A risultati annunciati parlerò delle selezioni finali di Spirito Autoctono 2023, la prima Guida dedicata alla produzione italiana di distillati, amari, vermouth, bitter e liquori, sempre più testimoni della biodiversità del Bel Paese. Quattro giornate intense, centinaia di campioni precedentemente selezionati dalle commissioni regionali sottoposti ad un ultimo passaggio per l’assegnazione delle ampolle d’oro. Io l’ho fatta un poco furba, arrivando in extremis per gli ultimi assaggi, ma perfettamente in tempo per i rituali di chiusura.
Ci siano trovati nel Monferrato Astigiano, a Mombaruzzo, borgo famoso per gli amaretti, per il vino e per Berta – distilleria che abbiamo potuto visitare.
Ci guida Giulia Berta. Ho sempre detto che il futuro della distillazione italiana è nell’accoglienza. A Berta lo sanno benissimo, avendo investito ogni possibile risorsa per l’apertura di due strutture ricettive, un ristorante e – quella più recente – una struttura per eventi. Il Castello di Monteu Roero, rilevato nel 2012 per riaprirlo alle visite, completa l’offerta.
La distilleria offre pacchetti di tour guidati con degustazione e la visita al museo che ricostruisce la storia della famiglia e della loro grappa. È circondata dall’ampio Parco delle Meraviglie, disseminato di opere d’arte, fruibile in estate con cestino picnic acquistabile nell’accogliente shop.
La distilleria ha una storia più recente rispetto a quelle più storiche piemontesi, e questo aggiunge ancora più valore ai risultati raggiunti. Famiglia di viticoltori e di proprietari terrieri, solo nel dopoguerra (1947) decide di costruire la prima Distilleria al piano terra della loro abitazione a Nizza Monferrato. Il desiderio di non farsi coinvolgere nelle logiche della grande distribuzione, uniti ai primi tentativi nell’universo grappa di affinamento in botte, hanno guidato la distilleria verso una rapida crescita. Nel 2002 la necessità di spazi più ampi porta a spostare la distilleria nella attuale sede di Casalotto, sulla collina da cui la famiglia proveniva.
Caldaiette non più in uso, la produzione della grappa è oggi lasciata nelle mani di un deflemmatore verticale che consegna un primo distillato ancora grezzo al secondo impianto di distillazione discontinua a bagnomaria, in grado di aggiunge grazia ed eleganza alla forza del territorio.
Sbalorditivo l’ingresso nelle cantine di affinamento, migliaia di barrique lasciate per anni a temperatura naturale. Qui gli angeli svolgono il loro nobile lavoro, con una serenità indotta da musica classica e giochi di cromoterapia.
Chiudiamo il pomeriggio con un super assaggio, la Roccanivo 2002, grappa di Barbera affinata in legni diversi per 8 anni. I frutti rossi cedono il passo a morbide note di cioccolato, il palato avvolto da una calda armonia setosa.









