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Il Colorado e le 50 distillerie di Denver mi stanno aspettando da oltre una settimana. Sei in Arizona, le previsioni danno due giorni di tempesta di neve, tra te e quella meravigliosa fontana di whiskey solo un insignificante stato, lo Utah, il desiderio è quello di toglierselo dalle palle il più velocemente possibile.
Intendiamoci, chi uscendo di casa ha mai detto “Ciao mamma, guarda che vado nello Utah, ci vediamo tra qualche giorno”? Tre milioni di abitanti (la metà della Scozia), 220 mila km quadrati (tre volte la Scozia), nessuna attrazione turistica “top”. Passi il confine e vieni accolto dal cartello “Welcome to Utah, Life elevated” e pensi “pure sboroni”. Percorri le prime decine di miglia e complici le previsioni più sbagliate della storia della meteorologia, tutto attorno a te prende vita e diventa incredibilmente affascinante.
Una successione infinita di cose epiche. Canyon creati da fiumi, troppo grandi per essere digeriti dall’occhio umano. Gli wash, stretti canaloni scavati dall’acqua dei violenti temporali estivi, stretti sentieri (10-20 metri) tra pareti che superano i 500 metri di altezza. Improvvise formazioni rocciose dai mille colori. Faraglioni, pinnacoli, uno, dieci, mille. Enormi sassi sospesi in equilibrio precario. Archi e ponti naturali modellati negli anni da vento e acqua. Una meraviglia come poche.
Il giardino dell’Eden? No qui la natura non regala nulla. Un Paradiso? No, più l’anticamera dell’inferno, hai sempre la sensazione che aprendo una delle porte di roccia la pace sparisca improvvisamente. Una camminata sul fondo dell’Oceano, attorno a te le pareti dei reef sottomarini, ma con colori stupendi. Un paesaggio vecchio, antico, pieno di rughe rese ancora più marcate dalla neve e dal basso sole invernale. Ecco, la sensazione di avere passato 4 giornate all’interno di un cartone animato di Willy il Coyote e che ad ogni svolta possa spuntare Beep Beep.
E invece guidi per mezza giornata e niente auto. Cammini lungo un wash e dopo un paio d’ore incroci una coppia che fa trekking, loro con racchette e scarponi, tu con le scarpe che fino a pochi giorni prima usavi per andare in ufficio e un berretto acrilico recuperato in uno shop lungo la strada. Loro ti guardano, vedi che vorrebbero salutarti poi l’esclamazione “I love your jacket!” (la cerata Laphroaig, ovviamente). Dalla zaino esce la fiaschetta e #amicisubito.
Se verrete nello Utah (e ci verrete) percorrete la scenic byway 24, rimarrete senza parole per 2 ore intere. E poi mettete al volante l’amico che non soffre di vertigini e imboccate la scenic byway 12. Impossibile raccontare le emozioni che si provano. Chi ci è stato, sa.
Whisky Club Italia #wildwestspirit #lifeelevated #denverunattimo




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