Non vorrei sembrare maleducato, ma lei quanti anni ha?

Non vorrei sembrare maleducato, ma lei quanti anni ha?

Fonte Laphroaig.it


La campagna di Chivas Brothers sull’importanza dell’age statement ha scatenato parecchie reazioni, facciamo il punto.


A Luglio Chivas ha lanciato la campagna pubblicitaria “The Age Matters” (l’età conta) in cui si sottolinea l’importanza di dichiarare in etichetta l’età del whisky.
Le motivazioni, avvalorate da una ricerca da loro commissionata, erano molto semplici: il consumatore percepisce la dichiarazione di età come una maggiore qualità del prodotto.
Non solo, la qualità è considerata tanto più elevata quanto più “vecchio” è il distillato.
Abbastanza scontato.



La campagna “The Age Matters” di Chivas

E’ interessante notare come in un’era in cui l’apparire è l’unica cosa che conta, si sia deciso di spendere milioni di Euro non per avere il contributo di qualche attore o modella, ma per “educare” il cosumatore – spiegando cosa significa la maturazione per un whisky, quanto sia importante per il suo profilo aromatico e come sia regolamentata dalla SWA.
Anche in questo lo Scotch Whisky è unico.

Dagli appassionati si è levato un coro di commenti e di critiche, perchè la campagna è stata interpretata come un attacco ai whisky senza age statement.
E’ vero che dichiarare l’età di un whisky è cosa buona, anche se non sufficiente per garantirne la qualità.
Ma è sicuramente falso che il non dichiarare l’età implichi che il malto debba essere di qualità inferiore.
Un esempio è il Laphroaig Quarter Cask, un malto per cui l’età non è dichiarata ma che è considerato tra i migliori Laphroaig oggi disponibili.
Lo stesso vale per il recente Laphroaig Cairdeas 2010, l’imbottigliamento del festival di quest’anno.

Non considerando i malti imbottigliati dopo 3 anni ed un giorno di maturazione,
è naturale chiedersi perchè alcuni prodotti di qualità non riportino l’età in etichetta.
Le motivazioni possono essere molteplici, ma tutte rimandono alla regolamentazione della SWA (Scotch Whisky Association): non è obbligatorio dichiarare l’età del malto in etichetta, ma se lo si fa deve essere quella della botte più giovane utilizzata per produrlo.
Nel caso del Quarter Cask non esiste una ricetta precisa, può contenere botti con una età che variano dai 5 agli 11 anni.
Quindi, stando alla legge, in etichetta dovrebbe riportare l’età di 5 anni anche a fronte di un contributo minimo di botti così giovani.
Dareste lo stesso valore al QC nel caso in cui dichiarasse un’età così giovane in etichetta?

Quindi i casi sono almeno due:

  • alcuni whisky sono prodotti da un mix di botti di annate diverse – una sapiente miscelazione di durezza e forza delle giovani e di dolcezza e sapienza di quelle più anziane – per cui la dichiarazione dell’età più giovane rischierebbe di essere penalizzante e forviante agli occhi del consumatore;
  • esistono dei prodotti prodotti in batch diversi per cui il produttore riesce a replicare perfettamente il profilo aromatico ma per cui non desidera impegnarsi nel dichiarare l’età minima.

Il mio pensiero è che chi dichiara l’età offre un valore aggiunto e in un certo modo vada premiato perchè si prende un preciso impegno nei confronti del consumatore.
Poi non sono talebano: un prodotto mi piace indipendentemente dalla sua etichetta, semplicemente vorrei conoscere la ricetta utilizzata.

Il caso del Quarter Cask è abbastanza emblematico: all’inizio è stato lanciato come un prodotto innovativo, con una seconda maturazione che lo rendeva più ricco e complesso.
Ma sulla sua età c’era abbastanza mistero, quasi che i responsabili di marketing stessero tentando di rifilarci un prodotto giovane ma ben strutturato come un malto “più anziano”.
Solo dopo pressanti richieste dei consumatori appassionati se ne è svelata la ricetta; oggi sta a noi decidere se continuare ad acquistarlo, sapendo che è più giovane del 10 anni.

Per il Cairdeas 2010 si è invece scelto di non dichiarare l’età in etichetta ma di fornire l’esatta ricetta utilizzata, dichiarando le diverse età utilizzate ed i diversi tipi di botte.
Molto bene, più informazioni si forniscono e più il rapporto produttore-consumatore è sincero.

 

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