La giraffa è da tempo il simbolo preferito dalla distilleria Glenmorangie. Oggi mi trovo a Tain, nel Nord delle Highlands, mezzora di auto dopo Inverness.
Con la stessa altezza di una giraffa, gli alambicchi di Glenmorangie spogliano i vapori alcolici di tutte le componenti pesanti e oleose, lasciando spazio solo agli aromi più delicati. Glenmorangie è distillato negli alambicchi più alti della Scozia, con colli in rame di 5,14 metri: il risultato è un single malt elegante, fruttato, morbido e delizioso.
L’origine degli alambicchi
La leggenda narra che si producesse alcol a Tain già dal Medioevo.
La prima testimonianza certificata di produzione di alcol presso la Morangie Farm risale al 1703. Trenta anni dopo venne inaugurato un birrificio, che condivideva la fonte d’acqua della fattoria, la Tarlogie Spring, ancora oggi in uso.
Un ex distillery manager, William Matheson, acquistò la fattoria nel 1843 e convertì la fabbrica di birra Morangie in una distilleria. Non avendo soldi per acquistare alambicchi nuovi, riuscì a mettere le mani su una coppia di pot still di seconda mano.
William ribattezzò la distilleria Glenmorangie.
I pot still erano molto strani, decisamente atipici per una distilleria di whisky. Erano originariamente alambicchi da gin, fatto che ben spiega la loro altezza, la pentola piccola e il collo molto slanciato.
Nel 1918, dopo gli anni duri del Pattison Crash e dopo la prima guerra mondiale, la distilleria andò in difficolta e fu acquistata dal suo principale cliente, l’imbottigliatore e blender Macdonald and Muir di Leith (Edimburgo). Azienda che mantenne il controllo della distilleria per quasi 90 anni.
Un cambio di rotta, nel 1959, portò la distilleria a imbottigliare parte della propria produzione come single malt. Immediato fu il successo, in un’era di Blended whisky, il suo stile morbido piaceva tanto ai palati scozzesi: Glenmorangie divenne rapidamente il whisky di malto più venduto in Scozia.
Se da un lato questo traguardo ha segnato il futuro della distilleria, che oggi produce oltre 6 milioni di litri annui, tutti venduti come single malt, dall’altro ha fissato la forma degli alambicchi, saliti a 2 coppie, poi a 4 e infine – nel 2009 – a 6 coppie.
Dodici alambicchi tutti necessariamente uguali, alti e slanciati.
Nel 2004, la società è stata venduta all’azienda francese del lusso Moët Hennessy Louis Vuitton, per circa 300 milioni di sterline.
The Lighthouse
È il settembre 2021, la pandemia è quasi alle spalle, e la distilleria Glenmorangie si presenta al mondo con una incredibile novità.
Dr.Bill Lumsden, il whisky maker sperimentatore del gruppo LVMH, si è regalato un nuovo giocattolo: la distilleria Lighthouse. Costruita a fianco della storica still house, la nuova struttura – una torre di 20 metri, completamente in vetro – disegna una nuova skyline del villaggio di Tain. E dello stile della distilleria.
Un progetto avventuroso, che consentirà a Glenmorangie di produrre whisky innovativi e con animo mutevole.
La nuova distilleria, completamente indipendente, usa tecnologie moderne. Nulla di realmente “nuovo”, ma non si sono mai viste così tante innovazioni applicate in una sola distilleria scozzese.
Il mulino è un hammer mill, non a rulli ma a martello; molto diffuso negli Stati Uniti per lavorare con efficacia l’ostico mais, consentirà a Glenmorangie di produrre whisky partendo, potenzialmente, da qualsiasi tipo di cereale.
Il mash tun è rimpiazzato da un cooker, anche esso di ispirazione brassicola e americana.
Nella luminosa still house svettano i due alti alambicchi, a prima vista esatta copia degli originali.
Innovazione e tradizione.

Tre sono, in realtà, le principali differenze nello spirit still (seconda distillazione).
La presenza di una camicia attorno al lungo collo, in cui – quando richiesto – viene pompata acqua fredda allo scopo di forzare il riflusso dei vapori. È come allungare del doppio l’altezza degli alambicchi: maggiore è il contatto con il rame, maggiore è la pulizia dei vapori alcolici.
Sul collo di cigno è montato un purificatore – lo si vede bene in foto – che, se attivato, porterà ad un ulteriore ritorno in pentola delle componenti più pesanti.
Infine la condensazione, i vapori in uscita dallo spirit still potranno essere indirizzati verso i classici shell & tube di rame o verso i grigi shell & tube di acciaio, che – rimuovendo rame dal processo di distillazione – simuleranno il comportamento dei condensatori worm tub. Più corpo, più struttura, meno “Glenmorangie”.
È come avere tra le mani un joystick che consenta al distillatore di allungare a dismisura o di accorciare il collo delle giraffe.

Il profilo aromatico classico di Glenmorangie è floreale e fruttato, nella Glenmorangie II potranno essere ottenuti new make cerosi, sulfurei, torbati e così via. Un ampio spettro di stili.
In cima alla torre si trova il laboratorio di Lumsden, lavori ancora in corso, verrà completato nelle prossime settimane. Sarà il luogo in cui potrà dare sfogo al proprio genio rivoluzionario, il luogo in cui nasceranno nuovi Scotch whisky, alcuni “borderline“, il luogo in cui potranno nascere “cose” anche al di fuori dei regolamenti. Solo diverse materie prime o distillazioni? No, anche fermentazioni senza uso di lieviti.
Sarà una nuova strada affascinante o un copia-incolla di quanto già sperimentato con Ardbeg, troppo pilotato dal marketing, con risultati non sempre entusiasmanti?
Per il momento è impossibile entrarci, tutto è segreto anche per le ragazze del Visitor Centre, si può solo dire che in 10 mesi hanno distillato decine di differenti ricette, normalmente ne provano una nuova ogni 4/7 giorni.
Non resta che attendere e, ne sono sicuro, iniziare a mettere da parte un po’ di soldini.
Per il momento mi limito ad evidenziare come il sito web della distilleria abbia cambiato aspetto negli ultimi anni. In passato ricco di informazioni storiche e tecnologiche sull’alambicco giraffa, oggi è il trionfo della miscelazione, manco fosse una vodka. Sono segnali chiari.
PS: immagini prese dai canali ufficiali della distilleria perché non è possibile fare fotografie negli spazi operativi. Credo sia rimasto l’ultimo inutile caso in Scozia.
L’assaggio
Glenmorangie è (quasi ininterrottamente) il single malt più venduto in Scozia dal 1983, e produce circa 10 milioni di bottiglie all’anno, di cui 6-6,5 milioni vendute nel Regno Unito.
Tanti gli assaggi, spendo due parole per lo Spios (spezia in gaelico), nono rilascio dei Private Edition di Glenmorangie.
No age statement, piena maturazione in botti ex Rye whisky americano, imbottigliato al 46%. Alla pasticceria e frutta intensa delle edizioni non chill-filtered di Glenmorangie, aggiunge erba falciata, pepe rosa e un finale molto più lungo rispetto a quello degli altri assaggi.
Il risultato è intrigante e soddisfacente, la talvolta banale dolcezza del malto della distilleria viene truccata con note contrastanti, senza che nessuna delle due componenti ne esca uccisa o dominante. Ottima bevuta.


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