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Ecco come Michael Jackson nel suo “Whisky: The Definitive World Guide” del 2005 descriveva il nascente movimento delle micro-distillerie USA:
«Gli Stati Uniti. “Piccolo è bello” è il nuovo credo dei micro-distillatori della costa Ovest. Combinando pratiche europee tradizionali con un approccio culinario moderno, producono piccole quantità di distillati meravigliosi ed estremamente peculiari.
Alla fine degli anni ’80 i consumatori americani, stanchi della produzione di massa e del livellamento verso il basso del loro cibo e delle loro bevande, riscoprirono la qualità e la complessità del whiskey americano invecchiato. I produttori di bourbon ed i loro imbottigliamenti di nicchia vennero circondati in quegli anni da una nuova razza di alchimisti: i micro-distillatori della costa Ovest.
Alcune delle micro-distillerie, o distillerie artigianali che dir si voglia, seguirono la tradizione, e come fecero i fratelli micro-birrifici prima di loro, videro crescere l’istinto pionieristico di rompere con questa tradizione, creando una micro-rivoluzione della distillazione. Gin, rum, vodka, grappa, brandy di frutta, e whiskey sono stati rimodellati e ammodernati all’interno degli alambicchi da Nantucket sino a San Francisco, dal Texas sino al Vermont.
Sono la parte finale di una più ampia rivoluzione gastronomica avvenuta negli Stati Uniti; la loro audience i ristoratori visionari e i consumatori eruditi nelle città stato di San Francisco, Seattle e Portland. L’orgoglio regionale e l’agricoltura sostenibile sono spesso fondamento della loro filosofia produttiva, le ricerche di mercato vengono ignorate. In questa cultura di buon mangiare e buon bere, il piccolo è bello.»
Nel 2005 … quando nessuna delle distillerie nel mio #wildwestspirit tour era ancora stata pensata.
Whisky Club Italia

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