Puni Arte N° 5 #WeeklyDram

Puni Arte N° 5 #WeeklyDram

Weekly Dram 24.27

Ho già parlato più volte su queste pagine della via italiana al whisky, che si arricchisce di anno in anno di nuovi protagonisti, tanto da meritare un recente webinar del Club guidato dall’instancabile Claudio che potete recuperare qui.

Puni non solo è stata la prima distilleria ad aprire la strada nel nostro Paese, ma è anche quella che segue uno stile prettamente scozzese, dedicandosi alla sola distillazione di whisky con una classica coppia di alambicchi pot still realizzati proprio in Scozia.

 

 

Da qualche anno il loro portafoglio si arricchisce solo di imbottigliamenti limitati, con le etichette Aura e Arte con la recente aggiunta di Cubo, e hanno iniziato a spuntare anche i primi single malt, di cui l’assaggio di oggi fa parte.

Ultima versione della serie Arte, nata nel 2020, riprende un invecchiamento molto amato dalla distilleria fin da Puni Alba, imbottigliamento che a causa di una disputa legale concernente il nome non possono più produrre, ovvero le botti ex Islay che hanno contenuto whisky torbato.

Se in precedenza queste botti “fumose” sono state affiancate ad altre maturazioni (nei già citati Alba e Cubo e nelle prime versioni di Arte e Aura), questa quinta edizione di Arte ha visto tutti i suoi 6 anni (virgola 4, come ci tengono a precisare) passati in questa tipologia di legno: ci si può attendere un carattere quindi più isolano e scozzese?

Non proprio.

 


PUNI ARTE LIMITED EDITION 5
Italian Malt Whisky
48% abv, botti ex scotch torbato

Prezzo intorno ai 90 euro

 

Al naso si presenta arboreo, con sentori di bosco e pineta (resina, aghi di pino, rosmarino, funghi) uniti a una vena fruttata (mela renetta, pere kaiser, bergamotto) dalle lievi inflessioni speziate di noce moscata e chiodi di garofano. Miele, crema pasticcera e pasta di mandorle completano il bouquet, con il fumo vegetale che fa da cornice agli aromi.

 

Al palato ha una bella cremosità, molto oleosa, in cui a dividersi la scena ci sono frutta ed elementi di pasticceria (tra mela cotta, albicocca essiccata, bergamotto, miele di castagno, scorza di limone candita, liquirizia dolce e brioche al burro), note vegetali e boschive (legno umido, erbe aromatiche, muschio, frutta secca) e una parte di spezie e cuoio. Il fumo resta sottotraccia, una vena minerale e lievemente iodata che si fa braciere spento in lunghezza.

Finale abbastanza lungo e secco, di spezie, frutta secca, note agrumate e vegetali, cenere.

 

La strada del single malt si addice molto a Puni, ci guadagna in corpo e struttura anche in un invecchiamento giovane come questo, che riesce a reggere botti non proprio gentili come quelle torbate. Forse manca un po’ di focus, le impressioni non sono del tutto integrate ma lavorano bene assieme: il tempo, credo, saprà rendergli merito.

 

Link a tutti gli articoli sulla distilleria Puni: https://whiskyart.blog/it/category/italian-whisky/puni-distilleria

 

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