La rivoluzione del Rye whiskey

La rivoluzione del Rye whiskey

Dal diario di viaggio di Claudio Riva, whisky e dintorni


“Ciò che è stato sarà
e ciò che si è fatto si rifarà;
non c’è niente di nuovo sotto il sole.”
Bibbia, Ecclesiaste 1:9

Bellissimo articolo su Whisky Magazine, si parla della rivoluzione del rye whiskey americano. È stato sicuramente il primo significativo whiskey prodotto in America. Il whiskey prodotto nella distilleria di George Washington. Era il drink bevuto dai cowboy. Era l’ingrediente prescelto nei cocktail che sono diventati i grandi classici, magari poi sostituito dal bourbon. Oggi ritorna.

In pochi anni dalle 100.000 casse annue si è arrivati nel 2018 a superare la barriera del milione di casse. È necessario tornare a prima del proibizionismo per trovare così tanto interesse nel rye, il tutto è accaduto in modo così rapido da aver trovato impreparate le grandi aziende e questo ha lasciato spazio alle distillerie artigianali. Sono felice che la Sonoma Distilling Company sia stata citata come esempio di questo successo, al punto che Adam Spiegel si è guadagnato la copertina del magazine.

L’anno scorso durante la mia visita ad Adam e alla distilleria Sonoma e ancor di più quest’anno nel Nord-Ovest ho potuto respirare (e assaggiare!) il risveglio del rye whiskey. Il prodotto artigianale è una tale esplosione di aromi da doverlo posizionare in una categoria diversa rispetto a quel poco di rye “industriale” assaggiato in precedenza. Ok le tonnellate di toffee e di spezia, ma la prima volta che metti al naso su un rye artigianale scatena emozioni uniche.

Whisky Club Italia #hipstertour19




Veloci appunti e qualche fotografia, importati da Facebook

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