinua, maturazione in loco (in questo momento si lavora in uno chai temporaneo a Jarry). Potrebbe essere, se tutto va bene, un grande traguardo per Rodolphe, sebbene in un mondo un po’ all’antica come quello del rhum in Guadalupa sia spesso difficile anche sognare.

Vi lascio con le consuete note di degustazione, che potranno servire ad immaginare questo rhum anche a chi non avrà la possibilità di assaggiarlo.

Santé!

 

Marie-Louise, Rhum Agricole de Guadeloupe, 54%

Data di raccolta: 05/2022

Data di imbottigliamento: 06/2022

Bottiglie prodotte: 966

Aspetto nel bicchiere: limpido, cristallino, oleoso

Naso: franco e pulito, di buona intensità, con un meraviglioso incipit di fiori bianchi (caprifoglio), un cuore di miele selvatico, canna fresca, frutti gialli aciduli (albicocca, ananas), e un lungo finale iodato

Palato: Asciutto, pulito, di media intensità, ancora su note di miele, vaniglia, banana, tè verde, e, di nuovo, lungo finale di iodio/alga marina. Texture liscia e setosa.

Finale/Retrogusto: Medio e di una certa complessità, con una piccola punta balsamica, vaniglia, nocciola tostata, alga marina

Verre vide: vaniglia, frutti gialli aciduli, alga marina

 

 

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