Lo Shochu, i Samurai e la Battaglia di Okinawa

Lo Shochu, i Samurai e la Battaglia di Okinawa


Cosa accomuna i giapponesi Takeshi Kitano, regista, attore e comico, Hayao Miyazaki, il famoso regista di animazione, di cui ricordiamo, tra gli altri, i suoi “La città incantata” e “La Principessa Mononoke” e Yoko Ono, la vedova di John Lennon?

Risposta semplice: Lo Shochu.

 

 

Lo Shochu

L’Estate scorsa mentre passeggiavo per le amate strade newyorchesi mi imbattei, di sera, in una shochu-lounge, mi aspettavo, al più di vedere qualche giovane maturo come me  o Claudio Riva a bere un cicchetto a fine giornata. Invece era pieno di giovani desiderosi di aperitivo a fine giornata lavorativa con questo distillato che comincia a fare seriamente breccia nelle abitudini alcoliche delle principali città americane.

D’altra parte Shochu significa “sempreverde” e sarà proprio per questo che il longevo ragazzo Shigechiyo Izumi, 120 anni, cittadino giapponese, noto al Guinness dei primati per la sua longevità, ha dichiarato di continuare regolarmente a far uso di questo distillato, dando seguito alla credenza che lo shochu abbia effetti terapeutici e benefici per la salute. In effetti alcuni studi realizzati dal Miyazaki Medical College indicherebbero che un uso moderato dello stesso abbia effetti preventivi del rischio di trombosi.

Altri studi giapponesi affermerebbero che lo shochu offra anche benefici per la salute dell’intestino grazie a dei probiotici, che potrebbero favorire la digestione e rafforzare il sistema immunitario, oltre a contribuire a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2, sempre con un uso moderato.

Entrambi i fatti hanno reso grande pubblicità a questo antico distillato nipponico.

 

Cosa è lo Shochu?

Lo Shochu è un distillato giapponese, che secondo la leggenda, ha origine  nei pressi dell’attuale Okinawa, all’epoca dell’antico Regno di Ryukyu, grazie ad un monaco buddista che nel 1470 avrebbe insegnato agli abitanti l’arte della distillazione. Secondo una teoria sarebbero stati i Mongoli a introdurre l’arte della distillazione in Corea da dove essa sarebbe poi pervenuta ad Okinawa. Fonte certa appare nel 1549 grazie al missionario francese Francis Xavier, che ebbe a visitare la Prefettura di Kagoshima e scrisse di una bevanda alcolica a base di riso, che aveva la proprietà di fare addormentare subito dopo una copiosa bevuta ma di non recare fastidi di ubriachezza.

Da non confondere con il sakè, fermentato di riso, lo shochu è un distillato. Può avere come origine varie materie prime, l’orzo (Mugi), patate dolci (Imo), riso (Kome), canna da zucchero (Kokuto), grano saraceno (Soba), e ovviamente in base alla materia prima cambia gusto e sentori. Ma le materie prime possono essere anche molte altre, si pensi che ad oggi si contano più di 3000 varietà, comprendendo anche basi di zucca, castagna, latte, pepe verde.

La fermentazione può avvenire sono dopo l’intervento del koji bianco, una sorta di fungo, un microorganismo responsabile della saccarificazione dell’amido presente nel riso.

Se per il vino, infatti, partiamo da un ingrediente di base come l’uva, naturalmente ricca di fru

Se il sakè prevede solo la fermentazione, lo shochu è frutto della fermentazione della materia prima e della distillazione del fermentato che può avvenire in una sola volta, più tradizionalmente, o in due volte, in alambicchi di rame. Nel caso di una sola distillazione il prodotto manterrà i sentori tipici e tradizionali della materia prima e di norma non subirà affinamento, riservato invece più spesso ai prodotti più alla moda occidentale che riposano in vasche di acciaio fino a tre mesi o addirittura fino a tre anni in botti di legno.

Ma se volete giocare duro allora dovete degustare uno Shochu particolare, l’Awamori, prodotto ad Okinawa, che può essere messo a stagionare in caverne anche per dieci anni!

L’Awamori che si origina con riso tailandese e grano indica, gode del contributo fermentativo del koji nero specifico di Okinawa. Un Awamori affinato per almeno tre anni ottiene la denominazione di Koshu, vecchio liquore. Gradazione media 30% abv.

 

 

La battaglia di Okinawa

Prima della battaglia di Okinawa pare esistessero koshu di duecento e trecento anni, ma sono andati perduti (lo dico a beneficio di Riva, prima che parta per una spedizione archeoalcolica).

Il contenuto alcolico dello Shochu generalmente si aggira intorno ai 25 gradi, ma se ne possono trovare anche a 35 e 40 abv.

Oggi si distingue lo shochu artigianale, distillato in pot still una volta sola, definito Honkaku Shochu e quello industriale nato gli inizi del Novecento, detto Korui Shochu che normalmente usa alambicchi multicolonna.

Ma se volete fare la dieta potete bere shochu?

Beh si, esso non contiene zuccheri aggiunti o altri edulcoranti ed in genere due dosi da 30 ml apportano circa 35 calorie.

 

 

Come degustarlo

In maniera assolutamente versatile, in genere lo si gusta liscio ma anche on the rocks, miscelato con acqua calda o fredda, oppure con limone, pompelmo, mela, tra le varie possibilità. Oltre ovviamente all’uso come bevanda a tutto pasto in conseguenza del suo non eccessivo grado alcolico.

Secondo il sito dell’Airg, Associazione Italiana Ristoratori Giapponesi, il suo consumo in Giappone già dal 2003 avrebbe superato quello del più noto in Occidente, Sakè, ed avviene preferenzialmente attraverso le donne, per circa il 60% del totale dello shochu consumato.

Ma come consumarlo stasera in cocktail?

Beh proviamo il Chu-hai per cominciare, quindi dosiamolo insieme al limone, o con acqua tonica e con succo di mela, uva o pesca. Ovviamente in ghiaccio.

E poi non vogliamo provarlo nel Japanese Sidecar. Qui non metteremo Cognac ma Shochu insieme  a zucchero di canna, Triple Sec, o Cointreau, poi orange bitter e succo di limone. Un grand assemblage di sapori.

Ovviamente anche i Samurai pare lo bevessero prima di una battaglia o per resistere ai dolori delle ferite.

 

 

Lo Shochu oggi

Oggi lo Shochu riveste un ruolo molto importante nella cultura e negli usi sociali giapponesi. Servito in occasione di eventi speciali e celebrazioni, come feste e matrimoni, esso è parte della grande cultura del Sol Levante ed ogni regione e spesso ogni località ha il suo Shochu particolare.

Stasera ne berrò un bicchiere mentre vedo “L’Ultimo Samurai”, pellicola del 2003 di Edward Zwick ed interpretato anche da Tom Cruise che recita la parte di un veterano americano che si unisce ad un gruppo di samurai ribelli in Giappone

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Prendete anche voi uno shochu stasera o il solito Spritz?

 

Il webinar

Per approfondimento condividiamo il webinar con Paolo Tucci, registrato ad inizio pandemia.

 


 

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