Servirà un Presidio per difendere lo Scotch Whisky? /5

Servirà un Presidio per difendere lo Scotch Whisky? /5

Fonte Laphroaig.it


Ci sono delle novità, riprendiamo il nostro approfondimento – sospeso a fine Novembre – sulle cose che potenzialmente possono far male al mondo dello Scotch Whisky.
E su come l’industria e la società Scozzese stanno reagendo.


Questa volta voglio parlare di Macallan, un Single Malt che noi in Italia conosciamo molto bene ed apprezziamo da oltre 40 anni, un epoca in cui il Blended Whisky dominava.

Vi ricordate la pubblicità a cartoni animati di Macallan degli anni ’80? Quella della botte che dorme su un letto, che viene svegliata da una bottiglia che chiede se è l’ora, ma sono passati solo 5 anni, è presto e torna a dormire…
“C’è un solo whisky di malto che riposa ancora in botti da Sherry per almeno 7 anni prima di incontrare una bottiglia” … “Macallan, il gusto di saper aspettare”.
Date un occhio ai filmati presenti su YouTube.

Bene, oggi – dopo oltre 25 anni – sono davvero cambiate un po’ di cose.


All’inizio fu il legno

Bene, arriviamo al 2003 quando giungono i primi rumor. Per una carenza di botti Spagnole, Macallan rilascia la nuova serie Fine Oak.
Non più un whisky di botti di Sherry, ma un mix di botti ex-Sherry con botti ex-Bourbon.

Da allora sono stati rilasciati, a mia memoria, i seguenti imbottigliamenti “Fine oak”: 8, 10, 12, 15, 17, 18, 21, 25 e 30 anni.
Fatti due conti, già negli anni ’80 – gli anni della pubblicità di cui sopra – si stavano selezionando botti ex-Bourbon, e anche tante, visto il numero di bottiglie “Fine oak” sino ad oggi vendute.

Gli appassionati del Macallan tradizionale, soprattutto gli Italiani, hanno fatto sentire la propria voce.
Il “Fine Oak” era così incomprensibilmente diverso rispetto al gusto che aveva decretato il successo del Single Malt.
Ma niente da fare, la scelta era ormai stata presa ed i magazzini erano pieni di botti ex-Bourbon. Non si poteva più tornare indietro.



Variabilità di botti presso le warehouse di Macallan. Partendo dal primo piano: porto, bourbon e sherry.

Poi venne l’orzo

Siamo nel 2006. L’inizio del tour di Macallan inizia appena fuori il Visitor Centre.
La guida, in genere una bella e gentile ragazza, si ferma per raccontare una bella storiella.
Le colline alle spalle della distilleria sono coltivate a orzo, ma non di un orzo normale, ma di Golden Promise, una varietà molto cara da coltivare per colpa delle rese non elevate.
E, per questo motivo, dimenticata dall’industria del whisky. Ma non da Macallan! La distilleria si vanta di coltivare parte del proprio fabbisogno di orzo direttamente sul posto e di aver scelto la varietà Golden Promise, perchè capace di marcare piacevolmente il profilo organolettico dei propri malti.

Mentre la ragazza si compiace di questa scelta, sul tavolo dei manager della distilleria c’era già un processo molto interessante, reso operativo nel 2008.
In pochi mesi, con un’attività intensa – 24h al giorno, 7gg alla settimana – le colline sono state letteralmente spianate ed al loro posto sono stati costruiti i nuovi magazzini di Macallan.
40 Miliori di Sterline di investimento per l’edificazione di 6 nuovi blocchi di magazzini, necessari per far fronte alla domanda crescente del loro whisky.

I primi due blocchi (ognuno composto da tre campate) sono oggi eretti e pronti ad accettare le nuove botti, molto probabilmente ex-bourbon.
E sono lì, ben visibili dalla vallata del fiume Spey – che dista poche centinaia di metri dalla distilleria Macallan – a deteriorare il bel panorama.
Da un anno non si parla più di Golden Promise durante il tour della distilleria…



Sino al 2008: campi di orzo


2008, iniziano i lavori


2009, le nuove warehouse

Infine fu “il trionfo”

Il biennio 2008-2009 è davvero spumeggiante di novità per il gruppo a cui appartiene la distilleria Macallan.
Infatti la decisione di raddoppiare la capacità produttiva di Macallan, ripristinando una Still House ferma dal lontano 1970, ha portato a dover prendere decisioni drastiche.

La prima mossa è stata quella di vendere la distilleria Glenglassaugh – di proprietà del gruppo e ferma da 22 anni – ad un gruppo energetico Olandese in cerca di nuovi stimoli per diversificare le proprie attività.

Nel Novembre 2009 viene annunciata la chiusura della distilleria Tamdhu, sempre facente parte del gruppo.
Questa è una notizia molto triste perchè viene prospettata la perdita di 30 posti di lavoro, ma lo è ancora di più perchè Tamdhu è un tesoro nascosto.
Non tanto per il suo Single Malt, sconosciuto ai molti, ma perchè presso la distilleria si trova una meravigliosa e storica malteria, l’unica in Scozia ad utilizzare un innovativo sistema a vasche, denominato Saladin.
Anche qui Macallan vantava di poter utilizzare questo straordinario malto, in grado di fornire un contributo determinante alla qualità del loro whisky.
Niente da fare, la crisi economica mondiale è stata usata come scusa e la malteria verrà chiusa ad Aprile 2010.
La realtà è che probabilmente l’impianto era molto costoso e che la difesa di questa “tradizione” non rientrava più nelle priorità della distilleria.

E siccome i soldi sono una risorsa limitata, quando mancano da una parte stranamente spuntano in un’altra.
Si è così deciso di investire tanto sul marketing.
Più o meno contemporaneamente alle chiusure, veniva data la notizia di aver investito 1,3 Milioni di Sterline per il rilascio di una nuova serie di Macallan che rappresenta in etichetta una bellissima modella, completamente nuda, ripresa in varie pose presso la distilleria.
Mi immagino che, nel giorno in cui sono state effettuate queste fotografie, a tutti i dipendenti Macallan sia stato dato un giorno di libera uscita…

Infine, di pochi giorni fa è la notizia della cessione del 50% di proprietà della distilleria Glenrothes all’altro socio, Berry Bros & Rudd – un prestigioso commercianti di vini e spiriti di Londra.
Glenrothes, grazie all’attuale ambasciatore Ronnie Cox, da anni sta investendo per promuovere il proprio prezioso Single Malt, ma anche da questo il gruppo di Macallan si è defilato.

Il percorso sembra essersi completato, Slow Food descriverebbe tutto questo come un annientamento della biodiversità.
Si è deciso di puntare tutto sul cavallo vincente (le distillerie Highland Park e Macallan), sacrificando tutto il contorno.



Tamdhu: Vasca Saladin


Tamdhu: Rotazione dell’orzo


Tamdhu: Svuotamento vasca

L’amara sorpresa

La sorpresa arriva quando si scopre che Macallan non è di proprietà di una multinazionale, che può avere interessi in molti settori e che non si identifica con gli interessi di una famiglia o di una nazione.
Al contrario Macallan è di proprietà della Edrington Group, una società Scozzese controllata al 100% dal Fondo Robertson.
Il Fondo porta il nome della famiglia delle tre sorelle Robertson, che avevano ereditato le molteplici attività nel settore dello Scotch Whisky fondate e sviluppate dal padre e dal nonno.
Ha come scopo quello di assicurare il continuo successo di questi interessi, tutti riuniti nel 1961 nell’Edrington Group (dal nome di una fattoria vicino a casa loro).
Questo fondo di carità è finanziato in misura considerevole dai dividendi del gruppo e supporta una vasta gamma di cause benefiche, soprattutto in Scozia.
L’anno scorso, il Trust ha dato 8,4 milioni di Sterline in beneficenza (fonte www.edringtongroup.com).

Perchè un Fondo Scozzese, sicuramente non votato a creare dividendi per gli azionisti ma fortemente legato alla Scozia ed una famiglia Scozzese, ha fatto queste scelte?
Tutto è successo così in fretta, in meno di 5 anni sono stati azzerati settori importanti della tradizione di Macallan.
Evidentemente il patrimonio storico della compagnia non è stato considerato possedere un valore tanto interessante quanto l’incremento del fatturato.


Per non dimenticare

Il mercato sta dando ragione a Macallan, da allora le vendite riportano una crescita a due cifre anno su anno e oggi il “Fine Oak” da solo rappresenta il 25% di tutte le vendite del gruppo (fonte “Annual Report 2009” di Edrington Group).

Voglio lasciare una porta aperta. Un paio di anni fa parlando con un esponente Slow Food gli ho chiesto che senso ha stravolgere le ricette di alcuni piatti tradizionali Lombardi.
Mi ha risposto che “ogni ricetta tradizionale è stata a suo tempo una innovazione che nel tempo ha avuto successo”.
Vedremo, certo che aver conosciuto le persone di Tamdhu, aver visto la passione che quotidianamente mettono nel loro lavoro, non aiuta a capire.



GluGlu in visita a Macallan


Degustazione a fine tour


Museo Macallan


Gioco di colori nel museo


Lavori per la nuova still house


Vecchio Macallan Sherry cask

Ho voluto usare l’esempio di Macallan perchè contemporaneo e per descrivere come possa essere facile azzerare anni di storia con poche rapide decisioni.
Molte distillerie si sono trovate a ristrutturarsi o a chiudere durante l’ultima grande crisi del mercato dello Scotch Whisky (durante i primi anni ’80).
Da allora la produzione dell’orzo maltato è diventata di esclusiva competenza industriale, le distillerie che continuavano a maltare l’orzo in sede hanno dovuto rinunciarvi.

Purtroppo tutto questo ha come risultato il fatto che il legno delle botti sta diventando sempre più importante per lo Scotch Whisky, sta diventando l’unica variabile su cui poter giocare tutte le proprie carte.
Il Single Malt si sta spogliando, una dopo l’altra, di tutte le sue vitali peculiarità. E questo è male.

Laphroaig per il momento tiene duro, bravi ragazzi.
Edrington Group è – in molte nazioni – partner commerciale di Beam Global (il proprietario di Laphroaig).
Occhio, in Italia si dice che ci va con lo zoppo impara a zoppicare… Ma noi sorvegliamo!


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