[ad_1]
Presto tirare conclusioni dopo una sola settimana ma, per certo, lo stereotipo della società giapponese super organizzata non ha riscontro nella realtà. Centro città caotici che ricordano più delle china-town, paesi di provincia in cui regna il disordine, aree industrializzate che contendono ogni metro quadro ai campi di riso, limiti di velocità stradali bellamente ignorati. Tutte le energie sembrano essere concentrate verso la massima valorizzazione delle eccellenze, a qualsiasi costo. Ne è un esempio il giardino di Kenroku-en a Kanazawa, definito il più bel giardino del Giappone, dove squadre di operatrici strappano a mano ogni singolo filo d’erba del vasto sottobosco.
Quello che mi ha colpito è sicuramente il Lacquerware di Wajima, l’oggettistica laccata che ad occhi distratti (come i miei) sembra un prodotto industriale, tanto è preciso. Ogni singolo oggetto viene prodotto completamente a mano con una successione di oltre 100 passaggi, spesso con mani diverse di artigiani iper-specializzati su ogni singola micro-lavorazione. Per mesi su basi di legno vengono depositate continui passaggi di Urushi, la linfa adesiva naturale proveniente dall’omonimo albero, che ossidandosi dà vita ad una protezione praticamente eterna. Decine di passaggi, decine di rifiniture, neanche una sbavatura. L’intaglio fatto a mano in cui viene fatto colare oro o argento per dare vita alle decorazioni, alla fine da uno a tre anni di “maturazione” per essere sicuri di cedere al compratore un oggetto semplicemente perfetto. Anni per produrre una diamine di ciotola di cui non deve stupire il costo, se si pensa al lavoro che sta alle spalle è più che giustificato. E viene venduto, con enorme successo.
Whisky Club Italia #NippoTour2018
ウイスキークラブイタリア





[ad_2]
Leggi su Facebook

