Relazione annuale AssoDistil 2025

Relazione annuale AssoDistil 2025

Venerdì 20 giugno si è tenuta, presso l’Hotel Bernini Bristol di Roma, l’Assemblea annuale AssoDistil dal titolo “Resilienti al Cambiamento”. Fondata nel 1946, l’Associazione Nazionale Industriali Distillatori di Alcoli e di Acquaviti, riunisce e rappresenta circa il 95% della produzione nazionale di acquaviti e di alcole etilico da materie prime agricole.

La Relazione e le Slide sono disponibili su www.assodistil.it. Riportiamo di seguito un estratto (fonte AssoDistil).

 

Lo scenario produttivo mondiale, europeo e nazionale

Nel 2024 la produzione di alcoli di origine agricola nel mondo è cresciuta del 2% raggiungendo 1 miliardo e 349 milioni di ettanidri. Gli Stati Uniti con 621 milioni di ettanidri continuano ad essere il primo paese produttore e rappresentano il 46% della produzione mondiale. A seguire troviamo il Brasile che produce il 26% del totale, con circa 357 milioni di ettanidri prodotti.

L’Europa, intesa come area geografica estesa oltre la sola UE, chiude il 2024 con 90 milioni di ettanidri prodotti (+4% rispetto all’anno precedente), con una quota pari al 6.7% rispetto alla produzione mondiale. La produzione dell’UE 27, invece, si attesta su 72 milioni di ettanidri crescendo del 5% rispetto al 2023.

Francia e Germania continuano a guidare la produzione (rispettivamente 21% e 14% della produzione europea), seguite dall’Ungheria (12%); l’Italia si attesta all’1.5%.

Secondo le prime indicazioni relative alle materie prime per la produzione di alcole etilico, in attesa dei dati ufficiali 2024, i cereali, unitamente ai sottoprodotti dello zucchero – la melassa – restano i feedstock privilegiati (circa il 95% della produzione totale).

La produzione di alcoli da vino e materie vinose nel 2024 è stimata sotto al 3% del totale, in flessione rispetto al 2023. Questo a causa della particolare scarsità della vendemmia, che in Italia è stata la peggiore dal dopo guerra ad oggi, sia perché lo scorso anno si ricorse massicciamente alla distillazione di crisi del vino.

La principale destinazione d’uso dell’alcole etilico europeo è il biocarburante, con il 76% della produzione, con un valore di circa 67.8 milioni di ettanidri, segue l’uso industriale (15%) e quello alimentare (9%).

I dati ufficiali della produzione Italiana, presentati in occasione del Vinitaly 2025, mostrano per la campagna vendemmiale 2024 numeri incoraggianti, con una produzione di vino di 44 mln di hl, +15% rispetto al 2023. Il settore vitivinicolo, pur confermandosi uno dei più dinamici all’interno del panorama agroalimentare italiano, sconta un periodo particolarmente complesso legato, da una parte alla fase più strettamente agricola e quindi alle incertezze dovute agli effetti diretti e indiretti conseguenti ai cambiamenti climatici, dall’altra al mutamento delle abitudini del consumatore.

Secondo i dati raccolti da AssoDistil, la produzione italiana di alcoli e acquaviti 2024 si è attestata a 1 milione e 32 mila ettanidri, in linea con i volumi dello scorso anno. La produzione di alcole da cereali 2024 rappresenta, con 703 mila ettanidri, più dei 2/3 della produzione totale di alcole in Italia, seguita dalla produzione di alcole da materie vinose, con 319 mila ettanidri, in diminuzione del 4% rispetto all’anno precedente.

La produzione di alcoli e acquaviti da vino è diminuita del 30% rispetto all’anno precedente, sullo stesso trend anche la produzione di alcoli e acquaviti da frutta con un -66% rispetto all’anno precedente.

 

La produzione italiana di acquaviti

La produzione delle acquaviti, nel 2024, si presenta in diminuzione, con un volume di 88558 ettanidri, -3% rispetto all’anno precedente.

 

 

Grazie alla piena entrata in vigore dei Piani di controllo delle IG Grappa e Brandy Italiano quest’anno vengono presentati i dati ufficiali di produzione, censiti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ADM-Cert, autorità pubblica atta a effettuare i controlli per le indicazioni geografiche. La produzione di Grappa continua a trainare i volumi di acquaviti prodotte in Italia, con 74000 ettanidri. A seguire troviamo l’acquavite di vino che nell’ultimo anno ha fatto registrare volumi in forte aumento, rispetto all’annualità precedente, attestandosi su circa 9400 ettanidri. La produzione di Brandy Italiano annoverato tra le acquaviti di vino è stata di 1593 ettanidri. La produzione di acquavite di frutta quest’anno una riduzione dei volumi del 24%.

Negli ultimi dieci anni la produzione delle acquaviti italiane è stata in flessione, dal 2014 al 2024 si evidenzia una riduzione del 36%. Sono diversi i fattori che hanno influenzato la produzione, tra cui le condizioni climatiche avute negli ultimi anni che non hanno favorito la vendemmia in alcune regioni dell’Italia, con conseguenze negative sulle attività di distillazione.

Dopo la pandemia, i consumi italiani di bevande alcoliche hanno risentito del cambiamento delle scelte di acquisto e dei fattori che le condizionano, tra cui la maggiore attenzione al consumo e alla spesa degli alcolici e la possibilità di poter accedere a prodotti alternativi dallo stesso gusto.

 

La produzione di Grappa IG

Nel 2024 la produzione di Grappa I.G. è stata di circa 74mila ettanidri, in lieve riduzione rispetto alla tendenza degli ultimi anni (-8% rispetto all’anno precedente).

 

 

La significativa riduzione della produzione registrata negli ultimi 3 anni è direttamente collegata al calo dei consumi del distillato di bandiera e degli Spirits in purezza in generale.

I consumi di tutti i prodotti alimentari, nel periodo post-Covid, avevano visto un notevole incremento (+20% nel 2022 vs/ 2020), soprattutto nel canale on-trade. È poi seguito un fisiologico rimbalzo verso il basso, che ha riportato progressivamente consumi e produzione ai livelli pre-2020.

Tuttavia, si è confidenti che le nuove iniziative promosse sia da AssoDistil che dal Consorzio Nazionale Grappa, soprattutto a livello internazionale, possano fattivamente contribuite alla ripresa dei consumi di Grappa e, quindi, incidere positivamente nella produzione.

 

I consumi di Spirits

Il 2024 è stato un anno contraddistinto da numerose sfide per l’industria delle bevande alcoliche.

Lo scenario globale è stato caratterizzato da un elevato e persistente clima di incertezza, non disgiunto anche dalle forti tensioni geopolitiche tra Russia e Ucraina ed in Medio Oriente, che ha penalizzato le decisioni di consumatori ed imprese.

Anche la paventata introduzione di nuovi dazi sulle importazioni da parte dell’amministrazione Trump ha creato forti preoccupazioni sul mercato. Secondo un’analisi IWSR, le ripercussioni potrebbero essere significative, con un impatto soprattutto sulle denominazioni di origine protetta, come l’IG Grappa e il Brandy Italiano.

In tale contesto, il comportamento d’acquisto dei consumatori italiani è notevolmente mutato e ha risentito anche dell’impatto dell’inflazione: di conseguenza i consumatori hanno dovuto attingere ai risparmi accumulati negli anni precedenti per far fronte ai nuovi scenari.

Occorre ricordare che negli ultimi cinque anni, (2019-2024) l’inflazione in Italia è stata caratterizzata da una certa volatilità: si è assistito ad una crescita significativa nel 2022, con un picco del +8,1%, seguita nel 2023 da un ulteriore incremento del 5,7% mentre per il 2024 la variazione è risultata molto più contenuta, pari al +1%.

 

 

Secondo gli ultimi dati resi noti dall’ISTAT nel 2025 l’indice è aumentato dello 0.2% rispetto a gennaio e dell’1.6% su base annua, leggermente al di sotto della stima preliminare del 1.7%.

In questo contesto, per far luce sull’andamento dei consumi di bevande spiritose nel nostro Paese, AssoDistil ha condotto un’analisi su dati Nomisma rilevati negli ultimi cinque anni, per indagare l’impatto dell’attuale congiuntura sui consumi e sui comportamenti di acquisto dei consumatori nei vari canali di vendita, in casa (off trade) e fuori casa (on trade).

Negli anni dal 2019 al 2024 il consumo di Spirits ha fatto registrare un trend negativo.

Nel 2020, a causa della pandemia Covid-19, il consumo degli Spirits ha notevolmente risentito delle restrizioni e delle chiusure che hanno interessato il canale on trade, canale fondamentale per il settore dove, prima dell’emergenza sanitaria veniva assorbito ben il 54% dei consumi. In uno scenario di mercato completamente mutato, solo a partire dal 2021, gli Spirits hanno fatto registrare una ripresa dei volumi, anche se non ai livelli precedenti alla pandemia.

I dati rilevano che nel periodo preso in esame il consumo di Spirits ha fatto registrare un trend negativo, con una riduzione del 9%, mentre risulta sostanzialmente stabile tra il 2023 e il 2024 (+0.2%).

L’analisi sui consumi realizzata esamina le dinamiche delle diverse categorie del mondo Spirits: Cognac, Liquori, Whisky, Gin, Grappa, Vodka, Rum, e delle bevande RTDs a base Spirits (RTDs Ready to drink: bevande già pronte per essere bevute, ovvero già miscelate e confezionate, che non richiedono ulteriore preparazione) e i Non alcoholic spirits. Dalla fotografia dei volumi venduti emerge come i Liquori siano in cima alla classifica con, in media, 50.5 milioni di litri consumati.

A seguire troviamo la Grappa e il Rum con 14 milioni di litri. Il Gin, unico prodotto che ha fatto registrare negli anni variazioni positive, anche a doppia cifra, si attesta in  media sui 7 milioni di litri.

Il consumo della Grappa si può definire come emblematico degli Spirits destinati alla degustazione in purezza.

Dopo il significativo calo di consumi nel 2020, causa Covid-19, la nostra acquavite non è più riuscita a recuperare le precedenti quote di mercato, complici il cambio generazionale e l’adozione da parte dei consumatori di comportamenti di assunzione più inclini alla mixology. L’analisi dei dati è chiara: il consumo totale, rispetto al 2019, ha perso circa 1.9 milioni di litri, pari al -12%.

Ciò dimostra come i consumatori stiano cambiando le loro preferenze e come sia necessario attuare una strategia di rilancio della Grappa, anche come prodotto da miscelazione.

L’esportazione italiana di Spirits nel 2024 rileva un aumento a valore rispetto all’anno precedente del 5%, attestandosi su 1 miliardo e 750 mila euro (elaborazioni Nomisma su dati Istat). Le categorie comprese nell’elaborazione effettuata sono: Grappa, Vodka, Gin, Rum, Whisky, Liquori, altre acquaviti e altri Spirits).

I dati a valore evidenziano una crescita dei volumi esportati di Whisky, con +37% rispetto allo scorso anno, a differenza del Gin e della Grappa che registrano entrambi un -8%. Il Whisky risulta essere anche l’unico prodotto a registrare il segno + nel dato di esportazione a volume (+26%). Il primo Paese di destinazione è la Germania, con un market share del 21% seguita da Stati Uniti e Regno Unito.

 

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