Marie-Galante, l’isola dei 100 mulini

Marie-Galante, l’isola dei 100 mulini

Marie-Galante

Marie-Galante è un’isola caraibica dipendente da Guadalupa, territorio francese d’oltremare. Si trova circa a quaranta chilometri, un’ora di aliscafo, a sud dell’isola a farfalla.

 

 

Marie-Galante è terra di tradizioni rurali, che mantiene uno stile di vita non frenetico. È una destinazione ancora non troppo turistica delle Antille francesi. Con una superficie di 158 km², l’isola è comunemente chiamata la “grande galette” – la grande torta, in relazione alla sua forma circolare e ai suoi bassi rilievi (la vetta più alta, il Morne Constant, supera di poco i 200 m).

Conta circa 12.000 abitanti, con una percentuale crescente di francesi che – raggiunta la pensione – decidono di trasferirsi lì per godere del clima caraibico e della qualità della vita.

Marie-Galante, priva di importanti corsi d’acqua, ha censito in passato 106 mulini a vento, al punto che è anche chiamata “l’île aux cent moulins” – l’isola dei cento mulini.

Vi si può ancora respirare l’autenticità della vita caraibica: un fascino pittoresco, innumerevoli spiagge di sabbia bianca, lagune delimitate da barriere coralline e la serenità di uno stile di vita di mezzo secolo fa.

 

 

La Storia

Marie-Galante venne scoperta il 3 novembre 1493 da Cristoforo Colombo, che la battezzo in spagnolo Maria Galanda ovvero Maria la Graziosa, in onore alla sua caravella.

Viene assegnata, sulla base del Trattato di Tordesillas, agli Spagnoli, che però non la colonizzano, così come successo con tutte le altre Piccole Antille. Viene dimenticata per quasi 150 anni, finché i primi francesi vi sbarcano nel 1635; nel 1648 viene costruito il primo fortino, Vieux Fort. La vera occupazione inizia nel 1665 con la nomina a governatore del giovane Jacques de Temericourt, ma tra saccheggi, cicloni e occupazioni inglesi l’isola fatica a decollare.

Le prime coltivazioni riguardano l’indigo, il caffè, il cotone e, in misura minore, la canna da zucchero.

 

 

La canna da zucchero

A fine XVII secolo, su Marie-Galante ci sono solo 500 abitanti, compresi gli schiavi, e 12 zuccherifici. Bisognerà attendere la metà del 1700, dopo l’occupazione dal 1759-1763 da parte degli inglesi, per assistere ad un concreto sviluppo dell’isola.

Pur essendo ancora il caffè e il cotone le culture dominanti, la canna da zucchero comincia a fiorire. La popolazione raggiunge i 13.000 abitanti, nel 1781 sono coltivati 740 ettari a canna da zucchero ed esistono 17 mulini di cui 5 a vento.

Nei primi anni del 1800 la congiuntura internazionale fa si che le colture del caffè e del cotone non siani più redditizie, e la perdita della colonia di Saint Domingue, con l’indipendenza di Haiti, fanno diventare Marie Galante una vera ile a sucre: si moltiplicano i mulini e gli ettari coltivati, e si produce rum non solo per il consumo locale, ma anche per l’export.

La rivoluzione industriale di metà 1800 e il terribile terremoto del 1843 che rase al suolo Pointe-à-Pitre, il capoluogo della Guadalupa, e danneggiò i mulini di Marie-Galante, danno il colpo di grazia all’attività artigianale e aprono la via all’industrializzazione dell’agricoltura e della produzione del rhum.

Nel 1845 nascono Grande Anse e Trianon, le prime usines alimentate da macchine a vapore, che lavorano non solo la canna delle proprie terre ma anche quella dei vicini.

La fine della schiavitù (1848),  l’arrivo di manodopera africana libera e la grande crisi della produzione dello zucchero di canna  dovuta alla barbabietola portano ad un azzeramento degli investimenti e alla valorizzazione delle radici creole.

Per un cambio di direzione si deve attendere il 1902, anno della terribile eruzione vulcanica della Montagna Pelee che devastò Martinica e azzerò la sua produzione di zucchero.

Nascono cosi su Marie-Galante nuove usines e si moltiplicano – per la prima volta – i piccoli produttori di rhum agricoles. Negli anni ’30 rimangono solo 5 usines e una ventina di piccole distillerie artigianali.

La produzione a Marie-Galante non raggiungerà mai i livelli delle altre isole caraibiche. Il suo essere isola nell’isola, mal collegata con Guadalupa e con i mercati internazionali, la ha protetta da coltivazioni intensive come quella della banana. Il suo suolo, calcareo, ha mantenuto una verginità primordiale.

Marie Galante è oggi un importante punto di riferimento mondiale del rhum, grazie al patrimonio archeologico di produzione dello zucchero di canna e della distillazione artigianale.

In controtendenza rispetto alle altre isole, che hanno progressivamente ceduto ettari a coltivazioni più redditizie e alla urbanizzazione spinta dal turismo di massa, la superficie di Marie Galante è ancora coltivata per il 20% a canna da zucchero. Una agricoltura frazionata in migliaia di piccoli planteurs che, forzatamente, mantengono un sistema tradizionale di coltura.

Il trasporto con le cabrouettes tirate dai tori sta progressivamente cedendo il passo ai trattori, il taglio manuale a quello meccanizzato, ma ancora si respira un rapporto antico tra l’uomo e l’ambiente. Una vera gemma da tutelare.

Marie-Galante ospita oggi tre sole distillerie attive:

  • Distillerie Bellevue (2000), a Capesterre
  • Distillerie Bielle (1965), a Grand-Bourg
  • Distillerie Poisson (1915), il produttore del Rhum Père Labat, a Grand-Bourg

La distilleria Rhum Rhum di Capovilla, avviata presso Bielle nel 2007, è stata trasferita a Poisson dove – ci auguriamo – potrà riprendere a distillare nelle prossime settimane.

Siamo appena arrivati sull’isola. Seguiranno, nelle prossime giornate, approfondimenti su ogni distilleria.

 

Fonte: Atlas du rhum, Luca Gargano

 

 

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