Weekly Dram 26.20
Usare personaggi più o meno famosi per pubblicizzare il proprio prodotto è pratica comune da sempre nel mondo del commercio: l’idea che i consumatori diano credito ai gusti di un attore pagato per magnificare le doti di una bevanda, per quanto possa apparire ridicola, è evidentemente suffragata dai dati di vendita.
Anche il mondo del whisky non è indenne da queste pratiche commerciali, con radici anche molto lontane nel tempo: Salvador Dalì che già negli anni ’50 pubblicizzava il blended Old Angus, Sean Connery per Jim Beam (nel 1967) e Dewar’s (nel 2004), Bill Murray che nel noto film Lost in Translation (2003) beve solo prodotti Suntory, Robert Carlyle (2009) e Jude Law (2014) per Johnnie Walker, e così via.
Arrivando ai nostri tempi, da quasi un anno Harrison Ford ha legato il proprio volto a Glenmorangie, mentre proprio di questi giorni è l’uscita di un imbottigliamento speciale di Laphroaig, dedicato al loro nuovo frontman, l’attore Willem Dafoe.
Con una campagna pubblicitaria iniziata verso la fine dell’anno scorso, Dafoe ha girato un breve film promozionale che, ovviamente, mette in risalto la personalità classica di questo scotch di Islay: tanto fumo e il “cazzottone” che dona al primo sorso.
Inevitabile che si arrivasse a una bottiglia fatta su misura per l’attore, che porta addirittura il suo nome e la cui composizione, dicono, sia stata scelta da lui dopo lunghe sessioni di assaggio nei laboratori della distilleria.
In queste occasioni siamo abituati (male) a dei NAS, ovvero imbottigliamenti senza età dichiarata e piuttosto giovani, ma va dato atto a Laphroaig di aver invece scelto un invecchiamento piuttosto importante (14 anni), che peraltro non viene mostrato in bottiglia se non sull’etichetta posteriore, senza evidenziarlo nella loro comunicazione.
Maturazione iniziale in botti ex bourbon (presumibilmente di primo riempimento) con 9 mesi finali in botti ex sherry oloroso, a un prezzo non proprio economico.
Ne vale la pena? Secondo me, sì… e no.
LAPHROAIG WILLEM
Single Malt Scotch Whisky
53,7%abv, botti ex bourbon ed ex sherry oloroso
Prezzo intorno ai 160 euro
Al primo approccio al naso, sembra di aprire una scatola di erbe aromatiche essiccate: timo, menta, rosmarino, origano… con menta e origano che, nel tempo, si fanno più intensi. Il corpo principale è molto umami, con roastbeef, salsa teriyaki e olive in salamoia, attorniato da parti più morbide di arancia candita, liquirizia dolce, cioccolato al latte, more e anacardi. Il fumo è delicato, marittimo e solo lievemente medicinale, una nota profonda più che coprente. Legno ammuffito di fondo. Ricco e complesso, ben lontano dagli eccessi di cui Laphroaig stessa si vanta.

In bevuta il fumo costiero è più evidente, ma ancora in tono minore, un panorama su cui adagiano le evocazioni, con le erbe aromatiche sempre presenti intrecciate alle spezie (pepe nero, curcuma, noce moscata, un pizzico di zafferano). Si perde un po’ la parte umami in favore di impressioni più dolci tra frutti rossi essiccati (bacche di goji, ribes, mirtilli neri, fragole), liquirizia tipo Haribo, marmellata di arancia amara, cioccolata e pinoli tostati, con una buona dose di salamoia e note medicinali. Legno bruciato in lunghezza. Più marcatamente Laphroaig moderno, ma (un po’) meno ruffiano.
Finale lungo tra spezie, fumo, note iodate e medicinali, erbe aromatiche, agrumi, frutti rossi e legno.
Conclusioni: Una personalità spiccata all’olfatto, che scivola nel già visto al palato, pur restando nell’ambito di una bevuta non banale e stratificata. Se il dieci anni contemporaneo è la base di partenza, questo ha il pregio di arricchirlo e renderlo più interessante, meno plateale nella ruffianeria senza abbandonarla del tutto.
Link a tutti gli assaggi di Laphroaig: https://whiskyart.blog/category/scozia/islay-whisky/laphroaig-islay/
Il profilo della distilleria Laphroaig: https://whiskyclub.it/distilleria/laphroaig/


