Che barba che noia, che noia che barba!

Che barba che noia, che noia che barba!

Fonte Laphroaig.it


Amo il mio lavoro – che non ha nulla a che fare con il whisky – perchè ogni giorno mi riserva esperienze nuove.
Il lavoro in distilleria non sembra essermi congeniale.


Immaginate la giornata tipo del distillatore:

h. 6.00 aprire una valvola
h. 6.30 chiudere una valvola
h. 7.00 accendere il bruciatore
h. 7.30 controllare la temperatura
h. 8.00 controllare la gradazione alcolica nella spirit safe
h. 8.10 finite le teste, girare la manopola



La spirit safe è testimone della quotidiana routine

… e così via per tre turni, il giorno successivo si ripete tutto da capo e così via per circa 330 giorni all’anno.
I 30 giorni in cui succede qualcosa di diverso (distilleria silent), tutti i distillatori sono in ferie…

Laphroaig ha anche i pavimenti di maltaggio, ma anche lì il lavoro sembra di noiosa routine:

h. 6.00 distribuire l’orzo sul pavimento #2
h. 6.30 girare l’orzo del pavimento #
h. 7.00 controllare la temperatura del pavimento #3
h. 7.30 riempire la pagoda #1
h. 8.00 accendere la torba nel forno #

Ovviamente non è così, il lavoro in distilleria è sempre molto intenso – soprattutto perchè gli operatori sono davvero pochi – e ricco di sorprese.
Durante una mia visita invernale, la distilleria stava tentando di uscire da una due giorni di tempesta con magazzini scoperchiati e continui blackout di corrente che avevano praticamente demolito il programma di produzione.

Ma non è solo merito dell’imponderabile.
In distilleria – nonostante la necessità di produrre al 100% delle proprie capacità – ogni tanto si fanno degli esperimenti.
Mentre risulta facile giustificare questo comportamento per piccole distillerie come Bruichladdich – con i suoi continui cambi di malto e di tecnica di distillazione (basti pensare al
X4, distillato quattro volte!) – probabilmente lo è meno per una distilleria più grande e affermata come Laphroaig.

La sorpresa la ho avuta durante la mia visita di Marzo 2010.
A Laphroaig si stava distillando malto non torbato.
Sì avete capito bene, non sono impazzito.
Giudicando le poche parole che mi sono state proferite in merito e la palpabile emozione di tutti, questa sembrava essere un’operazione non abituale per Laphroaig.
Ovviamente questo spirito non è stato prodotto per essere imbottigliato come Single Malt, insomma non avremo un Laphroaig Blasda – questo mi è stato giurato.
Oggi la produzione di Laphroaig dedicata al suo Single Malt è circa il 70% della produzione complessiva.
Il resto va ai blender che probabilmente 6 mesi fa non avevano più bisogno di torba…



David, per fortuna oggi ci sono le macchine…

Girare per la distilleria e non sentire il classico aroma di torba è stata un’esperienza unica.
Soprattutto il profumo che usciva dagli wash back, i tini di fermentazione, era sensibilmente diverso, mentre nella still house la differenza era difficilmente percepibile – bisognava cacciare il naso nella spirit safe.
I distillatori ed il personale di Laphroaig erano sorpresi dal constatare come anche questo spirito fosse di eccellente qualità.

Ma questo esperimento sembra avere un ben più interessante antenato, a cui purtroppo non ho potuto partecipare.
All’inizio del nuovo Millennio, Laphroaig ha infatti distillato un intero lotto di spirito prodotto esclusivamente con il malto fatto in loco, 100% orzo proveniente dal loro pavimento di maltaggio.
Infatti ricordiamo che Laphroaig normalmente utilizza una miscela di malti, circa l’85% è di provenienza industriale ed il 15% è quello fatto in casa.

Questo whisky dovrebbe portarci indietro negli anni, alla riscoperta di un gusto ormai dimenticato.
Da allora sono passati quasi 10 anni, per cui il momento del lancio di questa diversa espressione di Laphroaig è sempre più vicino.
Attendiamo, ansiosi…

 

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