L’Avvocato di Al Capone, il Gin e il Proibizionismo

L’Avvocato di Al Capone, il Gin e il Proibizionismo

La Storia fa grandi giri e poi ritorna, a volta, riproponendosi, ignorata, con le stesse conseguenze e spesso le sue stesse inutilità.

 

Entra in vigore il Proibizionismo

Il 16 Gennaio del 1920 fu un grande giorno per il senatore americano Andrew Volstead. Il suo Act del 1919 trovava perfetto compimento con l’entrata in vigore del XVIII° emendamento.

 

Andrew Volstead

 

La sera prima decine di migliaia di persone si affollarono nei negozi statunitensi per fare rifornimento di alcol, accaparrandosi le ultime bottiglie rimaste.

Andrew, atterrito, forse, da quello spettacolo della sera prima, si rivolse veemente ai giornalisti che, si affollavano per intervistarlo.

Probabilmente ignaro del successo della distillazione clandestina del Gin dopo i vari Gin Acts del Governo Inglese emanati tra il 1729 e il 1751, ed ignaro sicuramente delle unità alcoliche che Claudio Riva, Winston Churchill e la Regina Elisabetta avrebbero bevuto con soddisfazione, qualche anno più tardi, egli Disse: “I quartieri umili presto apparterranno al passato. Le Prigioni ed i Riformatori resteranno vuoti. Tutti gli uomini cammineranno di nuovo eretti, tutte le donne sorrideranno e tutti i bambini rideranno. Le porte dell’Inferno si sono chiuse per sempre”.

 

Al Capone

 

Al Capone quel giorno ebbe solo nel pomeriggio la notizia dell’entrata in vigore del bando all’alcol.

Con degli amici, prese un caffè, poi il cocktail che lo avrebbe reso celebre e che molti barmen avrebbero giudicato assolutamente assurdo: succo di arancia, vermouth francese, vermouth italiano e gin.

Si fece una grassa risata e bevve di gusto.

Di lì a poco avrebbe creato una fortuna con la gestione mafiosa della distillazione clandestina, accumulando una fortuna stimata in oltre sessanta milioni di dollari.

Certo qualcuno sarebbe rimasto secco. A Chicago e New York alcol e morti scorrevano a fiumi nel 1924 e negli anni a venire.

Allievo del celebre gangster Johnny Torrio, che ne era stato il mentore, Al , classe 1899, di Brooklyn, non era riuscito ad avere ottimi risultati nella scuola cattolica, a quattordici anni già però era membro della Five Point Gangs di Manhattan, poi a venti era stato chiamato da Johnny a Chicago ad esserne il vice ed il gestore del Four Deuces Hotel e del relativo bordello.

 

L’avvocato

Tra i suoi amici quel famoso giorno del 1920, da cui sarebbe partita la sua immensa fortuna illegale, vi era un avvocato di origini bavaresi, destinato ad essere sconosciuto ai più ma destinato a diventare famoso. George si era specializzato in Difesa Penale all’Illinois College of Law ed aveva inventato la difesa della cosiddetta ”follia transitoria” ed i relativi atti criminali realizzati in caso di temporanea incoscienza.

George Remus amava il gin, ma soprattutto i soldi.

 

“King of bootleggers” George Remus

 

Del resto, per piacere ma soprattutto per soldi, gli Inglesi avevano importato il Jenever dall’Olanda e poi l’avevano trasformato in Gin, attraverso vari passaggi.

George aveva letto da qualche parte che poi era scoppiata una mania del Gin in Inghilterra nella prima metà del XVIII° secolo, con lo Stato che ne aveva approfittato prima per tassare tutto il tassabile e dunque le varie distillerie, nate dappertutto dopo il successo del liquido olandese. Poi lo Stato aveva capito che doveva fare qualcosa per frenare il consumo eccessivo di gin ed era intervenuto per far si che si diminuissero i litri bevuti pro-capite dai sudditi di Sua Maestà allora, pari a circa 53 per persona, l’anno. Ed aveva proibito.

Ma la gente voleva bere comunque e la distillazione clandestina aveva inondato lo stesso l’Inghilterra di gin fatto comunque, dovunque, quantunque. Male, tossico. Ma la Gente voleva sballarsi.

In quel tempo era comunque nato il London Dry, che Al e George amavano perché secco. Ma erano nati anche stili abbastanza dolciastri e discutibili, per i gusti moderni, come l’Old Tom.

Diverso ed affascinante era il Plymouth, nato laddove i Pellegrini lasciavano l’Inghilterra per il Mondo Nuovo, dove avrebbero cercato libertà e ricchezza.

George forse pensava a tutto questo mondo o forse no.

In ogni caso, nel volgere di pochi mesi dopo l’entrata in vigore del Proibizionismo, i suoi clienti diventavano ricchi oltremodo. Criminali ma spesso incolti. Ed allora perché non arricchirsi anche lui, che già nel 1920 guadagnava ufficialmente oltre 500.000 dollari l’anno!

George Remus si mise ad acquistare farmacie e distillerie per creare alcolici a scopo medico.

Si spostò a Cincinnati dove acquistò la maggior parte delle distillerie esistenti, ed in pochi anni,in modo ufficialmente legale, George mise in vendita negli speakeasy di tutti gli States fiumi di Bourbon.

In due anni accumulò circa quaranta milioni di dollari, con oltre tremila dipendenti.

George aveva compreso che a Cincinnati, a pochi passi dal Kentucky, sarebbe stato meno alla vista della giustizia federale, che via via stava perseguitando i suoi criminali colleghi, da lui assistiti.

George non importava whisky dal Canada, né rum dai rum-runners.

Semplicemente lo produceva.

Davanti agli occhi di tutti, per scopo medico.

Negli ambienti mafiosi era conosciuto come il “Re dei Contrabbandieri“.

Alle sue più importanti feste, gentilmente donava ai suoi invitati cadeaux famosi, come spille di diamanti.

Nel 1925 fu condannato finalmente per due anni per numerose violazioni del Volstedt Act, ma fu un fugace periodo in carcere, dove lui non amava soggiornare.

Scoperto il tradimento della moglie, l’assassinò perché lei nel frattempo gli aveva sottratto parte delle sue fortune in combutta con un ex agente dell’Antiproibizionismo americano, Frank Dodge, con cui aveva una relazione.

George era stato assolto per “follia transitoria” dopo soli diciannove minuti di camera di consiglio, aveva convinto i giudici che l’omicidio cruento della sua vecchia consorte era stato causato da un momento di paura di rimanere solo. Follia transitoria.

 

La fine del Proibizionismo

Intanto nel 1933 Roosevelt aveva eliminato il Proibizionismo.

George che probabilmente fu l’ispiratore del film Grande Gatsby, si spense serenamente il 20 gennaio 1952, dopo aver bevuto la sera prima nell’Ospizio di Covington in Kentucky un cocktail preparatogli da un infermiere secondo la ricetta del suo amato Al Capone, a base di Gin.

Il Proibizionismo fini con il contributo decisivo di Franklin Delano Roosevelt nel 1933.

Churchill lo definì “il più grande crimine contro l’Umanità“.

Quanto ai personaggi famosi citati nell’articolo relativamente alle unità alcoliche bevute, Sir Winston Churchill ne beveva almeno 8 al giorno.

La Regina Elisabetta, produttrice di Gin, almeno quattro.

Claudio Riva ve lo dirà dal vivo il 18 e 19 Febbraio 2023 durante la Whisky Week di Firenze.

Ma se volete un consiglio, vi dico che per farlo parlare, è meglio se gli offrite un drink.

 

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