Monkey Shoulder #WeeklyDram

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Schede distillerie citate: Glenfiddich, Balvenie, Kininvie

Weekly Dram 26.32

La profonda crisi che ha colpito il settore del whisky (e altri alcolici) va avanti ormai da qualche anno, e sta impattando anche nei vari passaggi produttivi, non ultimi i coltivatori di cereali (soprattutto orzo) che si sono visti ridurre drasticamente gli ordinativi da parte di maltatori e distillerie.

Se qualche segnale quantomeno di assestamento è nell’aria, da parte dei produttori si sta delineando una strategia chiamiamola di “sopravvivenza”, che si sviluppa su due fronti.

Da un lato, l’ampliamento dell’offerta dei prodotti “ready to drink” come il Ballantine’s & Cola in lattina o il Johnnie Walker Black Ruby sempre in lattina, e più in generale la rinascita dei blended di fascia bassa, che soprattutto nei mercati asiatico e sudamericano stanno avendo una seconda vita.

William Lawsons, Black & White, Bell’s, Label 5, Vat 69… nomi che conosciamo tutti e che siamo abituati a “ignorare” nei supermercati, ma che in realtà si stanno rivelando la salvezza per i grandi marchi.

Se la fascia superpremium non ha mai subito grandi scossoni, tutto il comparto cosiddetto “popolare” è diventato il vero core business del settore, che mai come oggi riesce con loro a mantenere tutto il resto dei cataloghi che sempre più arranca sugli scaffali.

Una tendenza a prodotti sempre più semplici e abbordabili, nel gusto come nel prezzo, votati alla miscelazione per riprendersi il posto divorato dall’impennata del gin, cercando di intercettare quella generazione Z che si mostra sempre più disincantata nei confronti dell’alcol.

Per noi bevitori di lungo corso è quindi rinfrescante (parola che in questi giorni pare illusoria) riavvicinarci a quei prodotti da cui magari abbiamo iniziato a scoprire il whisky, salvo poi trascurarli per inseguire l’ultimo single cask a grado pieno di qualche oscuro imbottigliatore dalle etichette sempre più improbabili.

 

 

Se qualche settimana fa vi ho parlato del blended giapponese per eccellenza, oggi ve ne propongo uno scozzese, questa volta però di solo malto dello Speyside, tra i più noti in commercio.

 


MONKEY SHOULDER
Blended Malt Scotch Whisky
40%abv, botti ex bourbon

Prezzo attorno ai 30 euro

Al naso la natura di speysider è ben evidente, con fiori e frutta che emergono dal bicchiere in una macedonia di pesca, albicocca, mela, pera, erica, giacinto e una goccia di pompelmo. Frutta secca (mandorle, noci), miele e noce moscata fanno da sfondo, il tutto percorso da un’accesa nota di malto, tendente verso il pane lievitato. Una vena minerale emerge in lunghezza. Semplice ma non privo di carattere.

 

 

Al palato si ritrovano le stesse evocazioni, sebbene con minor vigore, con frutta secca e spezie (cui si aggiungono pepe nero e zenzero) che tendono a prendere il sopravvento lasciando la frutta in secondo piano, espressa maggiormente nelle note agrumate. Cresce anche la vena minerale/vegetale, con malto, vaniglia e miele relegati sul fondo. La consistenza è leggera come ci si aspetta, ma non evanescente.

Finale secco abbastanza breve, con le note minerali e vegetali a guidare le evocazioni di frutta secca, spezie e un lieve accento salato.

 

Per lo scopo con cui viene realizzato, ovvero principalmente in mixology, tutto sommato si lascia bere, ed è sicuramente più gradevole di altri blended economici sul mercato, che ricordo sono spesso un mix di single malt e grain.

 

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