Quante volte si usano le botti di whisky?

Quante volte si usano le botti di whisky?

Fonte Laphroaig.it


Botti vergini, botti di primo, secondo o terzo uso.
Ma quante volte si usano le botti di whisky e per quanti anni possono dare il loro contributo alla maturazione dello spirito?


Sappiamo che la stragrande maggioranza dello Scotch matura in botti che in precedenza hanno contenuto Bourbon o in quantità inferiore Sherry.
Una piccola percentuale matura in botti di altri vini o spiriti (come porto, malaga, bordeaux, rum, ecc.).
Infine una percentuale minima ma sempre più importante (purtroppo, sigh!) matura in botti vergini, mai usate in precedenza.

E’ anche sufficientemente chiaro che più giovane è la botte più essa è in grado di condizionare la maturazione dello spirito, grazie alla cessione di dolce vaniglia.



Le botti ex-Bourbon vengono smontate e le doghe spedite in Scozia dove vengono riassemblate

La stragrande maggioranza delle botti usate è ex-Bourbon.
Queste botti vengono usate una sola volta nel Kentucky per la maturazione del Bourbon, che per legge deve durare almeno due anni (e raramente è più lunga).
Poi – per risparmiare volume – vengono smontate e spedite in Scozia dove in speciali Cooperage sono riassemblate (nella misura dello standard Americano di circa 200 litri o in quello Scozzese Hogshead da 250 litri), carbonizzate ed inviate alle distillerie.



Carbonizzazione delle botti


Dopo 1′ il fuoco viene spento


Questo è l’interno della botte

Il loro primo uso, il first fill, è quello che è in grado di marcare più velocemente la maturazione dello spirito; difficilmente queste botti saranno selezionate per la maturazione dei whisky più “longevi”.
Poi le botti vengono svuotate, il contenuto imbottigliato, le botti vengono controllate per verificare la presenza di eventuali perdite, nel caso riparate, e poi inviate ad un secondo riempimento (second fill).
Ognuno di questi cicli può durare 10-15 anni.
Buona parte delle botti vengono utilizzate anche per un third fill e solo una minima parte anche per un forth fill.
Fate voi i conti, se sommiamo i due-tre anni spesi in terra Americana, è facile che la vita di una botte superi i 50 anni.

L’abitudine di pitturare i top delle botti di colore diverso a secondo del numero di utilizzi (per esempio bianco=first fill, blu=second fill, ecc.) è ormai caduta in disuso e sostituita dall’applicazione di un codice a barre che permetta di tenere traccia della storia della botte.



Cataste di botti esauste utilizzate per lo Scotch Whisky, pronte per essere ricondizionate

Dopo il terzo o quarto uso le botti vengono giudicate esauste, il che non significa che siano “morte”.
Molte delle botti moderne vengono rimandate ai Cooperage per essere ricondizionate.
Le botti vengono nuovamente smontate, le singole doghe vengono rastremate di un centimetro abbondante per riportare in superficie il legno ancora attivo, e poi rimontate e ricarbonizzate.
La nostra botte è quindi pronta per una nuova vita completa.

Quando le botti vengono cedute al Cooperage per il “ringiovanimento” queste vengono organizzate per diversa qualità.
E’ quindi normale che botti di differenti distillerie vengano mischiate e successivamente inviate ad un unico cliente, tanto sono botti praticamente nuove che hanno azzerato il bagaglio di aromi della vita precedente.
Riuscite ad indovinare quali sono le uniche botti che non si possono ricondizionare perchè marcano il legno troppo in profondità di aroma torbato e marino?!?
Le botti di Laphroaig, in particolar modo le quarter cask, non possono essere mischiate con le altre e quindi vengono trattate in lotti separati.

Altri 50 anni e la botte ha dato tutto quello che poteva dare, il suo futuro sarà nell’arredamento per giardini (sedie o tavoli) oppure ridotta in trucioli per l’affumicatura del salmone.

 

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