Voi sapete come consumare Laphroaig in una torrida estate?

Voi sapete come consumare Laphroaig in una torrida estate?

Fonte Laphroaig.it


Avendo giurato di non degustare mai un Single Malt col ghiaccio, non è rimasta che un’ultima estrema scelta.
Con non poca fatica, siamo andati ad invadere il regno della grappa!


Gli amici Monica e Matteo da tre mesi hanno preso in gestione il rifugio Chiavenna, situato nella bellissima Alpe Angeloga.
Mentre a casa – giù in pianura – si parlava di 36°C, di 90% di umidità, di afa, all’Angeloga in due giorni la temperatura non ha mai superato i 20°C e abbiamo potuto sperimentare come qui Laphroaig trovi la sua perfetta residenza estiva.
Ma non voglio tediarvi ancora con Laphroaig, questa volta parliamo solo di montagna.



L’alpe dell’Angeloga. A sinistra il Rifugio Chiavenna, a destra le belle baite private.

L’Angeloga è in Vallespluga e per arrivarci bisogna lasciare l’auto sopra Campodolcino, in località Fraciscio a circa 1440 metri di altezza.
Da qui si percorre un primo tratto lunga la vallata della Rabbiosa, poi il sentiro abbandona il torrente ed inizia ad inerpicarsi con ampi tornanti.
Non è un sentiero semplice, è abbasta ripido e a gradoni, ma sono riuscito a farlo io quindi è alla portata anche di famiglie allenate con bambini.
Si sale per circa un’ora, poi la visione sopra alle nostre teste si trasforma dal verde del pendio all’azzurro intenso del cielo.
E’ il segnale che stiamo per arrivare all’alpeggio.
Le ultime energie vengono spese per superare una piccola gola che ci accompagna verso un panorama ampio e gentile, quello dei verdi pascoli dell’alpe Angeloga.

Noi eravamo in cinque, io, mia sorella con suo marito e i due nipotini.
Per arrivare al Rifugio Chiavenna, situato a 2044 metri di altezza, abbiamo impiegato esattamente un’ora e quaranta minuti.
Il percorso va affrontato di prima mattina perchè nella sua parte più impegnativa è su roccia e completamente esposto al sole.
Ottimo per fare una frittata, non per una passeggiata.
Non è un rifugio estremo adatto solo per persone allenate, ma non è neanche un rifugio “finto” dove – dopo 2 ore di faticosa risalita a piedi – trovate automobili, arrivate dall’altro versante.

Il panorama dal Rifugio Chiavenna è davvero meraviglioso.
L’alpe Angeloga è dominata dalla vista del Pizzo Stella (m. 3163), la cima più importante e famosa della Valchiavenna e Vallespluga.
Davanti al rifugio si trova il laghetto Angeloga, alimentato direttamente da decine di rigagnoli che provengono dal nevaio del Pizzo Stella.
Il Rifugio non è l’unica costruzione dell’alpe, che ospita anche una quindicina di caratteristiche baite, in sasso e davvero ben tenute.
Nei dintorni dall’alpe ci possono fare tante passeggiate, una su tutte quella al Lago Nero (m.2352), che trasformano una giornata (o meglio ancora un fine settimana) in una bella e salutare esperienza.



Freschino, la temperatura di prima mattina era di 8°

Il Rifugio è di proprietà del CAI Sezione di Chiavenna, è stato ristrutturato 15 anni fa e nel 2002 ed è in condizioni eccellenti.
In inverno è ricoperto dalla neve, mentre in estate – durante la stagione di apertura – offre possibilità di ristoro e di pernottamento.
E’ un oasi verde indipendente, preleva l’acqua da una vicina sorgente ed ottiene la corrente necessaria da una turbina idroelettrica dedicata all’alpe, recentemente ampliata, fatto che ha permesso di ridurre a zero l’utilizzo di gasolio e le relative emissioni inquinanti.

Il cibo offerto ha ovviamente radici nella cucina locale Chiavennasca.
E’ per il più fatto in casa, anche per ridurre i costi di trasporto da Chiavenna.
Per fare qualche esempio: gnocchetti bianchi di Chiavenna, risotto con i funghi, brisaola, costine al lavècc, polenta e brasato, polenta e funghi, polenta e formaggio e dolci fatti in casa.
Tutto molto buono, eccellente.
Ok, la camminata e l’aria di montagna aiutano, ma Matteo e Monica ci mettono molto del loro.

Il pernottamento è ovviamente in letti a castello (con materasso e cuscino), non è in un’unica camerata ma offre la possibilità di avere camerette riservate anche con soli 5 o 9 posti letto.
Insomma, chi è abituato a girare per rifugi (e che se non dorme su una tavola di legno non è contento) magari storcerà il naso a queste mie parole, ma per chi – come me – ha voluto fare un’esperienza diversa, il Rifugio Chiavenna ha offerto una soluzione meravigliosa ed alla portata.
Il fatto di essere rimasti a dormire il Sabato notte ha trasformato la gita in montagna in un weekend rilassante e tonico (di solito si ha fretta di lasciare casa, di salire, e una volta arrivati di scendere).
Non potevo chiedere di meglio per combattere questo terribile caldo Luglio.

E molti compagni del weekend si sono rivelati abili pescatori (pesca a mosca).
Di prima ora hanno assalito il laghetto Angeloga senza, credo, grande successo…
Insomma ce ne è per tutti i gusti.

Da buon alpeggio, l’Angeloga offre natura, fauna e flora.
Tutti i pendii attorno al rifugio sono abitati da centinaia di marmotte, per nulla difficili da vedere, mentre ci viene raccontato che sino a fine Giugno al tramonto era possibile vedere stambecchi e cervi (ora, a Luglio, vivono ad altezze maggiori).
Ma la parola alpeggio è legata anche alla transumanza estiva delle bestie, e anche questo è rispettato.
Le bestie ad inizio Giugno vengono lasciate a Fraciscio e – da sole – risalgono la montagna sino all’alpe Angeloga.
Prima arrivano le capre e, dopo qualche giorno, le pecore, che si disperdono tra le cime attorno all’alpeggio, pronte a ritornarci ad ogni temporale.
Ancora una settimana ed arrivano anche i bovini, non più di una ventina, che invece si fermano all’Angeloga a brucare la meravigliosa ed abbondante erba.
Sono bestie da carne, quindi non c’è necessità di mungerle e vengono semplicemente dimenticate lì dai proprietari.



Mamma mucca con il vitellino nato mezz’ora prima

Le mucche fanno tutto da sole, si alimentano, partoriscono nuovi vitellini, li allattano e – quando è il momento – decidono di scendere a valle.
Riuscite ad immaginare un metodo di allevamento migliore?
Secondo voi quale sarà la qualità della carne di queste bestie, che vivono in Paradiso e mangiano erbe e fiori alpini?
Ma non è solo questo. E’ stato molto interessante assistere alla nascita (ovviamente non assistita) di un vitellino e vedere queste bestie utilizzare il loro istinto e la loro esperienza per vivere, cosa che viene completamente persa negli allevamenti intensivi in stalla.
Tutto ciò è davvero a due passi da casa nostra, e riesce a preservare tradizioni che noi giù abbiamo completamente dimenticato.

Maggiori informazioni su www.angeloga.info.
Se ci andate, provate a chiedete un dram di Laphroaig. Però sbrigatevi….


Lasciamo a qualche foto il facile compito di raccontare le emozioni che avviamo vissuto.



Questo è l’inizio del sentiero che porta all’Angeloga


Piccola sosta prima di affrontare l’impegnativa salita


Il Rifugio Chiavenna all’Angeloga (m.2044)


Vista dell’alpe e del Pizzo Stella con ancora il nevaio


Vista dall’alto dell’alpe Angeloga, con il rifugio e le baite sulla destra ed il laghetto Angeloga al centro


Questa mucca nera si è appartata dal resto della mandria per dare luce a questo meraviglioso vitellino bianco, questa è la sua prima poppata


Attrezzatura da professionisti per i pescatori che hanno passato una rilassante domenica a bordo lago, ma le trote erano probabilmente state informate…


Tra le rocce si contano decine di tane di simpatiche marmotte. Per vederle basta stare fermi e zitti per 2 minuti.


Lei invece ci è venuta incontro, per nulla intimorita.
Marmotta curiosa!


Sinceramente non avevamo previsto lo slittino.
Avevamo appena chiamato casa, giù c’erano 36°!


Brasato e polenta, indispensabile per affrontare la temperatura esterna (il termometro segnava 8°)


La nostra cameretta a 5 posti, come deve essere: essenziale e decisamente confortevole


Ed ecco Monica e Matteo, immaginate un modo migliore per apprezzare uno dei rari momenti di relax?
 

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