Ad un certo punto della tua esistenza ti trovi costretto ad evitare le gioie della pizza. Dopo sette mesi di astinenza intravedi la possibilità di una piccola deroga. E questo accade esattamente 10 giorni prima della tappa napoletana del tour Glenfiddich e Balvenie. Una snervante attesa, che vivi con lo stesso desiderio e la stessa angoscia della prima uscita con quella fanciulla che ti sorrideva oggi volta che ti incrociava lungo i corridoi della scuola.
Martedì sera ci siamo ritrovati presso Gorizia 1916, pizzeria napoletana nel cuore del Vomero. Qui Samuel Cesana di Velier e Francesca Esposito, con l’indispensabile supporto di Francesco Cappuccio, hanno organizzato un incontro tra la cucina partenopea e il malto di Glenfiddich.
In degustazione la stessa collezione di single malt che avevamo già conosciuto nel resto d’Italia (15, 18, 21, Project XX e Fire & Cane), arricchita dall’ultima edizione speciale, il 16 anni Aston Martin.
Dopo una mia breve ricostruzione storica del successo imprenditoriale di William Grant, sono state aperte le danze con il classico antipasto di fritto e tris di montanare.
Nel dram la scelta è andata verso il Project XX (47% Vol.), la seconda serie sperimentale di Glenfiddich nata dall’estro di venti persone influenti del mondo del whisky, accolte nel 2016 nelle immense warehouses della distilleria. Qui hanno potuto scegliere in totale libertà il loro barile preferito. Dalla questa cernita sono emersi alcuni barili di american oak, bourbon barrel, sherry butt e port pipe, che sono stati assemblati dall’abile naso del Malt Master Brian Kinsman e imbottigliati senza dichiarazione di età nell’iconica bottiglia triangolare in versione black.

Il risultato si è rivelato assai piacevole. Il carattere più sbarazzino dell’XX ha ben contrasto, con la sua acidità, il fritto e le pizzettine “montanare” condite con differenti ingredienti.
È poi giunto il momento della pizza signature del Gorizia, la Margherizia.
Impossibile raccontare quanto, dopo sette mesi di digiuno, una preparazione a base di soli tre semplici ingredienti (pomodoro, mozzarella, basilico) possa aver risvegliato nel mio palato quelle emozioni di sapori autentici e genuini, lavorati dalla mano di un’artista. Le stesse emozioni che viviamo ogni qualvolta assaggiamo il nostro dram preferito, anche lui forgiato da soli tre ingredienti genuini (acqua, cereale e lievito) e dallo stesso ancestrale metodo produttivo.
Nel dram abbiano proposto il 15 anni Solera (40% Vol.), l’abile maturazione dinamica di Glenfiddich, con il suo superiore contributo di botti ex Sherry.

La spezia dello Sherry, oltre alla sua dolcezza natalizia, hanno reso persino più dolce l’eccellente pomodoro della pizza. Il risultato? Wow!
È quindi giunto il momento di un altro piatto forte della pizzeria, la Marinara come una volta.
Un gusto decisamente più sapirito richiamava un dram con le spalle più larghe. Il Glenfiddich 18 anni (40% Vol.), con il suo aroma straordinariamente ricco di frutta matura, mela cotta, frutta secca, scorza candita di arancio e datteri, ha aggiunto tanta eleganza alla pizza, contribuendo a valorizzarne il suo animo rustico.
Dalla cucina è quindi giunto il piatto di Bottoni fondenti di genovese (la saporita ricetta napoletana a base di cipolla, stufata lentamente con carne).
Il Glenfiddich 21 anni Gran Reserva, il dram più importante della serata, unisce al DNA della distilleria le note tipiche del finishing in botti di rum caraibico: zenzero, fico al forno, mango disidratato e lime. Tutti “ingredienti” che hanno completato e ravvivato l’intensità della farcia dei Bottoni.
Leggi Napoli e capisci non solo pizza, ma anche un’ampia gamma di dessert che non hanno pari nella cucina mondiale. E quando ti viene servito un Babà al Rum Hampden, letteralmente grondante di quel meraviglioso liquido giamaicano, allora la sfida si deve necessariamente elevare al livello superiore.
Il Fire & Cane (43% Vol.), il quarto rilascio della Eperimental Series, unisce un utilizzo non classico per Glenfiddich della torba con un finishing in botti ex Rum. Una torbatura leggera (8 ppm) che in realtà risulta essere più marcante sia al naso che al palato.
Un pairing sulla carta molto rischioso, una sorta di lotta tra due giganti cattivi, che in realtà si è trasformato in un tripudio di dolcezza.
Samuel ci ha presentato, in chiusura, il 16 anni Aston Martin (43% Vol.), l’ultimo rilascio di Glenfiddich, una vera novità per i presenti.
Realizzato con un’accurata selezione di botti ex vino di rovere americano, botti americane nuove e botti ex bourbon di secondo riempimento, per creare una dolcezza ricca e stratificata.
Un dram pieno, con la nota di toffee della botte vergine ben armonizzata con quella di cioccolato al latte speziato della botte ex vino.
Una esperienza sensoriale incredibile, condita con il pur leggero contributo didattico che il protocollo dell’incontro gourmet impone. Tanti ricordi, ma quell’indimenticabile morso alla Margherita!!!!










