Il Laphroaig 10 anni Unblended (Cinzano)

Il Laphroaig 10 anni Unblended (Cinzano)

Fonte Laphroaig.it


E’ giunto il momento di dedicare un po’ di attenzione al Laphroaig 10 anni che abbiamo assaggiato durante la nostra degustazione dedicata agli anni ’80.


Oggi è il mio primo giorno con il naso libero dopo la nostra degustazione del 28 Gennaio … maledetto Inverno!
E’ la stagione in cui è naturale concentrare tutte le degustazioni di whisky, ma spesso il nostro olfatto non è all’altezza della situazione…

Abbiamo già parlato in passato del Laphroaig Unblended quando abbiamo discusso delle informazioni che si possono estrapolare dalla etichetta di Laphroaig.
Laphroaig è sempre stata molto precisa.
I vecchi Laphroaig (inizio ‘900) erano etichettati come Islay Malt Scotch Whisky, quelli degli anni ’80 come Unblended Islay Malt Scotch Whisky, negli anni ’90 Single Islay Malt Scotch Whisky (con il Royal Warrant dal 1994) e dal 2007 come Islay Single Malt Scotch Whisky.

La dicitura Unblended è stata usata da molte distillerie ma è sempre rimasta più legata a Laphroaig.
Risale ad un’era in cui lo Scotch Whisky conosciuto in tutto il mondo era il Blended, per cui per far capire che si stava proponendo un whisky diverso è stato ritenuto più efficace dichiarare che non era un Blended anziché per esempio usare la dicitura Pure Malt o qualcosa di simile.

L’imbottigliamento che ci è capitato tra le mani è quello importato da Francesco Cinzano & C.ia – Torino, il che lo fa risalire alla prima parte degli anni ’80.
Ad una prima occhiata si distingue dai Laphroaig contemporanei per l’uso del tappo a vite, per la capacità a 75 cl anziché l’attuale 70 cl e per la ben evidente gradazione alcolica al 43% anziché 40%.

Per il resto l’etichetta non è cambiata granché negli ultimi 100 anni, con la sempre presente scritta “The most richly flavoured of all Scotch Whiskies”.
Incredibilmente riportava (come riporta ancora oggi) che è prodotto da D.Johnston & Co., nonostante che la famiglia Johnston non sia più proprietaria della distilleria da oltre 50 anni.

Troppe chiacchiere, apriamo la bottiglia provando a fare qualche paragone con l’attuale Laphroaig 10 anni 40%.

Colore

Oro antico molto brillante, con probabile utilizzo di caramello

Olfatto

Il naso è catturato da un delicato mix di aromi.
L’idea è quella di un prodotto più complesso rispetto all’attuale, meno appiattito dal legno e più “naturale”.
Anche la torba è evidente anche se divera, non tanto fumo acre ma principalmente una sensazione di frutta secca tostata (mandorle?).
L’alcool è perfettamente integrato e per nulla fastidioso nonostante la gradazione alcolica più elevata rispetto all’attuale 40%.

Gusto

L’ingresso è molto fruttato (mix di frutta tropicale) con molto fumo e agrume (lime), poi ripropone l’olfatto.
La sapidità viene subito dopo ma è molto acqua marina e non ostrica e alghe come nel Laphroaig contemporaneo.
Pepe nero.
Alcool perfetto.

Retrogusto

Medio-lungo, molto piacevole.
Appena sparita la sensazione alcolica, l’aroma si trasforma in una sensazione di trebbia di cereali, accompagnata da vaniglia, da camella mou e da cenere di sigaretta con ancora il pepe nero.

Infine non si può non evidenziare il fatto che la torba è meno intensa rispetto ai 40-45 ppm attuali e che è accompagnata da una piacevole speziatura che non è facile trovare oggi.
Anche il legno è diverso, meno dolce e più tannico.

E’ un dram che si è meritato un fantastico 90/100 da parte di Serge Valentin e un altrettanto fantastico 4,1/5 da parte del panel dei nostri amici che hanno preso parte alla degustazione di Cantù.

 

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