Durante le feste tradizionali di inverno, in particolare tra Natale e l’Epifania, nelle case rumene, tra la gioia della convivialità e il piacere dei banchetti familiari, uno Spirito domina dall’alto della sua gradazione alcolica e della sua importanza storica.
La Tuica (Zuica per pronuncia)
Uno spirito creato, d’abitudine, con una materia prima di cui la Romania è da sempre orgogliosamente ricca, le prugne.
Le origini di questo distillato si perdono nelle pagine impolverate della Storia, nelle pieghe di tempi remoti e non è facile risalire al momento in cui essa è comparsa.
Pare che in Transilvania si cominci a distillare nel XIV° secolo, soprattutto nelle città di Brasov, Sibiu e Cluj, a scopo terapeutico. Qui la distillazione è doppia o tripla mentre in Valacchia si utilizza la tecnica dell’one shot, unica distillazione, con una gradazione alcolica che non supera i 37/38 gradi.
All’inizio oggetto della distillazione è un fermentato proveniente da ogni sorta di frutta, ma soprattutto dalle prugne. Non manca neanche la distillazione di un fermentato di segale. Prima attestazione di un distillato di frutta pare risalga al 1470 presso la città di Salaj, a base di prugne.
A scopo terapeutico la distillazione, certo. Ma non solo.
Sembrerebbe che, regnante Stefano il Grande, delle botti contenenti acquavite venissero inviate in Moldavia ai muratori per utilizzarla nell’intonaco e nella colorazione dei muri, tuttavia ci sono seri dubbi da parte degli storici sul fatto che gli stessi lavoratori non la adoperassero anche a fini personali per affrontare meglio la fatica quotidiana.
Talvolta, l’uso dell’acquavite provocava simpatici disguidi.
Nel 1788, ad esempio, come racconta Radu Lungu, autore della “Storia dell’Acquavite”, mentre la Transilvania faceva parte dell’Impero Asburgico, e Questo e la Russia erano intenti a combattere gli Ottomani. Ebbene il 17 settembre a Carasenbes, nella regione di Banato, gli Austriaci si accamparono nei pressi del fiume Timis e gli Ussari andarono in perlustrazione in attesa dei Turchi. Essi si imbatterono in un gruppo di spacciatori locali di schnapps, alcolici derivanti da frutta e infusi vari, e ne acquistarono un po’. Furono raggiunti dapprima da fanti austriaci, che li imitarono. Poi altri soldati di varie nazionalità. E molti si ubriacarono. E improvvisamente qualcuno gridò “I Turchi, i Turchi!”, in breve fu il disastro. I soldati dalle varie lingue e nazioni di provenienza combatterono tra loro vedendo i Turchi dove erano invece i loro alleati.
Quando i Turchi arrivarono due giorni dopo, vinsero per ritiro del contendente, diremmo oggi in termini sportivi. Si erano tutti ammazzati tra di loro o dispersi, gli avversari, rovinati dagli alcolici.
La Battaglia dell’Acquavite, per la Storia
La Tuica porta con sé dunque una grande storia e il fatto che la stessa all’origine si facesse anche con materie prime diverse dalla prugna lo dimostra. Il termine “horinka”, uno dei nomi diversi della tuica deriverebbe dall’ucraino “horilka”, che indica del raki di non grande qualità. La stessa “palinka”, tipica della Transilvania, viene da un termine ungherese che origina dallo slovacco “paliti”, ossia “bruciare”, una delle qualità attribuite alla palinka di prugne transilvana.
La regolamentazione statale rumena avviene solo nel 2008 e oggi la Romania è il principale produttore di prugne in Europa, e gran parte del raccolto delle stesse, circa l’80%, viene destinato alla produzione della Tuica.
La produzione della Tuica
Come si produce allora questo storico spirito?
Le prugne, di solito parte di un biotipo particolare dal colore scuro, che offre strutture carnose, ben mature vengono raccolte e fermentate, con lieviti selezionati o indigeni, con o senza noccioli, in botti grandi per 6/8 settimane e successivamente il fermentato è sottoposto a distillazione in alambicchi di rame con alimentazione a carbone o a legna, soprattutto. La distillazione può essere singola o doppia, nel primo caso la gradazione oscilla tra i 24 e i 40 gradi, nel secondo salirà tra i 50 e i 65 con punte di 80/85 gradi.
La Tuica può essere immediatamente imbottigliata dopo la distillazione oppure prevedere l’affinamento in botti di quercia o gelso, per una durata variabile tra i sei mesi e i dieci anni.
Oggi la Tuica si trova nei mercatini delle varie città rumene, così come nei locali più alla moda di Bucarest ma sicuramente nelle case della maggior parte dei cittadini rumeni.
Alcune Distillerie sono antiche e alcune sono famose anche fuori dalla Romania, come la Bran Distillerie, a Satu Mare, Transilvania, che produce una delle Tuica più famose. Alla visita spesso lo stesso proprietario racconta la sua storia e la storia della Tuica in modo affascinante, facendo risalire la ricetta della sua produzione a prescrizioni risalenti a suoi antenati risalenti a ben trecento anni fa…
Come si consuma la Tuica
La Tuica si consuma prima dei pasti come aperitivo, ma anche calda per combattere i freddi accompagnata da grani di pepe e zucchero. I calici sono rappresentati da piccoli bicchieri e li si vede alzati per celebrare anche eventi festosi come matrimoni, battesimi, riti religiosi o laici, ma che per intrattenersi in cerimonie più a sfondo triste, come gli stessi funerali.
Dunque anche la Romania merita un viaggio per la sua ricca storia, per la sua ricchezza gastronomica ed alcolica, per la bellezza dei paesaggi, per la dolcezza di una lingua neolatina e per il suo straordinario mondo letterario e culturale, che senz’altro merita un approfondimento e qualche appassionata riflessione…Come non citare per esempio Emil Cioran, con il suo estremo scetticismo filosofico pessimistico e relativista…
Intanto…
Sulla mia proverbiale sedia a dondolo, quando la notte incombe preannunciando finalmente la sosta serale dalle fatiche diurne, sorseggio serenamente un piccolo calice di Tuica, leggendo “Lucifero”, il più importante poema di Mihai Eminescu, pubblicato nel 1883, nel periodo che possiamo definire del tardo romanticismo. Il Poema ha un inizio simile ad una favola narrando di una storia d’amore tra una stella celeste, Lucifero, parte del mondo cosmico, e la sua amata, la figlia dell’Imperatore, parte del mondo terrestre…
“C’era una volta come nelle fiabe,
Mai fu una volta come quella,
Da grande stirpe imperiale,
Una ragazza troppo bella”
(a cura di Alexandra Pelin, Biblioteca del Vascello, Torino, Robin Edizioni, 2023)
La prugna distillata intanto scorre inesorabilmente…





