Moonshine americano

Moonshine americano

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Whisky Club Italia negli USA – Day 27

Con questa terza parte “concludo” la mia analisi sul moonshine americano.

Il moonshine, in inglese letteralmente significa “Luce di Luna” (perché prodotto di notte) veniva anche chiamato con altri soprannomi come white liquor, white lightning, mountain dew, hooch, homebrew, white whiskey, o corn liquor (Wikipedia). Si riferisce ad uno spirito distillato ad elevato grado alcolico, prodotto in modo illecito, senza alcuna licenza e senza pagamento di tasse e accise. Le leggi Federali proibiscono la vendita e (attenzione) la produzione di tali prodotti alcolici; e pure il semplice possesso di alambicchi non registrati.

Come è quindi possibile che il moonshine da distillato del mercato sommerso si sia trasformato in un prodotto di massa desiderato da così tanti giovani? Cosa può avere portato a questa evoluzione del mercato del whiskey bianco? Fondamentalmente due fattori.

Nel 2000 il documentarista Kelly L. Riley ha rilasciato un corto intitolato “Moonshine”. Si narrava la storia di un tale Jim Tom Hedrick, moonshiner del North Carolina, impegnato nell’insegnare come produrre il “liquore” e – nel caso in cui non lo si sapesse già – come ubriacarsi bevendolo. Il film ha ricevuto parecchi riconoscimenti ma, soprattutto, è arrivato dritto al cuore degli americani che hanno fatto diventare Hedrick una star ed il Great Smoky Mountains National Park una meta tra le più desiderate. È il parco più visitato degli Stati Uniti, tanto per dare un’idea per numero di visitatori supera di quasi tre volte il più famoso Yosemite National Park. Il successo di Hedrick è stato successivamente superato da Marvin “Popcorn” Sutton, le cui avventure sono state raccontate anche in una serie televisiva prodotto da Discovery Channel (mi è stato detto che in Italia si sta trasmettendo ora la sesta stagione), una sorta di reality del mondo sommerso. E quando arrivi al piccolo schermo il micro si trasforma immediatamente in macro.

Contemporaneamente la crisi economica del 2008-2009 ha colpito in modo drammatico tutte le zone povere dei Monti Appalachi; come conseguenza alcuni stati e alcune contee hanno iniziato ad autorizzare l’apertura di nuove distillerie andando a cancellare quelle leggi che erano ancora attive dall’epoca del Proibizionismo.

Tutto questo – unito alla sempre più intensa ricerca di prodotti artigianali, veri e legati al territorio – è stata la miccia che ha fatto esplodere il numero di distillerie che hanno iniziato a produrre “moonshine legale” e che hanno riportato interesse, soldi e occupazione in un territorio che stava soffrendo.

La prima distilleria ha aperto nel 2010 nel Tennessee, seguita subito da altre distillerie in Kentucky, Georgia, South Carolina e Alabama. Tutti questi nuovi distillatori hanno dichiarato di avere imparato il mestiere da un qualche contrabbandiere, un bootlegger, lungo uno dei torrenti nascosti tra le montagne: “Le ricette sono autentiche, l’unica differenza è che noi paghiamo le tasse”. In così pochi anni si è arrivati ad avere il moonshine sugli scaffali di Walmart, a testimonianza del successo commerciale.

Oggi le più affermate distillerie danno lavoro a centinaia di persone, esportano in decine di nazioni in giro per il mondo e vendono – annualmente – milioni di jar di moonshine, numeri che fanno pensare e che stanno sempre più catturando l’interesse dell’industria del whiskey. Insomma, tutti vissero felici e contenti, non rovinerei una delle poche storie con lieto fine.


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