Oxford Artisanal distillery

Oxford Artisanal distillery

Dal diario di viaggio di Claudio Riva, whisky e dintorni


Approfitto della visita alla Oxford Artisanal Distillery per condividere una curiosità. Qualcosa in più di una curiosità, a dire il vero.

La distilleria pone la sostenibilità e l’utilizzo dei grani antichi al centro del proprio messaggio. Biodiversità significa avere campi di orzo con decine di varietà diverse piantate insieme, in modo tale che ognuna sostenga le altre e in caso di condizioni meteo al di fuori di “quelle medie” non si arrivi mai all’azzeramento del raccolto. Anzi, anno su anno, qualsiasi sia il comportamento di madre natura, il raccolto si scoprirà essere quantitativamente sempre lo stesso. Cammini in un campo di cereale, infili la tua mano tra le piante, raccogli una manciata di spighe e ti trovi con tre o quattro varietà diverse di orzo. Lo stesso dicasi per il mais e per la segale.

Inoltre le varietà antiche, oltre all’aspetto ambientale ed organolettico, sostengono l’agricoltura grazie al mancato uso dei pesticidi e alle radici molto profonde che tengono compatto il terreno e non ne provocano un eccessivo sfruttamento superficiale. Le argomentazioni sono decine, teoria … la pratica va purtroppo tutta nella direzione opposta, verso la monocoltura.

Non per l’agricoltore John Letts, che da decenni studia e applica l’archeobotanica. Definito che vale la pena provarci, trovati i fondi e gli stimoli per far partire un progetto che possa uscire dalla mera ricerca, si resta con un forte dubbio. Come fare a rintracciare, con certezza, i semi antichi scomparsi da oltre un secolo? Qui serve il colpo di genio. Avete presente i tetti delle case delle Cotswolds che ho pubblicato qualche giorno fa? Bene, i thatched roof, i tetti di paglia di origine medioevale, erano tradizionalmente fatti con i fusti delle piantine di cereali ottenuti dopo la mietitura nelle diffuse coltivazioni inglesi. Non si buttava via nulla. Tornare indietro di secoli significa avere una trebbiatura manuale, non efficace al 100%, in questi tetti si nascondevano centinaia e centinaia di spighe intere o di semi sparsi. Quando i tetti delle vecchie case sono stati rimossi ci si è trovati con questo importante database di DNA, dal colore nerastro a causa dei camini che si accendevano all’interno delle case, camini che con il loro fumo e il loro calore hanno contribuito all’azzeramento della muffa e alla conservazione di questo patrimonio di antiche varietà autoctone.

Queste sono le fondamenta su cui poggia il lavoro della distilleria. Tante le cose da raccontare, le approfondirò nei prossimi mesi. Il carattere rustico della distilleria, quell’alambicco che sembra uscire da un libro di Giulio Verne, i tanti imbottigliamenti di varietà antiche di segale e di mais, l’accoglienza – per contrasto – moderna, vivace, coinvolgente, sono tutti aspetti che hanno arricchito ulteriormente la mia visita.

Whisky Club Italia








Veloci appunti e qualche fotografia, importati da Facebook

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