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Se l’intento di Macallan era quello di realizzare una distilleria integrata nel paesaggio dello Speyside, il risultato non è al momento centrato. Già l’arrivo alla distilleria mette di cattivo umore, con le cupole con il manto erboso completamente bruciato quando tutto attorno il verde è lussureggiante. Nuovi magazzini, di un imbarazzante color ocra, talmente tanti da non riuscire più a contarli.
Il visitor centre sembra la sala di attesa di un cinema multisala. Spazi enormi, prevalentemente vuoti, con visitatori distratti con la testa costantemente verso l’alto. Uno shop inutile. Il muro e il museo ricostruiscono la storia di Macallan, ma gran parte delle bottiglie sono fuori portata visiva e diventano solo “numeri”. Personale tutto azzerato, più nessuno della gestione precedente è presente in distilleria. E non parlo solo del visitor centre ma del team dei distillatori, dello storico whisky maker Bob Dalgarno … e alcune tra le persone che solo pochi mesi fa li hanno sostituiti sono già con un piede fuori dalla porta.
Un whisky bar con assaggi da centinaia di sterline dove domina l’odore della cipolla che stanno cucinando nel bistrot al piano inferiore. Un whisky bar dove puoi sorseggiare il tuo dram preferito di Macallan potendo ammirare la still house dall’ampia vetrata, ma non riuscendo a capire se la distilleria è in attività oppure no – tutto è fermo, silenzioso, buio, nessun operatore cammina negli ampi corridoi.
Più tardi parlerò di Roseisle. Ora se è lecito attendersi che una distilleria nata per fare volumi di malto per i blender possa non avere un’anima, mi chiedo perché chi sta dietro il “marchio” Macallan – che una bella anima la aveva davvero – sembra aver fatto di tutto per fargliela perdere… ❤️🥃
Whisky Club Italia #spiritofspeyside19





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