Octomore 15.1 #WeeklyDram

Octomore 15.1 #WeeklyDram

Weekly Dram 24.51

Quando si parla di torba (e da noi di torba si parla parecchio), Octomore è un po’ il Sacro Graal del genere.

Frutto di quella fucina di sperimentazione che è la distilleria Bruichladdich su Islay, la serie quest’anno è giunta alla quindicesima incarnazione, seguendo sempre lo stesso schema: tre imbottigliamenti giovani distribuiti assieme, in cui variano materia prima e botti di invecchiamento, e un quarto a poca distanza di tempo dall’età dichiarata di dieci anni.

E ovviamente un livello di torbatura del malto doppio (e triplo e quadruplo) rispetto ad altri whisky sul mercato.

Com’è noto, il valore con cui si misura quel livello è del tutto relativo, dato che origina dalla materia prima che poi viene sottoposta ai vari processi di lavorazione, non ultima la distillazione in cui il taglio di teste e code influisce non poco su quanti di quei ppm arrivino effettivamente in bottiglia.

Sia come sia, i numeri di ppm sulla carta della serie Octomore sono fatti per impressionare: dai 309 del 8.3 ai 307.2 del 15.3 di quest’anno.

 

 

Oggi vi parlo del malto base del 2024, che come sempre funge da riferimento per i successivi, dai modesti 108.2ppm e cinque anni di maturazione, ma che nel prezzo (come tutte le serie) è tutt’altro che timido.

 


OCTOMORE 15.1
Single Malt Scotch Whisky
59,1% abv – botti ex bourbon 1st fill e ricarbonizzate

Prezzo intorno ai 170 euro

 

Inevitabile parlare subito della torba, che al naso non è quel cazzottone che i numeri farebbero immaginare (come sempre succede nella serie Octomore), anzi, è tutto sommato placida e arborea, di sterpaglia e foglie bruciate, abbracciando tanta frutta secca (arachidi, noci) unita a frutta gialla (mela cotta, pera, pesca, albicocca), ananas, lemon tart, crema al burro, spezie (noce moscata, cannella, un pizzico di pepe nero). Un filo di balsamico in lunghezza. Classico e tutto sommato piacione.

 

 

 

In bocca esordisce con caffè tostato in grani e cioccolato fondente, avvolti nei fumi di un falò in pineta (che magari non è una buonissima idea, ma tant’è). Cremoso, conferma l’anima dolce della frutta e della crostata (con minori inflessioni agrumate), aggiunta a crema al malto, liquirizia dolce, frutta secca, spezie, incenso al sandalo. Cinerino in lunghezza.

Finale abbastanza lungo di incenso, braci spente, spezie, frutta secca, note saline.

 

Bevuta agile e piacevole, senza grandi complessità, esattamente come vuole essere: perfetto per gli amanti della torba senza tanti fronzoli.

 

In collaborazione con

 

ALTRI ARTICOLI

Comments

Leave a comment