Nessuno spiced rum, o forse sì?
Il rum, quello vero, fa da tempo parte del patrimonio marittimo britannico, ma qual è la vera storia del Nelson’s Blood?
La storia del Rum è passata dai London Docks, gestiti dalla British West Indies. Oggi in città restano alcuni musei che raccontano la storia dei successi commerciali di questa Compagnia, della schiavitù e della Marina commerciale e Militare. Se l’enorme British Museum non offre spunti interessanti, consigliamo la visita al National Maritime Museum di Greenwich, ma soprattutto al London Museum Docklands, presso la West India Quay, a due passi da Canary Wharf.
Scopriamo di più sul rum e sui rapporti con la Royal Navy, la Marina Militare Britannica.

Quanto rum bevevano i marinai?
A partire dal 1655 circa, una pinta di rum (il tot) era la razione abituale distribuita a ogni marinaio della Royal Navy. Veniva servita ogni giorno, metà durante la mattinata (gli ultimi ad essere serviti, alle 11, erano gli ufficiali, dopodiché si proclamava l’Up Spirits!) e la seconda metà verso le 17. Le quantità diminuirono nei decenni successivi.
La razione di rum era conosciuta come “Pusser’s Rum“. Il nome è una distorsione di Purser, il “Commissario di Bordo” che distribuiva il rum.

Perché il Pusser’s Rum viene chiamato “Il Sangue di Nelson”?
La leggenda narra che il rum Pusser’s veniva spesso chiamato “Sangue di Nelson” perché, dopo la morte del grande ammiraglio Horatio Nelson nella battaglia di Trafalgar nel 1805, il suo corpo necessitava di essere conservato per il lungo viaggio di ritorno verso l’Inghilterra. Il medico di bordo lo collocò all’interno di una grande botte di liquori.
Secondo la tradizione marinaresca, i marinai a bordo della HMS Victory erano così assetati durante il lungo viaggio che praticarono dei fori nella botte e bevvero il liquido conservato usando delle cannucce. Questa pratica diede origine all’espressione “bere a piene mani dall’ammiraglio”.
Le cronache storiche dei Royal Museums di Greenwich riportano che, sebbene il suo corpo fosse effettivamente conservato nell’alcol, si trattava in realtà di una miscela di distillato, canfora e mirra, il che significa che i marinai (probabilmente) non lo bevvero.
Ciononostante, il soprannome rimase in uso…
Il canto marinaresco
La frase è anche il titolo di un popolare canto marinaresco tradizionale, spesso chiamato “A Drop of Nelson’s Blood”. Si tratta di una cantilena ritmica “a passo cadenzato lento” usata dai marinai per sincronizzare i pesanti lavori di traino.
Il ritornello, ripetuto continuamente, celebra la bevanda tipica della Marina:
“E una goccia del sangue di Nelson non ci farebbe alcun male…”
Il Black Tot Day
Come sappiamo, il 17 dicembre 1969 l’Ammiragliato, preoccupato che un sorso di rum a pranzo potesse compromettere la capacità dei marinai di utilizzare sistemi d’arma e strumenti di navigazione sempre più complessi, decise di eliminare completamente la razione di rum.
Sei mesi dopo, il 31 luglio 1970, la storia d’amore ufficiale della Royal Navy con il rum ebbe fine. L’ultimo tot fu versato come di consueto durante il turno di guardia, dopo il tradizionale brindisi di benvenuto.
Quel giorno divenne noto come il Black Tot Day. Alcuni marinai indossarono fasce nere al braccio; le tazze dei tot vennero “sepolte in mare” e vennero persino organizzate finte processioni funebri, complete di bara, tamburini e suonatori di cornamusa.
Accadeva oggi, 56 anni fa.
Fu un giorno di lutto che ispirò titoli di giornale come quello del The Sun: “Yo-ho-ho! I Rebel Jacks minacciano l’ammutinamento”.



