Settimana scorsa ho avuto il piacere e l’onore di essere invitato dal Whisky Club Bozen a condurre una degustazione di vecchi Blended Scotch Whisky degli anni ’60, ’70 e ’80. Tutte bottiglie rastrellate in giro per l’Italia da Armin, Florin e Matthias, imbottigliamenti vecchio stile, per nulla penalizzati dalle basse gradazioni. È la quarta degustazione di Old Blend a cui prendo parte su suolo italiano, non è una cosa che capita tutti i giorni, forse anche perché – sbagliando – non la si ricerca. Come sempre tante le sorprese e immensa la soddisfazione.
Ringrazio gli attivissimi ragazzi di Bolzano per avere voluto condividere con me l’esperienza. Sono giovani, curiosi, determinati: seguiamoli!

OLD BLEND W/ CLAUDIO RIVA
Whisky tasting for Members
Giovedì 8 giugno 2023, 19:30
Presso Downtown cocktail bar, Bolzano
Di seguito alcune informazioni sulle bottiglie che abbiamo assaggiato. Indico anche una stima del periodo di imbottigliamento e dei malti impronta allora utilizzati.
Per la stima dell’imbottigliamento, oltre all’importatore indicato in etichetta, informazioni possono essere ricavate dalla fascetta delle accise:
- Fascetta ROSA CON TRE STELLE: inizio uso 1952, imbottigliato sino al 1971
- Fascetta ROSA CON DUE STELLE e litri 3/4: imbottigliata dopo il 1971 e prima del 1976
- Fascetta ROSA CON DUE STELLE e litri 0,750: imbottigliato dopo il 1976 e prima del 1991
- Fascetta MEZZA ROSA e MEZZA VERDE e litri 0,700: imbottigliato dopo il 1991.
Per il malto impronta? Esperienza e improvvisazione ;).
Per una migliore leggibilità delle etichette, le foto delle bottiglie sono prese dalla rete e rispecchiano fedelmente le etichette e le fascette delle bottiglie che abbiamo aperto.
Ricordiamo che ancora oggi, nonostante il grande interesse per il single malt, i blended costituiscono l’88% delle vendite di Scotch Whisky. Di seguito elenco i sei marchi più venduti di Scotch; sono tutti blended (il single malt più venduto è Glenfiddich, con circa 1.5 milioni di casse da 9 litri / anno):
- Johnnie Walker (Diageo, 19.2 milioni di casse)
- Ballantine’s (Pernod Ricard, 9.1 milioni di casse)
- Grant’s (William Grant, 4.1 milioni di casse)
- Chivas (Pernod Ricard, 4.1 milioni di casse)
- William Lawson’s (Bacardi, 3.4 milioni di casse)
- Black & White (Diageo, 3.2 milioni di casse)
Sono esattamente i 6 blended che avevamo in degustazione, con Chivas rappresentata dal 100 Pipers. Un bel viaggio, cosa ne pensate?
GRANT’S STANDFAST
75cl, 40%
Import: Pedro Domecq Italia SpA Torino
Fascetta: litri 0,750
Stima imbottigliamento: anni ’80
Malto impronta: Glenfiddich, Balvenie, Kininvie (dal 1990)
Grant’s è il blend di casa Glenfiddich. Il fondatore William Grant ha iniziato a commerciale blended scotch whisky nel 1898, 12 anni dopo avere fondato la sua distilleria di malto Glenfiddich, 6 anni dopo l’avvio della seconda distilleria Balvenie. Questi due malti sono proprio alla base della ricetta di Grant’s. Nel 1903 William assume come direttore vendite il genero, Charles Gordon. Vengono create diverse miscele, ma una ha maggiore successo commerciale, la Standfast, dal motto del clan Grant “Standfast Craigellachie!” (Sii tenace Craigellachie!). Dopo le prime difficoltà per attivare le esportazioni, Charles decide di iniziare a girare il mondo. Seguirà un enorme successo commerciale, che porterà Glenfiddich ad essere il single malt scotch whisky più venduto, posizione ancora oggi stabilmente occupata, e il Grant’s ad essere un apprezzato blend. L’introduzione, nel 1957, della emblematica bottiglia triangolare, ha ulteriormente rinforzato il Grant’s, al punto che per assicurare maggiore forniture di “ingredienti”, nel 1963 viene fondata la distilleria di grano Girvan e nel 1990 della distilleria di malto Kininvie.
Grant’s è oggi il terzo Scotch Whisky più venduto al mondo, il primo nelle mani di una azienda “familiare”.
Sicuramente, tra le edizioni attualmente disponibili sul mercato, non è il blend preferito dai consumatori. È stato il più sorprendente nel lotto dei sei assaggi. Tanto malto, pasticceria su frolla, cereale verde, pera, frutta tropicale, quasi erbaceo. Rotondo al palato, finale medio. Torta al limone, mela matura, via via leggermente più secco, con qualche nota di mandorla e liquirizia.
BALLANTINE’S 12
75cl, 43%
Import: Spirit S.p.A. Genova
Fascetta: due stelle, 0,750
Stima imbottigliamento: anni ’80
Malto impronta: Miltonduff, Glenburgie, Strathisla
La storia iniziò nel 1827, quando il figlio di un agricoltore George Ballantine aprì un negozio a Edimburgo, che arricchì successivamente con vini e distillati. Nel 1865 viene avviata la produzione di blend, gli importanti risultati commerciali arrivano dopo il conferimento nel 1896 del Royal Warrant da parte della Regina Vittoria. Dopo l’introduzione, nel 1910, del prodotto di maggiore successo, il Ballantine’s Finest, la famiglia cede il marchio alla Barclay e McKinlay (1919), poi acquisita dal colosso canadese Hiram Walker (1935). È il desiderio di questi nuovi proprietari di dare a Johnnie Walker un degno concorrente, che trasforma Ballantine’s nel marchio di successo che oggi conosciamo. Durante il Proibizionismo, la Grande Recessione e la Seconda Guerra Mondiale, la Hiram Walker riesce a stoccare una quantità importante di botti che consentirà a Ballantine’s di presentarsi sul mercato nel 1949 con un convincente 12 anni in etichetta. Nel mentre Johnnie Walker stava invece lottando contro la mancanza di liquido, al punto che il Black Label aveva dovuto temporaneamente togliere la dichiarazione di età di 12 anni.
Nasceva così quello che è oggi il secondo scotch whisky più venduto al mondo. Dal 2005 Ballantine’s è di proprietà di Pernod Ricard.
Non il vecchio Ballantine’s più affascinante che ho assaggiato. Abbastanza semplice al naso, dove mantiene lo stile fresco di B. Riesce a convincere un po’ di più al palato, dove libera molta più frutta. Albicocca, tanto miele di acacia, arancia candita, una leggera nota di fumo. Finale medio-corto.
JOHNNIE WALKER BLACK LABEL 12
75cl, 40%
Import: Wax & Vitale Genova
Fascetta: litri 0,750 serie B
Stima imbottigliamento: fine anni ’70
Malto impronta: Cardhu, Talisker, Lagavulin, Caol Ila
La storia di John “Johnnie” Walker la conosciamo. Appena 14enne, il padre muore, la famiglia decide di vendere l’azienda agricola e con i soldi di aprire una piccola drogheria a Kilmarnock, 20 miglia a sud di Glasgow. È il 1820, e lì ha origine tutto. Nel 1860 lo Spirits Act consente la libera commercializzazione di whisky miscelati, il figlio Alexander “Alec” coglie al volo l’opportunità e affianca alla rivendita di vino una prima attività di blending di scotch whisky. Nasce il Walker’s Kilmarnock Whisky: Born 1820, still going strong … nella realtà la storia del blended Johnnie Walker. I nipoti di John nel 1908 procedono al rebranding del loro whisky. Alla già presente bottiglia quadrata viene associato il nome attuale Johnnie Walker Whisky. Il colore delle etichette, rigorosamente inclinate di 24°, diventa il nome di ogni singola ricetta. Nascono così il Red Label, il Black Label, e il logo dello striding man, che ancora oggi identifica il brand.
Nel 1925 il cambio di passo, Johnnie Walker viene rilevata – insieme alla Buchanan-Dewar, altra grande azienda di blender – dalla Distillers Company Limited DCL che alla fine confluirà, nel 1997, nella attuale Diageo.
Johnnie Walker è lo scotch più venduto al mondo, con oltre 19 milioni di casse da 9 litri / anno (dato 2021).
Una bevuta spaziale. Naso completo, arricchito da una torba calda, avvolgente, terrosa, che rimarca una incredibile complessità aromatica. Agrume, miele, cuoio, spezia dolce, ciliegia, cacao, caramello. In bocca sorprende la rotondità, un dolce ripieno una pralina, arricchito da frutta tropicale, fieno, fiori secchi. Setoso, caldo non di alcol, il finale è eterno. Spettacolare il fumo di torba, un lontano ricordo di falò sulla spiaggia, la mattina dopo.
BLACK & WHITE
James Buchanan & Co. Ltd.
cl non indicati, 43%
Import: Sole distributor for Germany
Henkell & Co., Import Department
Wiesbaden-Biebrich
Fascetta: nessuna, bottiglia per il mercato tedesco
Stima imbottigliamento: anni ’60 ?
Malto impronta: Dalwhinnie
La storia di Black & White è legata alla storia di uno dei padri fondatori dello scotch whisky, James Buchanan. E alla storia di due cagnolini, due terrier, uno bianco e uno nero, adottati come mascotte da James, una idea venuta dopo aver visitato una mostra canina.
James Buchanan fonda nel 1884 la propria società di blending, The Buchanan Blend era il prodotto di punto, un blend morbido per i palati inglesi. La bottiglia di vetro scuro, l’etichetta bianca, portarono i clienti ad ordinare al banco “un dram di quel whisky nero e bianco”. Nel 1902 Black & White divenne il nome ufficiale del blend, che iniziò a conquistare i mercati internazionali.
James Buchanan & Co. Ltd si è fusa con John Dewar & Son Ltd nel 1915, confluita 10 anni dopo nella DCL, oggi Diageo. Nel 2013 il marchio ha subito un restyling e per la prima volta i due terrier si sono spostati sull’etichetta frontale della bottiglia.
Non il mostro di sherry che mi ricordavo, anzi una bevuta un poco spenta, niente di preoccupante ma, a mio giudizio, tra i sei assaggi è quello che maggiormente ha sofferto il suo lungo soggiorno in vetro. Sempre difficile capire come sono state conservate le bottiglie, tutte quelle in degustazione erano apparentemente in ottimo stato, livelli alti e nessun segno di lunghe esposizioni al sole. Una esterificazione che, nella bottiglia di questo B&W, ha avuto una parziale involuzione. Le note di cappuccino, frutta secca tostata, una cremosità di dolce al malto, mela matura, sono spalleggiate da un filo di torba, quasi non percepibile, e di liquirizia. Una ricetta bella, completa, solo troppo soft, che si ribalta su un finale corto.
Bottiglia di incerta datazione, l’assenza in etichetta dell’indicazione dei cl è tendenzialmente sinonimo di pre anni ’60, cosa che stride con la presenza del tappo a vite.
WILLIAM LAWSON’S 8
75cl, 43%
Import: Martini & Rossi SpA Torino
Prodotto e imbottigliato da William Lawson Distillers Ltd nello stabilimento di Coatbridge (Scozia)
Fascetta: tre stelle, litri 3/4
Stima imbottigliamento: anni ’60
Malto impronta: Macduff
William Lawson, nato in Scozia e trasferito a Dublino come export manager della società di blending E&J Burke. Nel 1889 il nome W Lawson & Co viene registrato dalla Burke che inizia la commercializzazione del Lawson’s Liqueur Whiskey. Nel 1891 William diventa direttore della compagnia, da cui verrà licenziato nel 1903. Nel Settembre 1963, la Clan Munro Whisky, la divisione di Martini & Rossi specializzata per il commercio di whisky, acquisisce il marchio e le attività della Lawson’s e decide di rinominarlo William Lawson, per evitare confusioni con il marchio Peter Dawson, di proprietà della DCL. Nel 1967 vengono spostate le attività di blending a Coatbridge. Nel 1972 la William Lawson Distillers Ltd acquisisce la distilleria di malto Macduff, il cui malto era già venduto con il nome Glen Deveron. Martini & Rossi viene acquistata nel 1993 dal gigante del rum Bacardi, che sposta tutte le attività a Parkhead (1998). Sotto la proprietà di Bacardi, le vendite di William Lawson sono aumentate notevolmente, con volumi quasi raddoppiati tra il 2010 e il 2014, e diventando il più importante distillato importato in Russia.
William Lawson è oggi il quinto marchio di Scotch Whisky più venduto al mondo.
La presenza, in etichetta, del riferimento a Martini & Rossi e all’imbottigliamento a Coatbridge, data la bottiglia a fine anni ’60. Fruttato, con eccellenti note di malto, e un leggero sbuffo di fumo. Piacevole, di facile bevuta, ha un finale medio-corto.
100 PIPERS
750cc, 43%
Import: NPT s.p.a. Torino
Fascetta: tre stelle, litri 3/4
Stima imbottigliamento: anni ’60
Malto impronta: Allt-a-Bhainne
“Quando uno scozzese assaggia un buon scotch – si dice che senta il suono di 100 suonatori di cornamusa”. Il blend 100 Pipers è stato creato da Jimmy Lang e dal master blender di Chivas Brothers, Alan Baillie nel 1965, e lanciato per la prima volta negli Stati Uniti dall’importatore Seagram. Immediato il successo, al punto che nel 1975 viene costruita la distilleria Allt-a-Bhainne per fornire malto al 100 Pipers.
Il successo delle vendite in Corea e in Tailandia, porta nel 2005 il 100 Pipers a diventare il quinto scotch più venduto al mondo. Dal 2001 Chivas è di proprietà di Pernod Ricard.
Una componente floreale quasi da rye whisky, pepe rosa molto aromatico. Naso vivace con una leggera nota di ossidazione, uva passa, vaniglia, segatura di rovere, caramello, frutta secca. Palato bello pieno, più tostato rispetto al naso, tanta violetta e spezia. Finale dolce e speziato, medio lungo.

















